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L’“ORO BIANCO”

La Premier Giorgia Meloni: “per noi italiani è sempre la qualità a fare la differenza”

Lo ha detto, nei giorni scorsi, a “Risò”, a Vercelli, nel confronto sul futuro del riso europeo. Il Ministro Lollobrigida: “l’Italia è leader in Ue”
AGRICOLTURA, FAO, FRANCESCO LOLLOBRIGIDA, GIORGIA MELONI, MADE IN ITALY, MINISTRO DELL'AGRICOLTURA, PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, RISO, UE, VERCELLI, Non Solo Vino
La Premier Meloni, tra Cavour e le Mondine

Con il 56% delle superfici coltivate e il 53% della produzione comunitaria, l’Italia è il primo produttori di riso d’Europa. La campagna 2025-2026 ha registrato una produzione di 1,36 milioni di tonnellate (+1,1% sul 2024/2025), grazie a 3.600 aziende agricole e 90 riserie, mentre l’export supera gli 800 milioni di euro annui con un saldo commerciale positivo di 550 milioni di euro, e riguarda prevalentemente riso semilavorato e lavorato destinato ai principali mercati europei, in particolare Francia, Germania e Regno Unito. Quest’anno la raccolta del riso italiano - che si distingue per standard qualitativi tra i più elevati al mondo, garantiti da rigorosi disciplinari produttivi e controlli lungo tutta la filiera - è iniziata in anticipo, tra fine agosto e inizio settembre, con superfici intorno ai 233.500 ettari, ma si stima un pesante calo della produzione a causa di siccità, caldo e maltempo, con una perdita media che può arrivare fino al 25% della produzione nazionale, con punte del 70-80% - aggravata dall’aumento dei costi di produzione per le tensioni internazionali - nelle realtà più colpite delle aree non irrigue, in particolare nella Baraggia vercellese. Le province di Pavia, Vercelli e Novara rappresentano, infatti, l’83% della superficie coltivata e l’84% della produzione nazionale, ed il Belpaese conta tre Indicazioni Geografiche: il Riso di Baraggia Biellese e Vercellese Dop, il Riso Nano Vialone Veronese Igp e il Riso del Delta del Po Igp. È la fotografia che, nei giorni scorsi, ha accompagnato “Risò”, il Festival Internazionale del Riso a Vercelli, che, in quanto confronto sul futuro del riso europeo con Eu-Rice - l’alleanza che riunisce i principali Paesi produttori europei per promuovere una strategia comune a sostegno del comparto e rafforzare la tutela della risicoltura europea nelle istituzioni internazionali e extraterritoriali (Italia, Portogallo, Spagna, Francia, Grecia, Bulgaria, Romania e Ungheria) - ha visto la presenza del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, del Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, del dg e vice dg Fao Qu Dongyu e Maurizio Martina - “candidato dell’Italia a succedere come diretto Fao, banalmente perché crediamo che l’Italia, come pochi altri, possa rivendicare di avere qualcosa da dire sul tema di come assicurare buon cibo a tutti i popoli del mondo”, ha detto Meloni - accanto ad oltre 30 ambasciatori provenienti da tutto il mondo, e non solo. Un settore che, nella fase attuale, sta vivendo una forte pressione economica, complici politiche commerciali europee non più adeguate all’attuale situazione, l’aumento dei costi di produzione e gli effetti del cambiamento climatico.
