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ATTUALITÀ

Giovani e demografia, il valore del “fatto bene”, aree interne: l’agricoltura al “Meeting di Rimini”

I messaggi di istituzioni ed organizzazioni di categoria a confronto sul futuro di un settore fondamentale che affronta sfide profonde e cruciali

Sono stati tanti i temi al centro del dibattito al “Meeting di Rimini” n. 47, conclusosi, ieri, alla Fiera di Rimini, l’evento della Fondazione “Meeting per l’amicizia fra i popoli”, che, ogni anno, raduna importanti nomi della politica, della cultura e della scienza per approfondire vari argomenti, compresi quelli legati al mondo dell’agricoltura (come già raccontato da WineNews, nei giorni scorsi). Tra quelli trattati, tutti legati all’attualità e con uno sguardo al futuro, c’è stato anche quello sul lavoro giovanile, nell’incontro “Talenti in cerca di futuro. Lavoro, giovani e demografia”, in collaborazione con Compagnia delle Opere con gli interventi di Maria Anghileri, presidente Giovani Imprenditori Confindustria, Stefano Barrese, responsabile Divisione Banca dei Territori Intesa Sanpaolo, Anna Maria Bernini, Ministro dell’Università e della Ricerca, ed Ettore Prandini, presidente Coldiretti. Un tema, quello del lavoro giovanile, che interessa anche il comparto agricolo, storicamente alla ricerca di nuovi rinforzi, ma che deve fare i conti con il calo demografico.
Il presidente Coldiretti, Ettore Prandini, ha invitato a superare l’immagine dell’agricoltura come comparto antico e marginale. E questo perché la filiera agroalimentare muove 707 miliardi di euro di fatturato annuo e coinvolge 4 milioni di occupati, con esportazioni ancora in crescita. Per attrarre i giovani è stato evidenziato che occorre mostrare le opportunità offerte dai mercati internazionali, dalla qualità italiana, dalla conoscenza delle lingue e dall’innovazione. Nei prossimi anni droni, satelliti, dati e sistemi di tracciabilità trasformeranno il lavoro nei campi: i trattamenti potranno essere circoscritti alle aree che ne hanno bisogno e le informazioni raccolte potranno accompagnare il prodotto, attraverso un codice Qr, dalla coltivazione alla trasformazione e alla vendita. Tutto ciò richiederà nuove figure professionali, capaci di pilotare gli strumenti e interpretarne i dati. “Un Paese non si può privare della ricerca, senza ricerca non si cresce”, ha affermato Prandini, indicando università e istituti tecnici come parti complementari della formazione. Per l’agricoltura saranno necessarie oltre 5.000 nuove professionalità. Il presidente Coldiretti ha poi legato il lavoro allo spopolamento delle aree interne e, quindi, al fatto che la permanenza di agricoltura, artigianato, commercio e industria garantisce prossimità economica e presidio sociale, ma richiede infrastrutture. La banda larga copre oggi, è stato riferito, il 44,5% delle aree rurali, contro una media europea del 66%. Coldiretti sta lavorando con operatori nazionali per portare la banda ultralarga in tutte le aree rurali nei prossimi 5 anni, creando condizioni per digitalizzare le attività e collegarle ai mercati. Ma investire sui giovani significa anche consentire loro di acquistare una casa e formare una famiglia: senza un’inversione demografica, ha avvertito Prandini, vengono messi a rischio l’equilibrio previdenziale, la sanità pubblica e la tenuta sociale del Paese.
Il Ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, ha posto al centro la ricerca innovativa e l’integrazione tra saperi.
Gli 11 miliardi di euro del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza destinati alla ricerca sono stati orientati, ha spiegato, verso 5 centri nazionali dedicati a calcolo ad alte prestazioni, grandi dati e tecnologie quantistiche, agricoltura tecnologica, mobilità sostenibile, terapie geniche e farmaci a Rna, biodiversità. Nel caso dell’agricoltura, droni, satelliti, supercalcolatori, genomica e metrologia quantistica possono rendere strumenti avanzati accessibili anche alle realtà più piccole. Anche se “non esiste capitale tecnologico che non sia supportato da capitale umano”, perché algoritmi capaci di rispondere rapidamente richiedono, infatti, intelligenze e sensibilità umane che sappiano formulare le domande e interpretare i risultati per il bene comune.
A Rimini c’è stato spazio anche per alcune delle eccellenze del made in Italy agroalimentare con “Fatto bene, tutti i giorni”, sempre in collaborazione con Compagnia delle Opere, che ha messo al centro “il fare bene ogni giorno che significa lavorare con cura: non un gesto eccezionale, ma una disciplina capace di trasformare la passione in qualità, appartenenza e responsabilità verso la comunità”. Sono intervenuti Francesco Lollobrigida, Ministro dell’Agricoltura, Denis Amadori, ad Gruppo Amadori, Stefano Berni, dg Consorzio Grana Padano, Maurizio Fugatti, presidente Provincia Autonoma di Trento, Maurizio Gardini, presidente Confcooperative e Conserve Italia, e Cristina Scocchia, ad Illycaffè. Il Ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, ha collegato il lavoro ben fatto alla responsabilità di indicare una direzione. “Governare - ha affermato - significa tracciare una rotta, non sostituirsi alle imprese o ai cittadini”, sottolineando come il compito della politica è creare condizioni per ricchezza, lavoro e sviluppo in considerazione del fatto che il made in Italy non è soltanto un’indicazione geografica, ma un patrimonio di qualità, bellezza e cura del dettaglio nato dall’incontro di culture diverse.
Tra i temi di grande attualità affrontati al “Meeting di Rimini”, anche quello delle aree interne con il convegno “L’Italia delle aree interne: declino o sviluppo?” a cui hanno partecipato il presidente Confagricoltura Massimiliano Giansanti, il vicepresidente esecutivo per la Coesione e le Riforme della Commissione Ue Raffaele Fitto, l’ad Invitalia Bernardo Mattarella e il presidente della Fondazione per la Sussidiarietà Giorgio Vittadini. “In tutte le aree interne del Paese si possono costruire distretti agricoli e industriali se ci sono infrastrutture e se ragioniamo da imprenditori in un mondo globale e non campanilistico”, ha sottolineato il presidente Confagricoltura Massimiliano Giansanti, che ha affermato anche come “oggi parlare di aree interne in Italia non vuol dire parlare solo del picco della montagna, bensì di ogni provincia d’Italia. Zone che stanno subendo spopolamento, ma che in alcune aree ospitano distretti agricoli o industriali di successo che eccellono in uno scenario internazionale. Esempi che ci dimostrano che si può fare impresa in questi territori se vengono riviste le priorità e ci sono gli strumenti, a partire dalle infrastrutture logistiche e digitali. La rete è fondamentale per accedere ai mercati globali, così come per lavorare anche in agricoltura con mezzi al passo coi tempi. L’80% della superficie italiana è soggetta a smottamenti a causa di fenomeni metereologici estremi. Gli agricoltori fanno un grande lavoro per mantenere in sicurezza questi territori. In tal senso, risorse europee come il fondo di coesione e il fondo per la competitività sono vitali, insieme alla Pac che deve rimanere una politica economica. Torniamo a investire nei territori”.

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