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TENSIONI INTERNAZIONALI

All’Onu torna la minaccia dell’etichetta a semaforo e delle tasse per il made in Italy alimentare

In pericolo 41 miliardi di euro di export, anche la Francia tra i firmatari della risoluzione. Il Senato chiede l’impegno del Governo
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Coldiretti: "sventato attacco la made in Italy"

Il pericolo per il made in Italy agroalimentare viene da lontano, dal palazzo delle Nazioni Unite, dove la minaccia dell’introduzione delle etichette a semaforo e di nuove tasse sui i prodotti agroalimentari ad alto contenuto di grassi, zuccheri e sale, che pareva sventata solo un paio di mesi fa, torna ad incombere sul settore. Le stesse identiche misure stralciate dal buon senso e non incluse nel documento finale dell’Oms, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, per la riduzione delle malattie non trasmissibili entro il 2030, sono infatti ricomparse sotto forma di risoluzione alla seconda commissione dell’Assemblea generale Onu, nell’iniziativa Global Health & Foreign Policy, firmata da Francia, Brasile, Norvegia, Indonesia, Sudafrica, Thailandia e Senegal. Il voto finale è atteso per il 13 dicembre, il Senato si è già espresso in proposito, sottolineando la necessità di una forte azione diplomatica per “ difendere, con la massima determinazione, il settore agroalimentare italiano in tutte le sedi politiche e diplomatiche internazionali”.
Ciò che più preoccupa è la locuzione “è urgente che gli Stati membri approvino”: così, si legge nella mozione del Senato, “tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite sarebbero sollecitati ad applicare tasse, etichette dissuasive all’acquisto, come per le sigarette, e restrizioni alla pubblicità e al marketing su gran parte dei prodotti alimentari tipici del Made in Italy, i quali verrebbero classificati come nocivi per la salute”. Difficile, a questo punto, scongiurare il voto, che appare incerto ed indecifrabile, anche perché, è bene ricordarlo, al Palazzo di Vetro di New York ogni Stato membro esprime un voto. Le trattative andranno avanti ancora per qualche ora, ma la paura, per un comparto che ha chiuso il 2017 a quota 41 miliardi di euro di volume d’affari all’estero, è tanta, così come l’irritazione nei confronti della Francia, unico Paese Ue a muoversi n questo senso, senza alcun confronto con gli altri membri dell’Unione.

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