Per gli italiani un buon piatto di pasta è molto di più un simbolo del made in Italy nel mondo: rappresenta un vero legame affettivo, in famiglia, con gli amici e con il Belpaese, tanto che una vita senza è inimmaginabile per la quasi totalità dei connazionali, perché vorrebbe dire impoverimento culturale e perdita del senso di appartenenza. Per 3 italiani su 4, infatti, unisce gusto ed emozione, mentre per 7 su 10 è pratica e conveniente, ovvero buona e appagante (41,5%) quanto dal buon rapporto qualità-prezzo (39,6%). Ma, soprattutto, per oltre 7 italiani su 10 un piatto di pasta assume un valore più profondo se consumato in famiglia: il pranzo della domenica è l’occasione più amata (54,4%), seguita dal ritorno a casa dopo un lungo viaggio (32,6%). Socialità e festa, intese come momenti con amici (40,6%), seguono a distanza casa e famiglia, ma con un peso rilevante (57%). Parola di uno ricerca AstraRicerche per il “World Pasta Day” 2026, l’evento voluto da Unione Italiana Food (Uif) e International Pasta Organisation (Ipo), che, il 25 ottobre di ogni anno, celebra l’ambasciatrice della cucina italiana in Italia e nel mondo (e che si svolgerà per la prima volta a Parma, capitale della Food Valley italiana, a CibusTec, dal 27 al 30 ottobre). Nonostante la complessa situazione geopolitica globale la pasta continua ad affermare la sua leadership: la produzione mondiale ha raggiunto i 17,3 milioni di tonnellate e l’Italia mantiene il primato di Paese produttore con 4,2 milioni di tonnellate prodotte nel 2025 (+0,8% sul 2024). I connazionali sono i più grandi consumatori con 23,1 chili annui pro-capite e il nostro Paese rappresenta il 48,3% del commercio mondiale di pasta, con oltre 2,4 milioni di tonnellate (+2,1%, e in crescita del 2,7% anche nel primo semestre 2026 sullo stesso periodo 2025) e 4 miliardi di euro di esportazioni, pari al 5,4% dell’intero export agroalimentare italiano. Nel quale, secondo un rapporto The European House - Ambrosetti (Teha Group), la filiera estesa della pasta ha raggiunto nel 2025 un fatturato di 13,5 miliardi di euro, generando 3 miliardi di euro di valore aggiunto.
La pasta “è la grande ambasciatrice della cucina italiana sulle tavole di tutto il mondo. Per questo ho voluto lanciare la “Giornata della Pasta Italiana nel Mondo” per celebrare e promuovere questa nostra straordinaria eccellenza con tante iniziative che verranno organizzate ogni anno da tutte le nostre Ambasciate e dai nostri Consolati - ha annunciato, ieri, il vicepresidente del Consiglio dei Ministri e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani - la pasta è una straordinaria forza economica e industriale, un motore di crescita e innovazione. Dietro ogni piatto di pasta ci sono agricoltori, imprese, lavoratori. Una filiera di eccellenza che parte dal grano duro dei nostri campi e porta nel mondo il meglio del made in Italy, insieme a prodotti straordinari come il pomodoro, l’olio extravergine e i nostri formaggi. La pasta italiana racconta al mondo chi siamo: un Paese che sa unire tradizione e innovazione, qualità e capacità imprenditoriale. Continueremo a sostenere chi ogni giorno porta questa eccellenza sulle tavole di tutto il mondo. L’Italia è leader mondiale nella produzione di pasta. E vogliamo continuare ad esserlo. Il sostegno alle imprese del nostro settore agroalimentare è una delle priorità della diplomazia della crescita che ho messo al centro del mio mandato per favorire l’export e l’internazionalizzazione dei nostri territori”.
Ma come se la immaginano gli italiani una vita senza pasta? Secondo Astraricerche - che lo ha chiesto ad un campione rappresentativo di italiani 18-70enni con 1.005 interviste online - l’ipotesi che la pasta sparisca da un giorno all’altro dagli scaffali e dai menù suscita una reazione negativa in quasi 9 italiani su 10. Prevale la sensazione che sia semplicemente impossibile (51,1%), seguita dal disorientamento per la perdita di un alimento centrale nella propria alimentazione (43,8%). Considerando fino a 3 risposte, a oltre 8 italiani su 10 (82,9%) mancherebbe almeno un aspetto legato al conforto e al piacere, come la gratificazione di mangiare qualcosa di buono (48,8%); la singola voce più citata è, però, il senso di appartenenza alla cultura e alla tradizione italiana (52,5%). Guardando alle generazioni, ai Baby Boomer mancherebbe soprattutto il piacere di mangiare qualcosa di buono (57%), mentre la GenZ rimpiangerebbe la perdita di un pasto completo a costo contenuto (55%). Il comfort legato al cibo è, invece, più sentito dai Millennial (31% contro il 19% dei Baby Boomer). Insomma, per gli italiani entra in gioco l’identità. Considerando fino a 3 risposte, il 93,5% la associa ad almeno un’immagine di impoverimento culturale, condivisa in modo pressoché identico da tutti i segmenti, a partire da una vita meno ricca dal punto di vista gastronomico e culturale (49,7%) e da una vita che rinuncia alle proprie tradizioni (44,3%). Quattro italiani su 10 (41,2%), più semplicemente, la definiscono meno italiana. Seguono, a distanza, la perdita sul piano pratico e del benessere (52,0%) e quella legata a piacere e socialità (51,2%).