“Il riso è una eccellenza assoluta del nostro agroalimentare, un ingrediente iconico della nostra cucina, che è in genere uno dei prodotti italiani più apprezzati al mondo”, ha sottolineato la Premier Giorgia Meloni - accolta, tra gli altri, dalla presidente dell’Ente Nazionale Risi Natalia Bobba, dal presidente Regione Piemonte Alberto Cirio e dal sindaco di Vercelli Roberto Scheda, ma anche alla presenza di Matteo Zoppa, presidente Ice - parlando di “oro bianco” e ricordando, che in territori come Lombardia e Piemonte, il riso non è mai stato semplicemente un prodotto, “ma è identità, è lavoro, è cultura è natura, rispetto del territorio, è storia”. E, ha sottolineato, “pensiamo che questo prodotto abbia ancora tantissimo da dire” e “oggi chiaramente la filiera risicola è uno dei fiori all’occhiello del Made in Italy”. Per questo “siamo convinti che questo patrimonio debba essere promosso, tutelato, difeso dalla concorrenza sleale di Nazioni che non rispettano i nostri stessi standard, lavorativi, ambientali e sociali. Sono battaglie che facciamo dall’inizio di questo Governo, che abbiamo condotto e continuiamo a condurre con forza, che abbiamo ribadito su ogni tavolo, sul quale continuiamo a cercare aggregazioni che possano portarci ad avere sempre di più adesione, maggioranze e che ci consentano sempre di più di modificare quello che in Europa va modificato. E il tema degli accordi di libero scambio, il tema che veniva posto dal Presidente Cirio anche dell’accordo con i Paesi del Sud-Est asiatico, risponde a questa necessità. Il tema dell’uso dei fitofarmaci che vengono banditi nell’Unione Europea e poi sono consentiti in altre parti del mondo e noi accettiamo che poi entrino nel nostro mercato prodotti che utilizzano magari fitofarmaci che noi abbiamo vietato ai nostri produttori. Allora la regola base, che è una regola di banale buonsenso: non si possono fare accordi di libero scambio con Nazioni che non rispettano i tuoi stessi standard. Delle due, l’una: o abbassi il tuo standard, che non è quello che noi vogliamo fare in Italia, proprio perché competiamo sulla qualità del prodotto, oppure devi difendere quello standard, perché noi non competiamo sulla quantità. Noi competiamo sulla qualità e abbiamo il dovere di difendere quella qualità”. Perché, ha ribadito Meloni, “esattamente come sempre in Europa continuiamo a combattere la battaglia di garantire risorse adeguate al settore dell’agricoltura. Voi sapete che rispetto al prossimo bilancio europeo, era stata fatta inizialmente alla Commissione Europea una proposta che tagliava i fondi alla Pac. Abbiamo ripristinato con una battaglia italiana quei fondi. Perché? Non perché non riteniamo che l’Europa, come oggi si discute, debba investire in competitività, ma perché pensiamo che non sarebbe intelligente considerare l’agricoltura alternativa alla competitività, proprio perché l’Europa e l’Italia competono soprattutto in agricoltura”. E, quindi, “dobbiamo proteggere quello che abbiamo fatto bene e passare a fare meglio su quello che invece ancora manca. E poi, con la stessa determinazione, dobbiamo continuare a combattere la battaglia più difficile, che è quella contro i miliardi di euro di prodotti che vengono venduti nel mondo e spacciati come se fossero italiani, ma italiani non sono. Perché l’Italian sounding, anche qui, non è concorrenza, è un furto ai danni dei nostri produttori. E poi, alla fine, per noi italiani, come dicevo, è sempre la qualità a fare la differenza. Per questo abbiamo scelto orgogliosamente di rimettere l’agricoltura al centro delle Politiche Nazionali perché l’agricoltura è identità, è produzione, è futuro ed è qualità. E la qualità è il nostro, come dicevo, terreno di gioco”. E, ha concluso la Premier, “difendere questo patrimonio per noi significa difendere l’essenza, l’esistenza e il futuro stesso della nostra Nazione, della sua gente e del suo territorio. Ed è qualcosa che si può fare solamente insieme: con la capacità visionaria dei nostri imprenditori, con la dedizione dei nostri lavoratori e con un Governo e uno Stato che non devono fare altro che non evitare di disturbare chi vuole produrre ricchezza e difendere l’eccellenza di questa Nazione”.
“Il riso italiano è un prodotto eccezionale, apprezzato in tutto il mondo, anche in quelle Nazioni dove il riso è alla base della loro dieta. Questo ovviamente ci riempie di orgoglio e deve ricordarci che investendo in qualità si possono ottenere ottimi risultati. L’Italia è prima in Europa per produzione di riso - ha ricordato il Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida - ne produce più della metà, e ha voluto fortemente questo festival non solo per celebrare questo cereale, ma per ravvivare la consapevolezza degli Stati produttori che è necessario difendere la coltura del riso. La presenza di Giorgia Meloni e del direttore generale della Fao Qu Dongyu sono la dimostrazione dell’attenzione che stiamo dando a questa coltura e ai risicoltori. Come Governo abbiamo agito su tre linee di azione. Abbiamo aiutato la produzione, abbiamo investito oltre 17 miliardi di euro in agricoltura. Abbiamo lavorato per proteggere il nostro riso da quello straniero che arriva sul mercato a basso costo ottenendo più controlli ai punti di ingresso in Europa: non accettiamo che entri riso prodotto con l’uso di sostanze vietate da noi. E poi lavoriamo sulla promozione, dobbiamo far conoscere il nostro riso forti del made in Italy, che per tutto il resto del mondo non vuol dire solo fatto in Italia, ma bello, buono e da comprare”.
