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EMBARGO IN RUSSIA

A cinque anni e mezzo dall’embargo di Mosca, l’agroalimentare italiano ha perso 1,2 miliardi di euro

Parmigiano, Grana, San Daniele e Parma rimpiazzati dai falsi, il vino porta la crescita delle spedizioni al +5% nel 2019: lontani i numeri del 2014
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L’agroalimentare italiano ed i tarocchi in Russia

Le esportazioni agroalimentari made in Italy verso la Russia hanno perso 1,2 miliardi negli ultimi cinque anni e mezzo, a causa del blocco alle spedizioni che ha colpito una importante lista di prodotti: frutta e verdura, formaggi, carne e salumi, ma anche pesce, provenienti da Ue, Usa, Canada, Norvegia ed Australia. A dirlo è una analisi della Coldiretti, presentata alla fiera agroalimentare di Mosca Prodexpo 2020 - alla quale ha partecipato anche la Ministra delle Politiche Agricole Teresa Bellanova - sulla quale pesa l’embargo deciso dal presidente Vladimir Putin nell’agosto 2014, e più volte rinnovato come ritorsione alla decisione dell’Unione Europea di applicare sanzioni alla Russia per la guerra in Ucraina.
L’agroalimentare italiano - spiega la Coldiretti - è infatti l’unico settore colpito direttamente dall’embargo che ha portato al completo azzeramento delle esportazioni dei prodotti presenti nella lista nera, dal Parmigiano Reggiano al Grana Padano, dal prosciutto di Parma a quello San Daniele, ma anche frutta e verdura. Al danno diretto delle mancate esportazioni in Russia si aggiunge - continua la Coldiretti - la beffa della diffusione sul mercato russo di prodotti di imitazione che non hanno nulla a che fare con il made in Italy, realizzati in Russia - Parmesan, mozzarella, robiola - o nei Paesi non colpiti dall’embargo - come scamorza, mozzarella, provoletta, mascarpone e ricotta made in Bielorussia, ma anche salame Milano, Parmesan e Gorgonzola di produzione Svizzera e Parmesan o Reggianito di origine brasiliana o argentina - che sono protagonisti anche delle fiera agroalimentare di Mosca.
Il rischio - continua la Coldiretti - riguarda anche la ristorazione italiana in Russia che, dopo una rapida esplosione, rischia di essere frenata per la mancanza degli ingredienti principali. In alcuni casi i piatti sono spariti dai menu mentre, in altri, sono stati sostituiti da tarocchi locali o esteri, senza però che ci sia nella stragrande maggioranza dei ristoranti una chiara indicazione nei menu.
Un blocco dunque dannoso per l’Italia anche se - precisa la Coldiretti - va segnalato che negli ultimi anni si è verificato un recupero, e nel 2019 l’export agroalimentare italiano è cresciuto del 5% rispetto all’anno precedente grazie ai comparti non colpiti dall’embargo, come il vino, le paste alimentari, pomodori pelati e polpe, tabacchi e olio, a conferma della fame d’Italia dei cittadini russi. I valori - conclude la Coldiretti - rimangono comunque nettamente inferiori a quelli del 2013, l’ultimo anno prima dell’embargo, quando le esportazioni agroalimentari made in Italy avevano raggiunto i 705 milioni di euro.
“Si tratta di un costo insostenibile per l’Italia e l’Unione Europea ed è importante che si riprenda la via del dialogo”, afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini, sottolineando che “il settore agroalimentare è stato merce di scambio nelle trattative internazionali senza alcuna considerazione del pesante impatto che ciò comporta sul piano economico, occupazionale e ambientale. Un pericolo che - aggiunge Prandini - riguarda anche le recenti tensioni commerciali con gli Stati Uniti con il presidente Donald Trump che ha minacciato dazi su una lunga lista di esportazioni made in Italy, soprattutto vino e cibo, nell’ambito dello scontro sugli aiuti al settore aeronautico che coinvolge l’americana Boeing e l’europea Airbus”.

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