Siccità sempre più frequenti, incendi boschivi devastanti ed una crescente pressione sulle risorse naturali stanno modificando profondamente il rapporto tra società, ambiente ed economia. La siccità colpisce in modo continuativo l’11% delle colture dipendenti dalle piogge e il 14% dei pascoli. Ma l’eccesso d’acqua si rivela ugualmente distruttivo, provocando ristagni idrici che ogni anno danneggiano circa il 10% della superficie agricola complessiva. È questo il quadro delineato dall’Ocse attraverso il rapporto “Global Drought Outlook”, in occasione della World Water Week, che analizza gli effetti del cambiamento climatico sulla disponibilità idrica e sulle strategie necessarie per rafforzare la resilienza dei Paesi, e invita le nazioni ad anticipare queste criticità per evitare perdite economiche e produttive ingenti. La crisi climatica sta aumentando il rischio di periodi di carenza idrica estrema, con conseguenze che coinvolgono non soltanto l’agricoltura e gli ecosistemi, ma anche la produzione energetica, i trasporti fluviali, le attività industriali e la stabilità economica delle comunità.
La riduzione delle rese agricole, la pressione sulle reti idriche e il deterioramento dei paesaggi sono fenomeni destinati a crescere se non verranno adottate nuove politiche di adattamento. Il rapporto dell’Ocse evidenzia come sia necessario passare da una gestione emergenziale della siccità a un approccio strutturale, capace di affrontare un futuro caratterizzato da una maggiore frequenza di eventi estremi. Oggi i campi di tutto il mondo devono fare i conti con un clima imprevedibile, segnato da alternanze repentine di siccità, inondazioni, ristagni idrici e un progressivo deterioramento della qualità della risorsa. Le infrastrutture concepite in epoche climaticamente più stabili faticano a reggere l’impatto di precipitazioni ormai irregolari.
Il nodo cruciale non è solo nella disponibilità dei dati ma nella capacità di far giungere le informazioni a chi lavora la terra in tempo utile. Tra il 2013 e il 2023, nei Paesi Ocse il prelievo idrico agricolo è cresciuto mediamente dello 0,32% all’anno. Sebbene la produzione sia aumentata a un ritmo più sostenuto (+0,83%), produrre di più proporzionalmente con meno acqua non equivale a una riduzione della pressione complessiva che rimane in costante aumento.
Le storie nazionali mostrano dinamiche differenti. In Colombia, pur assorbendo tra il 54% e il 60% delle risorse idriche, l’agricoltura conta su un'irrigazione canalizzata solo per il 6% dei terreni, esponendo la maggioranza delle colture alle intemperie. In Egitto, dove la domanda supera le risorse disponibili e il settore agricolo assorbe il 76% del totale idrico, ingenti investimenti hanno quasi raddoppiato l’efficienza dell’uso dell’acqua dal 2000. Tuttavia, l’efficienza da sola non basta se i risparmi vengono vanificati dall'espansione dei campi o da colture più idroesigenti, confermando che per gestire la scarsità servono politiche mirate al controllo della domanda.
La World Water Week 2026 (in corso in questi giorni a Stoccolma), è un summit nato nel 1991 che raggruppa decisori ed esperti per parlare delle più grandi sfide mondiali legate all’acqua, con argomenti che vanno dalla sicurezza alimentare e salute all’agricoltura, dalla tecnologia alla biodiversità, sullo scenario della crescente crisi climatica. Il tema di quest’anno “Bridging Borders” interviene sulla necessità di lavorare mediante una rete sovranazionale che sostenga un futuro di pace, confermando la risorsa idrica quale importante elemento di equità e di sostenibilità ambientale.
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