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GLOBALIZZAZIONE

Agricoltori pronti a coltivare 1 milione di ettari in più per garantire la sovranità alimentare

Secondo Coldiretti, il 51% degli italiani ha paura che il cibo finisca, a causa degli sconvolgimenti legati alla guerra
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Negli ultimi cinquant’anni è scomparso un campo agricolo su tre (ph. Pixabay)

Gli agricoltori italiani sono pronti a coltivare un milione di ettari in più per garantire la sovranità alimentare del Paese, ridurre la dipendenza dall’estero e rassicurare quel 51% di cittadini che ha paura che il cibo non arrivi più sulle tavole, a causa degli sconvolgimenti globali legati alla guerra: lo dichiara Ettore Prandini, presidente Coldiretti, nel Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione n. 20, anche oggi di scena a Roma, il piano elaborato da Coldiretti per aumentare la superficie agricola coltivata ed invertire una tendenza che, nel giro degli ultimi cinquant’anni, ha visto scomparire un campo agricolo su tre.
Un crollo della capacità produttiva che ha aumentato drasticamente gli arrivi di prodotti alimentari dall’estero, con un incremento del 30% nei primi otto mesi del 2022, secondo l’analisi Coldiretti su dati Istat. Il risultato è che oggi l’Italia è dipendente ed è costretta ad importare i tre quarti (73%) della soia, il 64% della carne di pecora, il 62% del grano tenero, il 53% della carne bovina, il 46% del mais, il 38% della carne di maiale e i salumi, il 36% dell’orzo, il 35% del grano duro per la pasta e il 34% dei semi di girasole, mentre per latte e formaggi ci si ferma al 16%, secondo l’analisi del Centro Studi Divulga.
“La pandemia prima e la guerra poi hanno dimostrato che la globalizzazione spinta ha fallito e servono rimedi immediati e un rilancio degli strumenti europei e nazionali che assicurino la sovranità alimentare come cardine strategico per la sicurezza - ha aggiunto Prandini - ma ciò sarà possibile solo attraverso interventi urgenti e scelte strutturali”. La spinta ad incrementare la produzione nazionale per garantire al Paese cibo di qualità, sostenibile e al giusto prezzo viene peraltro dagli stessi cittadini italiani, con l’88% che chiede di aumentare gli investimenti pubblici in agricoltura e con il 93% che vorrebbe fosse incrementata la produzione nazionale di prodotti agricoli. Il primo passo nella strada del recupero della capacità produttiva è - ha precisato Prandini - lavorare sulle infrastrutture e in particolare sul sistema degli invasi artificiali, con la realizzazione di oltre 220 invasi (laghetti artificiali) che darà la possibilità di rendere irrigui quasi 500.000 ettari. I laghetti consentirebbero peraltro di produrre energia da fonti rinnovabili, sia attraverso la realizzazione di 350 impianti fotovoltaici galleggianti, sia attraverso il processo di produzione idroelettrico. In totale 7 milioni di megawattora all’anno. Per recuperare terre fertili è poi necessario promuovere processi innovativi di affidamento e gestione dei campi abbandonati o in fase di abbandono per altri 500.000 ettari. Un piano combinato che porterebbe un incremento del valore aggiunto agricolo per 3 miliardi di euro, con la creazione di 200.000 nuovi occupati in agricoltura, secondo le previsioni Coldiretti.
Per ridurre la dipendenza energetica e alimentare dall’estero l’Italia non può fare a meno del Pnrr, dove serve il massimo impegno di tutti per non rischiare di perdere quella che è un’occasione irripetibile. Pensiamo all’importanza dei contratti di filiera ma serve anche - ha spiegato il presidente Coldiretti - investire sulla digitalizzazione, con lo sviluppo di applicazioni di agricoltura di precisione, dall’ottimizzazione produttiva e qualitativa alla riduzione dei costi aziendali, dalla riduzione al minimo dell’impatto ambientale con sementi, fertilizzanti, agrofarmaci fino al taglio dell’uso di acqua e del consumo di carburanti. In tale ottica è importante anche accelerare sul riconoscimento del ruolo delle nuove tecniche di evoluzione assistita (Nbt) per investire sulla genetica green, capace di tutelare l’ambiente, proteggere le produzioni agricole con meno pesticidi e difendere il patrimonio di biodiversità.
“Cruciale il nodo del lavoro, che è determinante - ha sostenuto Prandini - per far crescere le campagne, con la semplificazione intrapresa con l’arrivo dei buoni lavoro, sui quali siamo pronti al confronto con le istituzioni e i sindacati per individuare le formule più adeguate che garantiscano flessibilità senza destrutturare il mercato del lavoro. Occorre infine agire sui ritardi strutturali della logistica e sbloccare tutte le infrastrutture che migliorerebbero i collegamenti tra Sud e Nord del Paese, ma anche con il resto del mondo, superando il gap che ci separa dagli altri Paesi. Un passo fondamentale per una ulteriore crescita delle esportazioni, necessaria a soddisfare una “fame” di italianità nel mondo che troppo spesso è oggi “coperta” dal fenomeno dell’italian sounding, i prodotti tricolori taroccati il cui valore - ha concluso il presidente Coldiretti - ha raggiunto la cifra astronomica di 120 miliardi di euro”.

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