A partire dal 2021, l’attività dell’Icqrf nel comparto risicolo si è concentrata in particolare sul contrasto alle frodi nella produzione di riso biologico italiano, attraverso controlli mirati sugli operatori a maggiore rischio. Con l’Accordo di collaborazione 2023-2028 tra Icqrf ed Ente Nazionale Risi, l’attività di controllo si è ulteriormente strutturata, con particolare attenzione alle caratteristiche merceologiche dei prodotti, al riso biologico, alle importazioni extra Ue e alla ricerca di residui di sostanze non autorizzate. I numeri testimoniano l’intensità dell’attività di vigilanza: nel biennio 2024-2025 sono stati effettuati 1.201 controlli, di cui 682 ispettivi e 519 analitici, coinvolgendo 567 operatori e 853 prodotti. Sono stati inoltre prelevati 448 campioni. Nel 2026 l’attività è stata ulteriormente rafforzata con uno specifico programma sviluppato insieme all’Ente Nazionale Risi, che prevede il prelievo di circa 170 campioni, con particolare attenzione ai risi biologici e ai prodotti importati dai Paesi extra Ue, anche attraverso il coordinamento con le autorità doganali e portuali. Complessivamente, l’obiettivo per il 2026 è di circa 450 controlli. Al 31 luglio risultano già effettuati 170 controlli su 118 operatori.
Ampliando lo sguardo all’Europa, che produce 1,61 milioni di tonnellate di riso (-16% sulla media degli ultimi 5 anni), e ne importa 1,57 milioni (+33% negli ultimi 5 anni, secondo i fati Areté - The Agri-food Int), e come ha spiegato lo stesso Ministero, il 60% dell’import di riso totale nell’Ue avviene a dazio zero, a seguito di accordi in favore dei Paesi Meno Avanzati (Pma), in particolare Cambogia e Myanmar. “L’Europa lo fa per favorirne lo sviluppo economico senza, però, tenere in considerazione che in queste nazioni si usano sostanze vietate in Italia e in Europa e si sfrutta la manodopera impiegando nel lavoro anche i bambini. Il prezzo di questi prodotti è ovviamente più basso rispetto a quelli italiani ed europei, ma non è dovuto alla maggior competitività delle loro imprese, ma al fatto che producono senza regole, non rispettando gli stessi standard ambientali, sanitari e sociali richiesti alle imprese agricole europee. Per questo l’Italia chiede all’Unione Europea più reciprocità negli scambi commerciali, standard equivalenti a quelli richiesti ai produttori europei e maggiori controlli”. Un tema posto dal Ministro Lollobrigida anche all’attenzione del Commissario Europeo per il Commercio Maroš Šefčovič lo scorso ottobre, alla sua prima visita in Italia.
Anche per Coldiretti servono scelte immediate e non più rinviabili: stop alle importazioni selvagge e reciprocità negli accordi commerciali, controlli serrati sull’origine del prodotto, sostegno al reddito delle imprese e contratti di filiera che garantiscano prezzi equi agli agricoltori. Coldiretti ribadisce, inoltre, la necessita di attivare il bando da 12 milioni di euro per destinare riso 100% italiano alle famiglie in difficoltà e di utilizzare senza esitazioni i nuovi strumenti di controllo come risonanza magnetica, mappa genomica e mappatura isotopica, per smascherare frodi e triangolazioni. E va fermato qualsiasi accordo, a partire da quello in discussione con la Thailandia, che aumenti ulteriormente l’ingresso in Europa di produzioni che non rispettano le stesse regole imposte ai nostri agricoltori. Nella campagna commerciale 2025-2026 gli arrivi di riso straniero sono aumentati del 19%, con 4 confezioni su 5 provenienti dall’Asia, contribuendo a far crollare di oltre il 50% i prezzi riconosciuti ai produttori italiani. Una pressione insostenibile proprio mentre, a pochi giorni dall’avvio della raccolta, nelle risaie italiane si prospetta un pesante calo della produzione per gli effetti del cambiamento climatico. Una situazione aggravata anche dall’aumento dei costi di produzione, sul quale pesano le tensioni internazionali e le ripercussioni della guerra in Iran sullo stretto di Hormuz. Un combinato disposto che rischia di mettere fuori mercato le imprese risicole italiane e contro il quale Coldiretti continuerà a mobilitarsi in Italia e in Europa.