Per questo, anche in futuro, la pasta resterà eccellenza accessibile, aperta al nuovo, ma saldamente ancorata alla tradizione, e prevale la fiducia: il 59,6% pensa che la pasta manterrà il suo valore emotivo e identitario anche per le prossime generazioni e solo il 5,5% prevede che lo perderà. Tra i cambiamenti che peseranno di più, 2 italiani su 3 (66,6%) guardano ai cambiamenti nei consumatori, a partire dall’evoluzione di gusti e stili alimentari (35,8%), mentre il cambiamento climatico è il singolo fattore più citato (38,0%). I fattori economici restano in secondo piano (38,8%), così come quelli geopolitici legati a dazi e guerre (32,9%). Tra i cambiamenti negli stili di vita che potrebbero in futuro condizionare il consumo secondo gli italiani ci sono principalmente quelli legati a salute e sostenibilità (54,2%), seguiti dall’apertura al nuovo (51,8%), intesa come contaminazione tra cucine diverse e ricerca di nuove ricette e abbinamenti. Il fattore tempo, tra pasti veloci e consumi fuori casa, segue con il 48,1%. Gli italiani chiedono alla pasta del futuro di mantenere principalmente due promesse: restare accessibile economicamente (70,4%) e simbolo dell’eccellenza alimentare italiana (70,1%). L’apertura a nuove esigenze alimentari (65,6%) è richiesta, ma senza rinunciare al legame con la tradizione.
Anche perché la pasta mette tutti d’accordo: l’85,2% degli italiani la ritiene un simbolo di eccellenza del made in Italy e l’82,5% un emblema dell’identità culturale italiana. I connazionali premiano a seguire la sua natura di alimento di qualità accessibile e versatile (79,3%), presente nella quotidianità di milioni di persone. Nello specifico, il prezzo accessibile, che la rende una risorsa preziosa per far fronte all’aumento dei costi, è la caratteristica più citata (43,4%), seguita dal fatto che piace a tutta la famiglia (41,6%). Nel complesso, oltre 1 italiano su 3 (36,3%), ha con la pasta un legame intenso, tra “devoti” (13,0%, in particolare Baby Boomer e uomini) e “molto legati” (23,3%), con solo il 3,2% che risulta “distaccato”. Sul tipo di legame prevale il registro pratico legato a comodità e convenienza (38,1%), seguito a breve distanza da quello emotivo (31,4%, soprattutto fra le giovani donne) e identitario (27,3%, un po’ più diffuso tra gli uomini).
Secondo i dati di Unione Italiana Food, anche nel 2025 l’Italia ha confermato il suo primato in tema di produzione, esportazione e consumo di pasta. Se per quanto riguarda la produzione, per l’Italia parliamo di circa 4,2 milioni di tonnellate, davanti a Turchia (2,04 milioni di tonnellate), Stati Uniti (2 milioni), Egitto (1,5 milioni), anche sul fronte consumi siamo al primo posto con 23,1 kg pro capite annui, davanti a Tunisia (18,8 kg), Ungheria (17,1), Germania (16,8) e Turchia e Austria (12,5). Ma è l’export che conferma un comparto fortemente orientato all’estero, con un valore delle vendite oltre confine che ormai eguaglia quello dei consumi nazionali. Parliamo di oltre 2.456.940 tonnellate (+2,1% sul 2024) per un valore complessivo pari a 3.969 milioni di euro. Della pasta esportata nel 2025, 1,3 milioni di tonnellate è destinato ai Paesi Ue (51,9% del totale, +4% sul 2024), a conferma della centralità dell’Europa per l’export italiano di pasta, mentre il restante 48,1% finisce in Paesi Terzi. Germania (466.422 tonnellate), Stati Uniti (315.018 tonnellate), Francia (292.341 tonnellate), Regno Unito (279.342 tonnellate), Spagna (69.325 tonnellate), Paesi Bassi (69.628 tonnellate) e Giappone (67.719 tonnellate) si confermano i Paesi più ricettivi. L’aumento dell’export registrato nel 2025 si conferma anche nel primo semestre del 2026, con una crescita a volume del +2,7% rispetto all’analogo periodo del 2025 (1.224.477 nel 2025 vs 1.257.234 nel 2026). L’industria pastaria italiana si conferma, quindi, un asset strategico dell’agroalimentare italiano nonostante uno scenario caratterizzato da pesanti dazi all’export in Usa, inflazione, conflitti, aumento dei costi delle materie prime e cambiamenti climatici che influenzano i raccolti del grano duro.
