02-Planeta_manchette_175x100
Consorzio Collio 2025 (175x100)
LA RIFLESSIONE

“Agricoltura e vino hanno il dovere della responsabilità sociale di impresa, per cambiare il mondo”

Il dialogo tra il fondatore Slow Food, Carlo Petrini, ed il Cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente Cei, alla Slow Wine Fair a BolognaFiere
AGRICOLTURA, BOLOGNAFIERE, CARDINALE MATTEO MARIA ZUPPI, CARLO PETRINI, CEI, GIOVANI, RESPONSABILITÀ SOCIALE DI IMPRESA, SLOW FOOD, SLOW WINE FAIR, Italia
Carlo Petrini, fondatore Slow Food, ed il Cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente Cei

L’agricoltura in generale, e il vino, che ne è punta di diamante, in particolare, devono assumersi il dovere della responsabilità sociale di impresa. Insieme ai co-produttori, ovvero a chi acquista i prodotti delle cantine e delle aziende, che devono premiare chi prima della logica del profitto segue quella del “giusto”, chi prima della competizione guarda alla cooperazione, chi al bene proprio affianca il bene di comunità e di relazione, chi nei braccianti non vede “braccia”, ma persone. Elementi fondamentali per accogliere e guidare con gioia, e non con senso di sacrificio, questa nuova fase storica, quella della transizione ecologica, che viene dopo tre secoli di rivoluzione industriale, e in cui, come diceva Papa Francesco, “di meno è di più”, perché liberarsi dal consumismo sfrenato vuol dire essere liberi e tornare a riempire la vita di un senso che, tutti, ma soprattutto i giovani, sembrano aver smarrito. Ecco i messaggi lanciati soprattutto ai giovani, ed ai giovani produttori di vino in particolare, alla Slow Wine Fair da due personalità di alto profilo, come il fondatore di Slow Food e dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, Carlo Petrini, e il Cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Cei - Conferenza Episcopale Italiana, che, a BolognaFiere, hanno dialogato in un incontro moderato da Giancarlo Gariglio, al vertice di Slow Wine, e Mario Marazziti della Comunità di Sant’Egidio, a cui il mondo del vino contribuisce con il progetto “Wine for Life”.
“È importante in questo momento, e in questo settore, parlare della produzione biologica - ha esordito Petrini - e parlare ai giovani della produzione biologica significa far sì che questa nuova generazione di produttori assuma fino in fondo delle responsabilità che un tempo non erano condivise da tutto il settore. La produzione, negli ultimi 50 anni che io ho avuto modo di vivere, ha conosciuto il momento in cui il vino era un alimento, poi è diventato elemento di gratifica dei produttori, e la punta di diamante del sistema alimentare, portando come contributo una conoscenza ed una dimensione culturale molto diversa dalle altre componenti alimentari. Siamo entrati in una nuova fase storica: la “transizione ecologica”. Veniamo dalla rivoluzione industriale, durata tre secoli, che ha portato livelli di benessere, educazione, salute e innovazione che sembravano inimmaginabili. E che si basava su una certezza che si è dimostrata sbagliata, ovvero che le risorse del pianeta fossero infinite: acqua, terreni fertili, biodiversità. Si è continuato a produrre, ad incentivare la produzione. In realtà, anche grazie all’impennata demografica del pianeta - ha detto Petrini - la finitezza delle risorse è diventata tangibile, al punto tale che si ragiona sul fatto che se non si cambiano abitudini e sistemi, l’umanità potrebbe scomparire. L’Homo Sapiens, non la terra. Nasce dunque l’esigenza di vivere una nuova fase storica, dove attraverso una “conversione ecologica” delle persone, si arriva ad una transizione. Questo ha i suoi tempi, può darsi che duri qualche decennio o qualche secolo. Ma chiederà a noi tutti, individui, collettivi, associazioni, nazioni, a tutti, di cambiare comportamenti, metodi di pensiero. L’umanità sta prendendo coscienza che così come stiamo facendo oggi non si va avanti, ma anche la consapevolezza che il principale responsabile è il sistema alimentare. Abbiamo livelli di spreco incredibili, produciamo cibo per 12 miliardi di persone, siamo 8,4, il 30% del cibo si butta, 1,5 miliardi di tonnellate di cibo edibile ogni anno. E tutto questo nel momento in cui la Fao ci dice che ci sono 300 milioni di persone sotto alimentate, e 20 milioni che fanno la fame e muoiono, e sono soprattutto bambini. Questo grida vendetta. E poi, dobbiamo capire che parlare sempre di crescita, senza governare il limite, ci mette in una situazione di non ritorno. Se noi centriamo tutto sul profitto, questo non basta a cambiare la fase storica: dobbiamo unire al profitto i beni comuni e di relazione, senza questi due pilastri non si disegna una società diversa. E ai giovani dico: questo sistema del cibo e del vino deve diventare socialmente responsabile, non è più possibile concentrare il senso del vino solo sull’aspetto organolettico. Se non si mette all’interno di questo sistema, che qui oggi a Slow Wine Fair si racconta, una componente di responsabilità sociale, anche questo è destinato a scomparire. Io vengo da una terra, le Langhe - ha ricordato Petrini - che ha nel vino una risorsa incredibile. Qui alcuni giorni si vedono furgoni che si fermano davanti ai migranti e li scelgono, “tu sì, tu no”. Nei giorni scorsi visitando una vigna ho visto un migrante nordafricano che