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“RIVOLUZIONE BIO” 2026

Bio italiano da record nel 2025: 6,9 miliardi di euro di valore (+6,2%), consumi in rialzo ovunque

I numeri by Nomisma a Sana Food a BolognaFiere: mercato domestico a 5,5 miliardi di euro (+4,9% la Gdo), fuori casa a 1,35 miliardi di euro (+1,6%)

Un mercato in crescita che ha raggiunto i 6,9 miliardi di euro (+6,2%), con trend positivi per tutte le categorie, da quello domestico per un valore di 5,5 miliardi di euro (+4,9% la Gdo sul 2024) al fuori casa che vale il 20% (+1,6% sul 2024 per 1,35 miliardi di euro di valore complessivo), con segnali positivi anche per la Grande distribuzione organizzata che sull’anno precedente fa +4,9%, salendo tanto nei discount (+6,8%) che in iper e supermercati (+4,3%) fino all’e-commerce (+5,9%), con la distribuzione moderna che si consolida come il primo canale di acquisto del biologico (64%). Dati quelli del “Mercato italiano del bio”, presentati da Nomisma, oggi a BolognaFiere, a “Rivoluzione Bio” 2026 a Sana Food e Slow Wine Fair, frutto dell’Osservatorio Sana 2026, che ci dicono che il biologico non è certamente più un fenomeno di nicchia, ma una categoria in crescita, spinta da valori quali salute, benessere e sostenibilità, che mostra ancora potenzialità significative, ma anche difficoltà da superare.
Basti pensare che i due terzi dei consumi è concentrato sul 20% delle famiglie. Tutto questo al netto di una lieve crescita, nel 2025, dell’inflazione alimentare passata al +2,9% contro l’1,5% dell’indice generale, aspetto da considerare alla luce del fatto che un italiano su tre intende diminuire la spesa per i consumi fuori casa nei prossimi 12-18 mesi e uno su due cerca offerte e menù a prezzo fisso per gestire meglio il budget senza rinunciare ad uscire di casa. Promozione, low-cost e marca del distributore, sono tutti indicatori in crescita nel sentiment dei consumatori a differenza della scelta verso brand noti e marchi industriali. Una crescita, quella del bio, che ben si sposa alle intenzioni di acquisto nel 2026 per il consumo domestico, con gli italiani che puntano a portare a tavola cibo salutare (61%), semplice, autentico (54%) e tradizionale (46%), anche se per l’anno in corso si prevede una crescita della spesa alimentare per consumo domestico (+20%) superiore alla diminuzione (-11%), a differenza del fuori casa che a fronte di un +12% di maggiorazione sconta una previsione del -30% di chi decide di tagliare gli acquisti.
Nel 2025 il consumo domestico di prodotti bio ha inciso, per quanto riguarda la distribuzione moderna, al 64% (+6,1% sul 2024) per un valore di 3,5 miliardi di euro. I negozi specializzati bio coprono il 20% del totale delle vendite nei consumi domestici (1,1 miliardi di euro, +7,5%) ed hanno un peso, come canale, del 20%. Il bio nella distribuzione moderna, anno 2025, è cresciuto del +4,9% in valore sul 2024 (l’alimentare segna +2,9%), in volume a +3,6% (alimentare a +0,8%), e il peso delle promozioni nelle vendite bio è stato del 15,6% (-1%). Eppure solo il 25% dei distributori ha incrementato (di almeno il 2%), gli assortimenti di bio per cogliere le opportunità di crescita.
La domanda, tra le famiglie bio acquirenti consapevoli, è passata dal 53% nel 2014 al 93% nel 2025 e il numero di famiglie che hanno acquistato food & beverage bio almeno una volta nell’ultimo anno è passato da 13 milioni (2012) a 24 milioni (2025). I vegetariani e le persone aderenti agli stili di vita orientati al salutismo, ma anche laureati e con un’istruzione elevata, Millennials e giovanissimi, sono tra i principali utenti della categoria.