Anche per Cia-Agricoltori Italiani, il 2026 si profila come una delle annate più difficili degli ultimi tempi per il comparto. In 5 anni i risicoltori hanno già affrontato due gravi crisi idriche, con la perdita di decine di migliaia di ettari. Alla crisi climatica si aggiunge quella dei costi: fertilizzanti fino all’80%, gasolio agricolo +45% e urea +38%. A rendere ancora più difficile la situazione sono i listini delle varietà indica, lunghe e da parboiled, scesi in molti casi sotto i costi di produzione. Per Cia occorrono, quindi, risposte immediate e una programmazione di lungo periodo, a partire dall’acqua: investimenti per potenziare gli invasi e nuovi bacini che garantiscano una disponibilità idrica sicura ed efficiente, ha detto il presidente Cristiano Fini, chiedendo, inoltre di accelerare su genetica, ricerca e innovazione, valorizzando le Tea-Tecniche di evoluzione assistita e investendo nelle buone pratiche agronomiche e in soluzioni fitosanitarie a minore impatto ambientale, ma in grado di assicurare efficacia produttiva. Sul piano commerciale, il riso deve essere riconosciuto come prodotto sensibile e non diventare merce di scambio nei negoziati internazionali. Il meccanismo automatico della clausola di salvaguardia previsto dal 2027 è un passo avanti, ma le soglie restano troppo elevate e ne rischiano di limitare l’efficacia. Per questo Cia-Agricoltori Italiani chiede di non prevedere nuove concessioni sul riso negli accordi di libero scambio. Per assicurare stabilità alle aziende, l’organizzazione punta sui contratti di filiera con l’industria, sul modello del grano duro-pasta, e su una campagna istituzionale per valorizzare il riso 100% italiano. Infine, la Confederazione ha ricordato che, su sua richiesta avanzata al Tavolo di filiera riso al Ministero, Agea ha erogato gli anticipi Pac anche per i premi accoppiati, assicurando liquidità ai risicoltori in una fase particolarmente difficile.
Anche il presidente Confagricoltura Massimiliano Giansanti ha ribadito come a livello Ue i controlli sulle importazioni dai Paesi terzi continuano a evidenziare criticità. Parallelamente, il mercato del riso Basmati (origine India e Pakistan) continua a mostrare dinamiche positive, con consumi in crescita e quotazioni remunerative. La proposta di Confagricoltura è di affiancare alle varietà tradizionali di riso un aromatico italiano (assimilabile al riso Basmati) rappresenta pertanto un’opportunità concreta per diversificare la produzione nazionale e intercettare le nuove tendenze del mercato. In Italia la superficie coltivata a riso aromatico è di 260 ettari, di cui oltre 160 ettari localizzati in Piemonte, confermando il ruolo di leadership della regione in questo segmento produttivo. Le prospettive di crescita sono concrete. Confagricoltura ha lanciato anche l’idea di costituire un Consorzio del Riso Aromatico Italiano, incassando i pareri favorevoli da parte di Ente Nazionale Risi, Regione Piemonte e Airi, l’industria risiera italiana.