nella pausa del pranzo dormiva sdraiato per terra. E lavorava la vigna di un produttore che assume tramite le cooperative, ma abita a 300 metri. Ma i nostri vecchi quando avevano qualcuno che li aiutava a lavorare nei campi, non lo facevano dormire per terra, lo accoglieva in casa. Dove è finita questa umanità? È possibile che ci sia ancora un atteggiamento per cui quello che dobbiamo riconoscere a queste persone non è garantito? Io mi ricordo, quando ero giovane, i cartelli “non si affitta ai meridionali”. Oggi è uguale - racconta Petrini - ma la narrazione che va di moda è proprio quella che questa gente è gente che “invade” l’Italia. Ma noi ne abbiamo bisogno, e allo stesso tempo dobbiamo aiutarla, queste gente, essergli grati. In tutta Italia c’è un disastro, non solo in agricoltura, mancano i camerieri, gli italiani non vogliono più fare neanche quello. Bisogna cambiare la mentalità.
Papa Benedetto XVI appena eletto si presentò come “un semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore”. Ma “la vigna del Signore” della Bibbia aveva un presupposto: il Signore pagava tutti ugualmente. Oggi, invece, le vigne dei signori sono piene di gente disperata, umiliata, che non ha i soldi per la dignità, che se non c’è la Caritas non sa dove dormire. Dico ai giovani: sia chiaro che o la produzione del vino diventerà virtuosa in modo da riconoscere a tutti pari diritti, e a questa umanità di essere fino in fondo nostri fratelli, o altrimenti non c’è storia, nessuna storia, storia da scrivere, per il futuro, se non superiamo l’esclusivo concetto di profitto, e non ci apriamo al bene comune e di relazione”.
“Oggi stiamo rimettendo in discussione diritti e sistemi - ha detto il Cardinale Zuppi - che sembrerebbero acquisiti, ma non lo sono. È il “tempo della forza” che li sminuisce, i diritti, si dice che ce ne sono troppi, che la logica della produzione e del mercato è quella che guida le scelte. Ma il “buono pulito e giusto” di Slow Food in realtà è l’unico modo per sopravvivere, non è una cosa per “poche persone per bene”, è l’unico modo per andare avanti. Il “tempo della forza”, è pericoloso, serve consapevolezza. È il problema dei “vignaioli omicidi” - dice Zuppi, riferendosi alla parabola che racconta di vignaioli che picchiano e uccidono i servi inviati dal padrone della vigna per riscuotere il raccolto, fino ad ammazzare anche il figlio del padrone stesso per impossessarsi dell’eredità - quello del possedere, e possedere porta ad una logica distruttiva. Io spero che la nuova generazione sia consapevole della finitezza delle risorse, ma temo la crescita delle disuguaglianze. Carlo Petrini parlava di Homo Sapiens. A volte sul fatto che sia Sapiens vengono dubbi. Alla finitezza delle risorse si risponde spesso con l’idolatria del “prima io, di più a me”. Ma, come diceva ancora una volta Papa Francesco, “di meno è di più”, non è sacrificio: è l’unico modo per sopravvivere. Ed è libertà, perché ci si libera dall’idea del consumismo, che porta allo spreco e alla perdita di umanità. E come si resta umani? Scegliere “il buono, pulito e giusto”, e soprattutto il giusto, è una buona strada, l’unica. È l’unico modo in cui si guadagna tutti, solo così ci può essere futuro. La solidarietà non è un lusso, è l’unico modo sostenibile di vivere. Il senso della vita, per chi crede si trova anche nella religione, ma per tutti c’è quando costruiamo la comunità”.
“Ai giovani dico: vivete con gioia questo momento storico - ha ribadito Carlo Petrini - perché le scelte che siamo chiamati a fare sono scelte di liberazione. Passare da consumismo a condivisione, da competizione a cooperazione, non è un passaggio di sofferenza, ma di libertà. Se passa il concetto che fino ad oggi si è goduto e ora si tira la cinghia, se passa il “magone”, non si conquista nessuno. Quando Papa Francesco mi invitò ad andare a parlare al Sinodo Panamazzonico, gli dissi che sono agnostico. Lui mi rispose che sono un “agnostico pio”, perché provo “pietas per la natura”. E io dico che la “Laudato Si’” di Papa Francesco è il documento più importante di questo secolo: non è un documento ecologista, è un documento sociale. Io non voglio il “Barolo del caporalato”, non basta ai produttori dire “ma io ho pagato la cooperativa per assumere, non sapevo”. Io che non sono consumatore, ma co-produttore, con le mie scelte, non compro il tuo Barolo a 50 euro alla bottiglia. Essere co-produttori è un atteggiamento forte che ci rende attivi. Ma nessuno capisce la portata rivoluzionaria della “Laudato Si’” se non introietta la “Fratelli Tutti”, con cui Papa Francesco ci dà lo strumento per cambiare. La fraternità, che è anche uno dei tre pilastri della rivoluzione francese. Libertà ed eguaglianza li abbiamo sempre considerati, ma senza fraternità non c’è niente. Accettiamo con gioia questa fase: non è un discorso moralista, ma, di metodo, si passa dalla competizione alla collaborazione. Voi giovani fatelo, vivetelo con orgoglio e datene testimonianza: noi dobbiamo accompagnarvi essendo co-produttori. Ragazzi, se oggi siete una minoranza, domani farete girare voi il mondo, anche quello del vino: le vecchie logiche non troveranno più accoglienza”.

Copyright © 2000/2026


Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit


Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2026