Per quanto riguarda il valore delle vendite, le 15 categorie top (1,1 miliardi di euro di valore) nella distribuzione moderna, rappresentano il 47% delle vendite bio totali nel 2025, e le top 5% sommano addirittura il 27% del totale, guidate dalle uova di gallina (212,8 milioni di euro), gallette (125,6 milioni di euro), sostitutivi del latte Uht (119,2 milioni di euro), confetture e spalmabili a base di frutta (118 milioni di euro) e olio extravergine di oliva (70,5 milioni di euro). Il vino non rientra nella top 15. Nella distribuzione moderna, il peso del biologico sul totale alimentare è del 2,8%, comunque stabile (+0,1%) a dimostrazione dei grandi margini di crescita in prospettiva. Il 79,9% delle gallette acquistate sono biologiche, il 40,3% per le banane e il 38,4% per i semi.
Lo studio si è anche concentrato sulla domanda nel fuori casa nel 2025: solo il 3% ha dichiarato di consumare “sempre” (3-4 volte alla settimana) pasti o bevande bio in ristoranti, trattorie, bar e mense; il 14% una volta a settimana, il 18% per una-due volte al mese, il 35% occasionalmente (più raramente), il 23% non lo ha fatto mai e il 7% non lo farà nemmeno nei prossimi dodici mesi. Inoltre, il 35% dei consumatori chiede più prodotti bio nelle mense ospedaliere, il 33% nelle mense aziendali, il 30% nelle mense scolastiche, il 24% nei bar e il 14% nei ristoranti dove, però, c’è un 24% che trova tutti i prodotti bio che desidera. La differenza tra soddisfatti e non soddisfatti è del -28% nei bar, del -3% nei ristoranti con la “maglia nera” che va alle mense ospedaliere (-43%). Alla domanda se il locale propone piatti a base di ingredienti biologici, vini o altre bevande con certificazioni, bio, l’86% indica la presenza di ingredienti bio, l’85% di vini bio e il 67% di altro. Il bio è visto come espressione di una scelta etica e di sostenibilità (46%), nonché di una proposta coerente con le esigenze di benessere e salute del consumatore (40%). Tra le motivazioni che spingono a introdurre prodotti biologici c’è anche la sinergia tra i diversi attori della filiera: alcuni ristoratori (38%) propongono prodotti bio proprio perché attivati dai produttori locali. Una conoscenza approfondita del biologico, dai valori della certificazione alle sue distintività rispetto al convenzionale, rappresenta un fattore decisivo per rafforzarne la presenza nel canale fuori casa. Oggi, però, il 75% degli operatori non dispone di informazioni sufficienti sul metodo produttivo e sui suoi effetti su ambiente, salute e benessere animale: un gap che limita il pieno potenziale del bio e che evidenzia la necessità di maggiore formazione e comunicazione. Riguardo agli ostacoli per un maggior successo nei prodotti bio nella ristorazione, il 64% si riferisce ad un costo di acquisto elevato, il 24% sostiene che i clienti apprezzano di più altre caratteristiche nelle materie prime/prodotti.
Tra le quattro direttrici di crescita per il bio emerse dallo studio, le due per il mercato domestico sostengono di ampliare la quota di famiglie frequent user e di incrementare gli assortimenti, con maggiore ampiezza e profondità nelle categorie emergenti. Per il fuori casa, invece, si guarda ad una sperimentazione di nuovi prodotti e ingredienti, ma anche a nuovi utilizzi, favorendo la diffusione del consumo oltre le categorie “abituali” di utilizzo. Inoltre, si potrebbe sfruttare di più il trasferimento della conoscenza valoriale del prodotto al consumatore, attraverso la “mediazione” del ristoratore, il cui ruolo di touchpoint culturale deve a sua volta essere rafforzato. Interrogati sui trend dei prossimi anni, ristoratori e baristi concordano nel rilevare una crescente attenzione dei clienti verso la qualità degli ingredienti, la trasparenza sulle loro caratteristiche e l’impatto ambientale dei prodotti consumati. Il biologico rappresenta, quindi, una risposta naturale e coerente: il 26% degli operatori prevede, infatti, un incremento del valore degli acquisti di materie prime bio nei prossimi 2-3 anni, segno di una crescente fiducia nel suo potenziale. Parallelamente, il 28% si aspetta un minor numero di occasioni di consumo fuori casa come strategia delle famiglie per contenere la spesa, rendendo ogni uscita più selettiva e orientata verso locali esperienziali e proposte di qualità.
