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DALLA GRECIA ALLA SICILIA

“A cena con gli Dei”: nella Valle dei Templi di Agrigento rivive la bellezza del Simposio greco

Da Amòrbites alla cassata, da Làganon all’arancina, i piatti dell’antica Grecia giunti fino a noi sono protagonisti di uno spettacolo enogastronomico

“Di fronte agli antichi e maestosi Templi Greci, sotto un estivo sole calante, d’improvviso appaiono strane figure, impalpabili come ombre bianche, reali come statue di marmo: sono i personaggi del Mito”. Inizia così “Le Stoai - Il Simposio degli Dei”, originale spettacolo teatrale ed enogastronomico che fa rivivere la bellezza del convito greco nell’eccezionale sfondo della Valle dei Templi di Agrigento, il Parco Archeologico più esteso del mondo (fino al 28 ottobre). E come il mito non ha tempo, e rappresenta un legame che unisce la Grecia e la Sicilia, così i protagonisti della cena-evento, tra musiche ancestrali e danze rituali e con lo chef Rosario Matina alla “regia del gusto”, sono quei piatti dell’antica Grecia che sono giunti fino a noi, attualizzandosi nella grande tradizione gastronomica siciliana, che dalla cucina greca tra origine e ne custodisce i sapori. Piatti, che rappresentano un’autentica “estasi” anche per il palato, da Làganon all’arancina, da Chytós al macco di fave siciliano, da Amòrbites alla cassata siciliana, dalle Sardinee alle sarde in agrodolce cucinate in foglie di vite, e “innafiati” dall’Ambrosia, il nettare degli Dei.
Si inizia dall’alimento principale delle nostre cene, quello che proprio non può mancare: il pane. Pane e cereali erano alla base dell’alimentazione dei Greci di Età Classica e ne esistevano di vari tipi per omaggiare Demetra, Dea delle messi e del raccolto. Le olive in salamoia costituivano uno stuzzicante abbinamento che preparava il palato al pasto. Ecco allora Sìtos, un pane friabile all’olio extravergine di oliva e rosmarino con olive verdi. Ma anche Àrtos, un pane croccante di grano antico con formaggio pecorino e salsiccia secca al finocchietto, condito con olio extravergine di oliva e origano rosso di Carcaci. Nelle feste, i riti e i banchetti, infatti, gli antichi greci amavano gustare cereali, formaggi e carni preparati in varie combinazioni. Immancabile era il condimento a base d’olio d’oliva e particolari erbe aromatiche. E parlando di pane non può mancare Boletìnos, soffice e caratteristico per la sua forma di fungo con sopra semi di papavero. Il Boletìnos era uno dei panetti più ambiti nei banchetti d’età classica. Una tradizione che ancora oggi continua nella panificazione artigianale siciliana, soprattutto nei panetti votivi.
Si entra nel vivo della cena-evento con i piatti forse più originali de “Il Simposio degli Dei”, come Làganon, una zuppa croccante di pasta e legumi. Nel periodo in cui fu fondata Akragas, l’antica Agrigento, si sviluppò, insieme a quella del pane, la preparazione di questo tipo di pasta di cui gli antichi greci erano molto ghiotti. In qualche modo il progenitore della odierna arancina. Altra zuppa, ma questa volta di pesce su crema di farro: è Ichthyìa. Il pesce era presente sulle tavole degli antichi greci soprattutto nei banchetti. In questo caso abbinato a cereali, olio d’oliva ed erbe aromatiche, per una deliziosa unione tra divinità di terra e mare. Si prosegue con le Sardinee, sarde in agrodolce cucinate in foglie di vite. Un tipo di cottura molto utilizzato dagli antichi greci, per esaltare la sapidità del pesce e infondere un particolare aroma. E poi un piatto unico: Chytós, macco di fave con gàron. Il tipico macco di fave siciliano è un retaggio della cucina greca, una purea squisita e vellutata resa ancor più irresistibile dal gàron, una salsa di pesce simile all’odierna pasta di acciughe. Un abbinamento che, oggi come allora, crea una soave armonia tra dolcezza terrena e sapidità marina.
Ma la cena dai sapori greco-siciliani non potrebbe concludersi senza un grande classico della pasticceria siciliana. Amòrbites è l’antenata della cassata. Una ricotta lavorata e dolcificata con miele, probabilmente servita con pezzi di morbida focaccia. Gli antichi greci amavano terminare il banchetto anche con la frutta e in particolare con l’uva in onore di Dioniso, Dio del vino che accompagnava tutto il simposio. Ecco allora Stafylí, chicchi d’uva fresca e melograno. E poi l’immancabile Ambrosia, il nettare degli Dei. Una bevanda misteriosa e inebriante, un elisir di lunga vita che faceva la sua comparsa nei banchetti dell’Olimpo e nelle invocazioni rituali. A base di vino, spezie e miele, si riteneva capace di rinnovare in ciascuno divino vigore e letizia.
Accurati studi su testi storici hanno permesso di recuperare alcune antiche ricette che lo chef Rosario Matina, da sempre appassionato alla storia delle tradizioni gastronomiche e culturali della Sicilia. La cena rappresenta la parte centrale della serata (due appuntamenti a settimana), durante la quale gli attori continuano la recitazione tra i commensali. Proprio dall’interazione spontanea tra i diversi interlocutori, nasce uno spettacolo nello spettacolo, una rappresentazione ogni volta unica.

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