“Per gli italiani la pasta è una questione di appartenenza e di identità nazionale. E le ricerche presentate confermano la sua natura di preziosa alleata delle famiglie italiane, alle prese con l’aumento dei costi della vita - spiega Margherita Mastromauro, presidente dei Pastai Italiani di Unione Italiana Food - il comparto della pasta, centrale nella nostra economia interna, è chiamato a crescere e a innovare per competere anche sui mercati internazionali. Lo scenario è complesso e sono tante le sfide che siamo chiamati ad affrontare. In questa edizione n. 28 del “World Pasta Day” vogliamo ribadire il nostro impegno per il futuro della pasta italiana, in un “Manifesto” che sintetizza in 10 punti quali sono le nostre priorità, sulle quali rafforzare il dialogo e la collaborazione con governo, istituzioni, mondo agricolo e ricerca. Alle istituzioni chiediamo un dialogo strutturato e continuativo, che accompagni le imprese nelle trasformazioni in atto. Con il mondo agricolo vogliamo consolidare una collaborazione orientata alla qualità, alla valorizzazione del grano duro italiano e alla continuità produttiva, mentre la ricerca rappresenta un alleato fondamentale per sviluppare nuove soluzioni e anticipare le esigenze future”.
“La leadership italiana della pasta va ben oltre i risultati commerciali - commenta Paolo Barilla, presidente Unione Italiana Food - ma il contesto globale sta cambiando rapidamente e impone alle imprese di continuare a innovare e adattarsi a scenari sempre più complessi. La sfida è, quindi, preservare ciò che rende unica la pasta italiana, investendo al tempo stesso in ricerca, sostenibilità, tecnologie e nuove competenze. Il futuro della nostra leadership dipenderà dall’evoluzione dell’intero sistema, valorizzando le competenze costruite nel tempo e sviluppandone di nuove. Altrettanto importante è rafforzare l’integrazione tra i diversi attori della filiera, valorizzando le eccellenze produttive e sviluppando una visione industriale condivisa, capace di affrontare le sfide globali con maggiore solidità. La sfida dei prossimi anni sarà continuare a innovare senza perdere la nostra identità”.
Il rapporto strategico “Valore Pasta - Il contributo della filiera dell’industria della pasta per il Made in Italy”, realizzato da The European House - Ambrosetti (Teha Group) per i Pastai di Unione Italiana Food, ha evidenziato che la filiera estesa della pasta, che comprende la coltivazione del frumento duro, l’industria molitoria e la trasformazione della pasta, ha raggiunto nel 2025 un fatturato di 13,5 miliardi di euro, generando 3 miliardi di euro di valore aggiunto. Ma la pasta non ha un ruolo strutturale soltanto nel sistema economico del Paese, rappresenta, infatti, anche un potente catalizzatore di convivialità, considerando che oltre 8 connazionali su 10 (83,4%) non rinunciano alla socialità del consumo e a momenti dove la pasta svolge un ruolo chiave di aggregatore. Inoltre, il 68,6% dei giovani ha consumato pasta “fuori orario” nell’ultimo anno, soprattutto in occasioni legate alla socialità. Evidenze neuroscientifiche mostrano, infatti, che il consumo condiviso di pasta stimola emozioni positive e rafforza legami sociali e memorie condivise. Del resto, che gli italiani non siano disposti a rinunciare alla pasta e a ciò che rappresenta nella sfera sociale è testimoniato anche dalla crescita dei consumi di pasta, pane e cereali (+2,2%), a fronte dell’immobilismo che ha interessato i consumi alimentari delle famiglie italiane nell’ultimo decennio. Un dato più che positivo se paragonato ai significativi cali di consumo registrati in altre categorie come frutta (-6,3%), vegetali (-5,4%) e carne (-1,1%) Su una spesa media mensile familiare di 533 euro, pasta, pane e cereali rimangono, infatti, la seconda voce di spesa con una quota del 16% (83 euro), dietro solo a carne e salumi (22%).
Anche per questo, infine, per la “Giornata Mondiale della Pasta” parte la maratona social per celebrare la pasta nel mondo: usando l’hashtag ufficiale #WorldPastaDay e menzionando gli account social di WeLovePasta.it (Facebook/X/Instagrma), tutti in tutto il mondo sono invitati a festeggiare cucinando il loro piatto di pasta del cuore.
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