“Proprio qui il biologico trova la sua piena coerenza - commenta Silvia Zucconi, New Market Intelligence Director Nomisma - le sue caratteristiche si allineano perfettamente alle nuove aspettative dei consumatori, che nel fuori casa cercano esperienze autentiche e di valore, basate su piatti semplici e poco elaborati, ma capaci di soddisfare la crescente domanda di alternative adatte a diete specifiche o a stili di vita più healthy e leggere”.
Il valore del biologico negli interventi che si sono sommati a “Rivoluzione Bio”, si deduce anche dai programmi Pnrr dei contratti di filiera: 88 in tutto per 1,76 miliardi di euro, il bio ne somma 28 attirando 458,17 milioni di euro (4 per il comparto vitivinicolo a 60,4 milioni di euro su un totale, per il settore enoico, di 12 programmi che hanno ottenuto agevolazioni per 245,9 milioni di euro). I biodistretti, invece, sono 56 in tutto distribuiti su 12 regioni italiane: il 46% sono nel Centro Italia.

Focus - Il mercato del bio, tra presente e futuro secondo le voci del settore
I quasi 7 miliardi di euro che ha fatto registrare il bio italiano, dato da record, con crescita tanto per il mercato domestico che nel fuori casa, hanno generato reazioni del sentiment, ovviamente positivo, delle voci del settore, eppure non mancano spunti di riflessione per affrontare difficoltà (principalmente legate alla burocrazia, ma non solo) e idee per rendere più concreto un potenziale non del tutto manifestato.
Per Matteo Zoppas, presidente Ice (Italian Trade & Investment Agency-Ita), “la collaborazione tra Ice, “Rivoluzione Bio” e Sana Food è rivolta a promuovere una componente qualificata del nostro agroalimentare: il biologico, infatti, rappresenta una scelta di valore che i mercati internazionali stanno riconoscendo. L’export di prodotti biologici italiani ha raggiunto nel 2024 i 3,9 miliardi di euro, con una crescita del 7% sull’anno precedente e un incremento straordinario del 174% sul 2014. Il binomio “Bio - Made in Italy” offre la possibilità di farsi percepire nei mercati chiave, per citarne alcuni, Germania, Francia, Stati Uniti, come sinonimo di qualità certificata, affidabilità e autenticità. È un capitale reputazionale costruito in anni di lavoro e che dobbiamo continuare a proteggere e valorizzare. Numeri che si rispecchiano nella crescita dell’intero comparto agroalimentare italiano che ha toccato nel 2025 il record storico di 72,4 miliardi di euro di esportazioni, con una crescita del 4,9% sull’anno precedente. Un risultato frutto di una strategia condivisa tra istituzioni, imprese e filiere che vede il biologico come una componente dinamica della nostra offerta agroalimentare all’estero. In questo contesto, l’Ice, insieme al Sistema Paese ed in raccordo con il Governo e i produttori, costituisce l’infrastruttura per lo sviluppo e la promozione del made in Italy nel mondo per imprese e imprenditori. Per questa edizione di Sana Food abbiamo portato a Bologna una delegazione di circa 150 operatori internazionali provenienti da 31 Paesi, dall’Europa del Nord agli Stati Uniti, dalla Cina al Medio Oriente. Il lavoro di Ice, insieme a quello di tutto il Sistema Paese, s’inquadra nelle politiche del Governo espresse con la “diplomazia della crescita” promossa dal Ministro degli Esteri Antonio Tajani e la Cabina di Regia cui fa parte anche il Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida competente per questo settore. Un’attenzione particolare è rivolta al vino italiano come dimostra il Tavolo sulla crisi attivato dal Primo Ministro Giorgia Meloni”.
