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IL RICORDO

Addio a Fernando Botero e alla sua grande passione per il vino “lunga 15.000 bottiglie”

Lo aveva detto, a WineNews, raccontando la sua vita dalla Colombia alla Toscana. “Il vino è buono per tutto: lavoro, salute e non fa ingrassare”

La sua passione per il vino era “lunga 15.000 bottiglie”, come aveva raccontato a WineNews, tante quante aveva calcolato di averne bevute in mezzo secolo, da quando, dopo aver lasciato la natìa Medellin, in Colombia, per venire a studiare in Europa, e in particolare in Toscana, a Firenze, accanto alla grande arte italiana, anche i vini italiani, lo avevano conquistato. Così tanto da acconsentire, una volta raggiunta la celebrità, che una delle sue opere, il “Ratto d’Europa”, diventasse un’etichetta d’autore (su un Brunello di Montalcino) per un vino da collezione a scopo benefico. Si è spento a 91 anni, nella sua casa nel Principato di Monaco, il pittore e scultore colombiano Fernando Botero, tra i più grandi artisti di tutti i tempi, universalmente conosciuto per le sue voluminose figure umane rappresentate nelle sue opere. Il presidente colombiano Gustavo Pedro lo ha definito “il pittore delle nostre tradizioni e dei nostri difetti, il pittore delle nostre virtù”. Niente di più vero: “bevo vino ogni giorno - italiano, ma anche francese, spagnolo, cileno - a pranzo e a cena, perché è buono per tutto, per lavorare, per la salute, e non fa ingrassare”.
Pittore, scultore e disegnatore, Fernando Botero era nato il 19 aprile 1932 a Medellín, secondo di tre figli, e dopo gli studi in Colombia, all’inizio degli anni Cinquanta aveva intrapreso con una borsa di studio un viaggio via mare verso l’Europa per familiarizzarsi con l’arte del Vecchio Continente, a Madrid, Parigi e Firenze. Quest’ultima città, e la Toscana, “con la quale io e mia moglie abbiamo un rapporto affettuosissimo e che amiamo molto”, come aveva raccontato a WineNews, segneranno la sua formazione culturale. Iscrittosi all’Accademia fiorentina di San Marco, ricevette una forte influenza dell’arte rinascimentale italiana, studiando soprattutto l’opera di Piero della Francesca, Paolo Uccello e Tiziano. Nel 1962, in un viaggio negli Stati Uniti, Botero raggiunse, per la prima volta, la fama internazionale, quando tenne la sua prima mostra al Milwaukee Art Center, nel Winsconsin. La sua vicinanza all’arte della Penisola lo spinse negli anni Settanta, dopo vari soggiorni in Versilia, ad aprire un atelier a Pietrasanta - un “luogo del cuore” per Botero e la sua famiglia, e di cui era anche cittadino onorario - dove nasceranno molte delle sue più importanti opere. La sua residenza è unica nella cittadina toscana, riconoscibile per la presenza sul tetto di un gallo in bronzo con le ali protese verso l’alba. Secondo alcuni studiosi Botero aveva lontane origini italiane.

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