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VINO IN LUTTO

Addio al filosofo Roger Scruton, il brillante polemista del manifesto “Bevo dunque sono”

Premio Masi nel 2016, il ricordo di WineNews e di Sandro Boscaini nelle sue parole: “il vino è la porta per la vita spirituale a portata di tutti”
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Il filosofo britannico Roger Vernon Scruton, Premio Masi nel 2016 e scomparso nel 2020

“Il vino italiano è strettamente connesso ai paesini, ai territori da cui proviene e a varietà particolari che rappresentano l’intensità di una vita “localizzata” e, quindi, ha un grande significato filosofico. Il rapporto tra soggettività ed oggettività è un binomio difficile da risolvere perché il gusto, naturalmente, è soggettivo ma se ne può discutere, e per il vino stabilirlo non è poi così importante come è in altri campi, come per esempio nell’architettura. Se viene costruito un edificio che non piace nel centro storico di una città, la gente si può anche arrabbiare per questo motivo. È in questi casi che bisogna stabilire quale è il criterio oggettivo di giudizio”. Così parlava, a WineNews, Sir Roger Vernon Scruton, “polemista” Senior Research Fellow al Blackfriars dell’Università di Oxford, che nel 2009 dedicò un saggio alla storia ed alle implicazioni filosofiche rappresentate dal vino nella civiltà occidentale, “Bevo dunque sono”, che gli valse il Premio Masi per la Civiltà del Vino n. 35, nel 2016. Lo vogliamo ricordare così, il giorno dopo la sua scomparsa, con le sue parole, sempre impattanti e brillanti, mai banali, anche quando si parlava di vino.
Era scettico sul concetto di “cultura del vino”, perché “credo che il vino faccia e debba fare parte della quotidianità. Quando si elabora troppo sul vino - spiegava il filosofo britannico - e quando si sottilizza sulle sue caratteristiche si distrugge il suo significato. In realtà il vino è la porta per la vita spirituale a portata di tutti. Certo, come di ogni buona cosa, anche nel caso del vino si può abusare, ma se ne comprende il significato quando si usa nel modo più appropriato”. Duro, invece, il giudizio sugli esperti di vino, compresi i Masters of Wine, istituzione britannica per eccellenza, che contano tra le proprie fila anche un nutrito numero di donne: “sono molto scettico sugli esperti del vino. Secondo me sono tutti degli imbroglioni e in particolare le donne: il movente di questa “frode” è il denaro. Quello che conta è se piace o non piace. Quando facevo il critico del vino per un giornale quotidiano di Londra, ero solito darlo da sorbire al mio cavallo e lui era il critico migliore!”.
Una diffidenza, che, probabilmente, nasce dal volersi prendere troppo sul serio, mentre l’arma giusta, per Scruton, è l’ironia, usata abbondantemente anche in “Bevo dunque sono”: “sono sempre ironico perché è soltanto con l’ironia che si può prendere distanza dalle cose. Rispetto la verità e prendendo distanza dalle cose riesco a distinguere il vero dal falso. L’ironia, però, non è compresa dai giovani, né ha spazio nel mondo dei digitale e dei social e, quindi, non è uno strumento utile per raggiungerli”. Tagliente anche il suo punto di vista sul vino come investimento: “questione complicata, il grande vantaggio dei vini di pregio è quello di far spendere un mucchio di soldi agli stupidi, in modo che noi comuni mortali possiamo acquistare e bere vini di seconda scelta a prezzi ragionevoli. È la prima volta in duemila anni che la Cina trova una giustificazione nell’investire denaro nel vino e così facendo forza verso l’alto i prezzi. Non credo che la Brexit faccia nessuna differenza a questo proposito”. Più interessante il parallelismo tra l’approccio al vino e all’amore, con il primo incontro con il vino raccontato così: “l’aroma di una grande vendemmia aleggia sopra il bicchiere e le labbra tremano per l’attesa, come sul punto di un bacio fatale. Quella tra l’approccio all’amore, al sesso e il vino è sicuramente una buona comparazione - raccontava l’accademico britannico - si perde la verginità e queste cose diventano meno magiche man mano che si invecchia”.
A ricordare Scruton, anche Sandro Boscaini, alla guida di Masi Agricola che, come ricordato, nel 2016 assegnò al filosofo britannico la categoria internazionale “Civiltà del Vino” con la motivazione: scuote da decenni il mondo intellettuale con le sue appassionate polemiche e, non senza provocazione, ha dedicato al vino il libro “Bevo dunque sono”, manifesto “eno-culturale” che ripercorre la storia e le implicazioni filosofiche di un patrimonio su cui si fonda la civiltà occidentale esaltandone il valore, sia materiale sia spirituale. “Ha apprezzato molto il Premio Masi che ha ritirato a Verona quattro anni fa - dice Boscaini - e ricordo alcuni passaggi significativi anche di forte attualità del suo discorso: “Vedo nel vino un modo per rompere il ghiaccio, per negoziare trattati, per superare la timidezza tra uomo e donna; tutte cose difficili da realizzarsi in assenza del nettare di bacco”…anche nei rapporti tra le genti : “noto che le Civiltà che non consumano vino di problemi ne hanno; il Medio Oriente ne è esempio: la cultura è seriamente influenzata dalla mancanza del vino, sono infatti meno spontanee le emozioni e c’è il maggior rischio che la violenza abbia il sopravvento”.

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