Luigi D’Eramo, Sottosegretario alle Politiche Agricole con delega al biologico, ha affermato che per quanto riguarda il “Marchio Biologico Italiano, mancano gli ultimi cento metri, con l’ultimo passaggio alla Commissione Europea. Grazie allo sforzo di tutti i risultati del biologico sono veramente importanti, si vedono anche gli effetti del tavolo permanente del biologico”.
Paolo De Castro, presidente Nomisma, sottolinea l’opportunità della modifica, su cui si sta parlando in Europa, “del nuovo regolamento biologico (2018/848, ndr)”.
“I dati dell’Osservatorio Sana - ha dichiarato Maria Grazia Mammuccini, presidente FederBio - fotografano un biologico in crescita e sempre più maturo, con una componente “fuori casa” ormai strategica, capace di avvicinare nuovi consumatori e valorizzare la filiera. Il fatto che 7 italiani su 10 abbiano consumato bio nell’away from home e che ristorazione e bar lo inseriscano sempre più spesso in menu e proposte è un segnale forte che, tuttavia, deve essere sostenuto da maggiori investimenti in formazione e comunicazione. Dall’indagine, infatti, emerge come gran parte degli operatori desiderino accrescere la propria conoscenza sui metodi produttivi e sugli effetti del bio su ambiente, salute e benessere animale. Per cogliere questo obiettivo crediamo fermamente che si debbano costruire nuove relazioni tra produttori agricoli e ristorazione fuori casa, per valorizzare filiere capaci di produrre qualità e identità dei territori, creando reti economiche e sociali fondamentali per la rigenerazione delle aree rurali”.
Roberto Calzolari, presidente BolognaFiere, ha spiegato che per il biologico “i numeri sono in crescita, c’è un nuovo e dinamico interesse da parte dei consumatori”.
Eleonora Iacovoni, dg Pqa (Direzione Generale per la Promozione della Qualità Agroalimentare), parlando dei progetti di ricerca finanziati, ha citato, per quanto riguarda il vino, il Vi.No.Bio.Deal (Visione innovativa della tradizione sostenibilità e biologico nella produzione di vino dealcolato), che “si propone di creare un modello replicabile per la produzione di vino biologico de-alcolato, integrando innovazione tecnologica e sostenibilità ambientale”.
Rossano Bozzi, direttore Business Unit BolognaFiere, ha sottolineato che “Sana Food e Slow Wine Fair nascono per aggregare e dare voce alle molteplici anime dell’alimentazione sana e consapevole, mettendo in relazione cibo e vino in un connubio che genera cultura, valore economico e tutela dei territori. È dentro questa visione che si inserisce l’evoluzione del biologico italiano, oggi non più una nicchia, ma un’infrastruttura economica e culturale capace di orientare l’intero sistema agroalimentare. Nel 2025, il mercato bio italiano ha sfiorato i 7 miliardi di euro di vendite, ma il vero cambio di paradigma è rappresentato dal fuori casa: uno spazio strategico dove il valore del bio prende forma nell’esperienza, nel racconto, nella relazione diretta con il consumatore. Qualità, sostenibilità, rispetto della biodiversità e innovazione diventano così leve concrete di competitività. BolognaFiere, con Sana Food e Slow Wine Fair, investe nella costruzione piattaforme di confronto, formazione e networking tra imprese, distribuzione specializzata e ristorazione, accompagnando una trasformazione strutturale della filiera. Bologna si conferma così non solo capitale dell’alimentazione sana e del vino buono, pulito e giusto, ma laboratorio europeo di un modello di sviluppo capace di unire crescita economica, cultura del cibo e responsabilità verso il futuro”.
Sergio Marchi, dg Ismea, ha evidenzato, tra i vari punti del suo intervento, l’estensione media più ampia per il biologico, rispetto al convenzionale pari a “28 ettari” e quindi “il triplo”.