Confcooperative Agroalimentare ha sostenuto, invece, l’attivazione di uno strumento di stabilizzazione economica, che l’Ue mette a disposizione e che potrebbe presto diventare operativo nella filiera del riso. Ismea ha illustrato, infatti, il funzionamento dell’Ist (acronimo di Income Stabilization Tool, ovvero Strumento di Stabilizzazione del Reddito), un meccanismo di gestione del rischio che in Italia viene attivato e monitorato dalla stessa Ismea con il Ministero dell’Agricoltura. A differenza delle classiche assicurazioni agricole, che pagano solo se avviene il sinistro, l’Ist copre direttamente la perdita del reddito (i cali devono essere superiori al 20% rispetto alla media triennale), proteggendo gli agricoltori sia dai disastri climatici e sanitari, sia dai crolli di mercato compresi quelli generati da instabilità politica, da crolli improvvisi del prezzo di vendita o da impennate dei costi delle materie prime. “Le tradizionali polizze agricole - ha spiegato il presidente Confocooperative Agroalimentare Raffaele Drei - tutelano le aziende esclusivamente dai danni atmosferici e dalle perdite quantitative in campo, mentre l’Ist Riso, che dovrà essere costruito su misura per le esigenze del comparto risicolo nazionale, potrebbe affermarsi accanto alle tradizionali polizze assicurative e agli strumenti già esistenti incluso Agricat, per riuscire a coprire il rischio di mercato a 360 gradi. Ente Risi ha già dato la disponibilità a fornire ad Ismea tutti i dati aggiornati, areale per areale. L’Ismea a sua svolta ha sviluppato i modelli econometrici e gli algoritmi matematici necessari per ricostruire e certificare il reddito reale delle aziende. Noi come sistema cooperativo siamo pronti a fare la nostra parte sostenendo l’attivazione di questo strumento anche nella cornice della futura programmazione comunitaria. L’Ist - ha concluso Drei - è uno strumento che si fonda su una logica mutualistica che è alla base del sistema cooperativo. Il fondo non si acquista, infatti, da compagnie assicurative, ma funziona tramite la creazione di Fondi di mutualità gestiti direttamente dagli agricoltori associati ed è qui che la cooperazione gioca un ruolo essenziale: gli agricoltori che scelgono di aderire versano una quota annuale per alimentare il fondo, alla quale si aggiunge la contribuzione pubblica che copre fino al 70% dei costi di costituzione e delle quote di adesione”.
Del resto, secondo un’analisi Ismea, con il 75% delle superfici risicole coperte da polizze assicurative, il riso si colloca al primo posto tra le colture vegetali seminative in Italia, distanziando nettamente la media nazionale, che si attesta intorno al 9%. Nel 2025 il valore assicurato del riso ha sfiorato i 740 milioni di euro, registrando un incremento dell’11,9% sul 2024. Il dato conferma il ruolo centrale delle polizze agevolate nella tutela delle produzioni risicole nazionali e si inserisce nella più ampia evoluzione del mercato assicurativo agricolo. La distribuzione territoriale delle coperture riflette quella delle superfici coltivate: il Nord Italia concentra il 99,7% dei valori assicurati, a conferma della forte concentrazione territoriale della risicoltura italiana. La composizione delle polizze evidenzia una prevalenza delle coperture contro le avversità di frequenza, in particolare grandine, vento forte ed eccesso di pioggia. Restano, invece, più limitate le coperture contro i rischi catastrofali, tra cui la siccità, che ha inciso in maniera significativa sulle produzioni nell’attuale campagna. Ismea ha evidenziato anche una minore volatilità dei costi assicurativi rispetto alla media delle colture vegetali. Elementi particolarmente rilevanti in una fase in cui le imprese agricole devono fronteggiare rischi climatici e produttivi sempre più frequenti e severi, come confermato anche dagli eventi che hanno caratterizzato l’estate 2026. “In un quadro caratterizzato da una crescente incertezza climatica e da una forte volatilità economica, la gestione del rischio cessa di essere un mero adempimento burocratico e si trasforma in un pilastro strategico della resilienza e della competitività delle imprese”, hanno ribadito il presidente ed il dg Ismea Livio Proietti e Sergio Marchi.
Il Festival, infine - occasione per celebrare il prodotto, ma anche per fare affari, con buyer provenienti da 20 Paesi e delegazioni da 25 Stati esteri - ha celebrato infine, importanti anniversari, a testimonianza di come il riso sia una delle colture storiche del Belpaese: i 160 anni del Canale Cavour, la grande infrastruttura irrigua che, dal 1866, ha contribuito in modo decisivo allo sviluppo agricolo, economico e sociale delle Terre d’Acqua; gli 80 anni del riso Arborio, una delle varietà più rappresentative della risicoltura italiana; e i 120 anni dalla conquista delle otto ore di lavoro delle Mondine.

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