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DA DOMANI ALL’11 OTTOBRE

Al via la vendemmia a Montmartre, nel vigneto urbano più famoso nel cuore di Parigi

A celebrarla, è la “Fête des Vendanges de Montmartre” con buon cibo e buon vino, cultura e musica nel quartiere e tra i filari del Clos Montmartre

Nata come un piccolo vigneto monastico nel XII secolo, la vigna di Montmartre è riuscita a resistere all’espansione della capitale francese. Grazie a una tutela avviata nel 1933, che ha impedito ogni edificazione su quel terreno, questa vigne urbana è sopravvissuta e oggi rappresenta uno dei pochi resti del paesaggio rurale di Parigi. Il Clos Montmartre, come si chiama oggi, è considerato la vigna urbana più famosa al mondo. Ospita oltre 1.700 ceppi, provenienti da più di 20 varietà di uva delle principali regioni viticole francesi. Ogni anno, i giardinieri della città di Parigi si prendono cura di questo minuscolo spazio verde sulla collina più celebre della Ville Lumière. E da questo piccolo angolo verde sulla celebre collina nascono vini che vengono commercializzati solo per la “Festa della Vendemmia” ed al Museo di Montmartre, dove è anche possibile degustare l’ultima annata prodotta. Ed è proprio attorno a questo patrimonio storico e culturale che, da domani all’11 ottobre, si celebra l’edizione n. 93 della “Fête des Vendanges de Montmartre”, uno degli appuntamenti più popolari del calendario parigino.
Quest’anno avrà come tema “Il n. 18 dà il ritmo”, un omaggio al XVIII Arrondissement della collina di Montmartre e del vigneto, ed al ruolo della musica come linguaggio universale capace di riflettere la ricchezza culturale del quartiere, che sarà animato da concerti, cori, balli, parate musicali e molto altro, accanto ai momenti simbolo della festa come il “Ban des Vendanges”, l’inizio ufficiale della vendemmia, il “Grand Défilé”, il “Parcours du Goût”, la tradizionale “Cerimonia delle non richieste di matrimonio” e il ballo conclusivo.
La storia del vigneto risale all’epoca in cui l’Abbazia di Montmartre e le sue monache coltivavano la vite per sostenere economicamente la comunità. Nel XVIII secolo sulla collina si contavano una ventina di vigneti, ma l’annessione di Montmartre a Parigi, alla fine dell’Ottocento, decretò la scomparsa della viticoltura locale. La rinascita arrivò grazie ai membri della “Commune Libre du Vieux Montmartre”, che nel 1933 decisero di reimpiantare le vigne, restituendo al quartiere il volto di quel villaggio bucolico alle porte della città di cui la viticoltura era stata parte integrante. Oggi il Clos Montmartre è la vigna in città più famosa al mondo e fa parte della Urban Vineyards Association (Uva), l’associazione che custodisce e valorizza il patrimonio rappresentato dalle vigne urbane sotto il profilo storico, culturale, paesaggistico e turistico. Secondo il “World Urban Vineyards Atlas”, nel mondo si contano 157 vigne urbane distribuite in 35 Paesi per oltre 600 ettari complessivi. L’Europa ne ospita 108 e l’Italia guida la classifica con 32 realtà presenti in 15 città, da Venezia, che ne conta 7, a Roma, Bolzano, Torino, Firenze, Milano, Napoli, Brescia, Catania, Bergamo e Palermo. Tra queste figurano realtà iconiche come la “Vigna Michelangelo” a due passi da Piazzale Michelangelo a Firenze, da dove si ammira la vista più bella sulla “culla” del Rinascimento, la “Vigna della Regina” a Torino (di cui si prende cura la cantina Balbiano), dal “Rooftop Reds” a New York alla “Vigna di Leonardo” a Milano (oggi del Gruppo del lusso Lvmh), dal “Clos des Canuts” a Lione a “San Francesco della Vigna” (dove è Santa Margherita a produrre vino) ed al progetto “Laguna nel Bicchiere (Le Vigne ritrovate)” a Venezia, da “Can Calopa de Dalt (L’Olivera)” a Barcellona a “Senarum Vinea” a Siena (con le Città del Vino), dal “Clos de la Vigne du Palais des Papes” ad Avignone alla “Vigna del Gallo-Diego Planeta” a Palermo (con il Consorzio Doc Sicilia), da “La Vigna Comunale” a Salonicco, all’Etna Urban Winery a Catania ed a “Cascina Moroni” a Bergamo.
Fedele alla propria storia, la “Festa della Vendemmia” di Montmartre promuove inclusione, convivialità e cultura, favorendo il dialogo tra residenti, artisti, associazioni e visitatori. L’edizione 2026 rafforzerà gli impegni verso la sostenibilità, con iniziative dedicate all’alimentazione responsabile, alla riduzione dei rifiuti, alla mobilità dolce e alla valorizzazione dei saperi locali. Attraverso cultura, gastronomia e vino, questa festa continua a far brillare uno dei luoghi più simbolici e identitari di Parigi.

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