Nicoletta Maffini, presidente AssoBio, ha rimarcato il fatto che “nel biologico si fa più innovazione dell’agricoltura tradizionale. I consumi crescono, ma guardiamo anche le ombre, la fascia dei consumatori è ridotta, poi c’è il tema della marginalità. Come AssoBio rilanciamo la richiesta del credito d’imposta”.
Per Barbara Nappini, presidente Slow Food Italia, “nel 2026 vanno ancora a braccetto spreco e fame. Il modello del biologico e del biodinamico possono rigenerare anche il futuro delle comunità”.
“Il biologico italiano accelera, consolida la leadership in Ue e archivia definitivamente l’etichetta di settore di nicchia. Ora, però, serve uno scatto della politica: più risorse, meno burocrazia e una Pac realmente europea”, ha detto il presidente Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini. Per Fini è fondamentale, per il bio, la semplificazione amministrativa, che è “una condizione essenziale per crescere”. In quest’ottica, “accogliamo con favore la revisione mirata del Regolamento Ue 848/2018, che punta a ridurre la complessità normativa, rendere più omogenee le regole tra gli Stati membri e facilitare lo sviluppo della filiera senza abbassare gli standard di qualità e controllo”. A livello nazionale, “bene il via libera al Marchio del Biologico Italiano, che dà più valore alle nostre produzioni e rafforza la trasparenza nei confronti dei consumatori”. Altre priorità riguardano “la revisione necessaria del decreto legislativo 148/2023, in particolare del sistema dei controlli e del regime sanzionatorio, oggi troppo oneroso. Bisogna dare piena attuazione al Piano di Azione Nazionale per il biologico 2024-2026, con interventi per stimolare la domanda, sostenere nuove conversioni, investire in comunicazione, formazione e assistenza tecnica e aggiornare il sistema informativo digitale”.
David Granieri, vicepresidente Coldiretti, ha messo in luce il fatto che “fare biologico è difficile. Cresciamo più dei francesi ma cresciamo anche nell’import. Va fissato il tema della reciprocità e non solo nel Mercosur. E poi la burocrazia che viene vista come il primo problema dalle imprese”.
Francesco Torriani, presidente settore biologico Confcooperative, ha ribadito che “i dati sono positivi. Il bio può essere un’opportunità anche per le aziende strutturate che sono in difficoltà. I redditi del settore primario sono del 40-50% inferiori rispetto agli altri, un problema che va risolto”.
Ridurre la burocrazia significa, per Coldiretti Bio, difendere i record del biologico italiano che vanta la leadership Ue grazie alle 84.000 aziende agricole attive sul territorio nazionale, più del doppio della Germania e un terzo in più della Francia. Quasi un campo su cinque in Italia (19%) è coltivato con metodo bio, ma in diverse regioni la percentuale sale addirittura oltre il 25%, tanto da aver raggiunto con quattro anni di anticipo gli obiettivi fissati dall’Ue nella strategia Farm to Fork. L’Italia è anche il primo Paese europeo produttore di cereali, ortaggi, frutta e olivo biologici. Un’ulteriore opportunità di sviluppo del settore “può sicuramente venire dal nuovo marchio del biologico italiano, recentemente approvato in Conferenza Stato Regioni. Uno strumento importante per aiutare i consumatori a compiere scelte più consapevoli e valorizzare il lavoro della filiera agricola made in Italy, anche rispetto a un trend che nel 2024 ha visto un aumento delle importazioni di prodotti biologici dall’estero, cresciute del 7,1% sull’anno precedente”. La presidente Coldiretti Bio, Maria Letizia Gardoni, ha concluso che “consolidare le filiere agricole di prodotto biologico italiano, attraverso i contratti di filiera, e la sempre maggiore presenza di prodotti biologici nei mercati di Campagna Amica sono gli strumenti che stiamo mettendo in campo per favorire la conoscenza e la valorizzazione del bio italiano, con l’obiettivo di sviluppare ulteriormente il consumo interno di questa eccellenza del nostro agroalimentare”.

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