Pur con le sue differenziazioni, il caldo e la siccità che hanno colpito l’Europa trovano nell’agricoltura uno dei comparti che ha sofferto di più, come raccontato a più riprese da WineNews. Un’ulteriore conferma arriva con l’ultima pubblicazione del “Jrc Mars Bulletin” della Commissione Europea sul monitoraggio delle culture in Europa. E che parla, riguardo alle previsioni di resa dell’Ue per tutte le colture estive, che sono state drasticamente ridotte, di un -14% al di sotto della media quinquennale. L’Italia è tra i Paesi con le conseguenze più ampie con un calo del -15% sempre nel confronto con la media quinquennale.
In Italia, tra il 1 luglio e il 15 agosto, le colture estive, si legge nel report, hanno subito uno stress termico eccezionale: in circa 2 giorni su 3 le temperature massime hanno superato i 35 gradi centigradi. Le temperature molto elevate e le condizioni meteorologiche piuttosto secche, con precipitazioni, da luglio, inferiori di quasi il 50% della media a lungo termine nel Nord-Ovest, hanno causato un’evapotraspirazione estrema, riducendo drasticamente l’umidità del suolo e la disponibilità di acqua per l’irrigazione. Le colture estive, che fino alla fine di luglio si erano sviluppate in modo ottimale, hanno, quindi, iniziato a risentire sia dello stress termico che di quello idrico durante le fasi di fioritura e di riempimento della granella. In particolare, le varietà a fioritura tardiva hanno subito un forte stress termico, compromettendo le previsioni di resa, già limitate dalla scarsa disponibilità di acqua irrigua; nel complesso, si legge, si prevede un calo della produzione per tutte le colture estive. E, quindi, che le previsioni di resa - fatta eccezione per il girasole, attestatosi al 6% al di sotto della media quinquennale - sono state riviste al ribasso, allineandosi ai livelli del 2003 e del 2022, ovvero circa il 15% al di sotto della media quinquennale.
Un problema, però, che non è solo italiano. E questo perché il caldo persistente e l’eccezionale carenza idrica hanno colpito l’Europa occidentale e la maggior parte di quella centrale, riducendo la fertilità e l’accumulo di biomassa, compromettendo il riempimento della granella e accelerando la senescenza. Gli impatti, spiega ancora il report, vanno da riduzioni moderate delle rese a perdite ingenti, con il rischio di mancato raccolto nelle regioni più colpite. Anche la produttività dei prati e la disponibilità di pascoli sono diminuiti sensibilmente, destando preoccupazione per l’approvvigionamento di foraggio. Sebbene le condizioni delle colture estive rimangano più favorevoli in alcune aree dell’Europa settentrionale e orientale, le previsioni di resa dell’Ue per tutte le colture estive sono state considerevolmente ridotte, scendendo fino al 14% al di sotto della media quinquennale. Con la raccolta ormai in gran parte conclusa, le prospettive di resa per la maggior parte dei cereali vernini sono, invece, state confermate su livelli vicini alla media quinquennale per l’intera Ue. Le condizioni più fresche e piovose previste su gran parte dell’Europa occidentale e centrale potrebbero offrire un certo sollievo, sebbene troppo tardi per compensare le perdite già subite.
Tra i Paesi e le rispettive zone con gravi ripercussioni, a causa di stress termico e deficit idrico, vengono citati Francia, Germania meridionale, Italia settentrionale e centrale, Austria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e Romania occidentale: le elevate temperature, associate a precipitazioni insufficienti, hanno inciso pesantemente sulle colture estive, in particolare durante le fasi di fioritura e di formazione della granella. Tra gli effetti ci sono una ridotta fertilità e un minore accumulo di biomassa, un riempimento della granella insoddisfacente e una senescenza precoce. La scarsa disponibilità di acqua per l’irrigazione e le limitazioni al suo utilizzo hanno ulteriormente aggravato lo stress delle colture in diverse regioni. Le ripercussioni riscontrate in Francia occidentale, Italia settentrionale e centrale, Germania Sud-occidentale, Repubblica Ceca meridionale, Slovacchia, Ungheria e Romania occidentale, che erano già state segnalate nel bollettino di luglio, si sono nel frattempo intensificate. Le rese, viene spiegato, subiranno una significativa riduzione e, a livello locale, “è probabile che si verifichino fallimenti colturali”.
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