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LO SCENARIO

Bordeaux “en primeur” 2025: qualità alta, prezzi in altalena, mercato (per ora) freddo

Dopo i primi “rilasci”, tra aumenti importanti (Cheval Blanc) e qualche ribasso, il sentiment del Liv-Ex, e dei distributori italiani, a WineNews
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Il magazino di un wine merchant

A qualche giorno dalla “Semaine des Primeurs” 2026, organizzata dall’Union des Grands Crus de Bordeaux a fine aprile, gli châteaux hanno iniziato a scoprire le loro carte, regalando un quadro in cui, dopo due campagne con prezzi di rilascio in grande flessione, la situazione si fa meno delineata, con chi continua a giocare a ribasso di qualche punto, e chi, invece, punta al rialzo, anche deciso, complice una vendemmia 2025 giudicata di ottima qualità, dai primi giudizi, ma non abbondante in quantità. Un quadro che, in teoria, secondo la legge della domanda e dell’offerta, sarebbe predisposto ad un aumento dei prezzi viste la qualità e la minor disponibilità di prodotto, se non fosse per il fatto che l’entusiasmo intorno a Bordeaux negli ultimi anni si è un po’ raffreddato e non è facile farlo riaccendere, senza contare che sul mercato si trovano annate più o meno recenti a prezzi ancora concorrenziali, e che il sistema dell’en primeur, in crisi da tempo, non promette più, come una volta, grandi vantaggi economici sui prezzi e sulle disponibilità delle bottiglie, a fronte di un’immobilizzazione di capitali importante che non sembra più essere in linea con il periodo di mercato e con le strategie di négociants e distributori, anche italiani - da Meregalli a Sagna, da Pellegrini a Heres, da Sarzi Amadè a Partesa, a Proposta Vini, sentiti da WineNews - e che, da tempo, non guardano più con grande interesse all’en primeur, e in alcuni casi non vi partecipano affatto o appena marginalmente.
In ogni caso, partendo dai primi prezzi di rilascio, la situazione appare variegata. Tra i “big”, o comunque tra i nomi più conosciuti, il primo grande a parlare, in questo ore, è stato Cheval Blanc, che ha fissato il prezzo a bottiglia ex-négociant a 366 euro, il +20% sul 2024, ma per ora, almeno con questa intensità di aumento, sembra un’eccezione, anche se giocano a rialzo, tra gli altri, sia La Fleur-Petrus, a 1,450 sterline a cassa sulla piazza di Londra (+7%), che Pontet-Canet, tra i primissimi a rilasciare i suoi prezzi già a fine aprile, con un prezzo di vendita internazionale consigliato di 756 sterline (+5%). Mentre, per esempio, Château Batailley ha fissato il suo prezzo a cassa, a Londra, a 289 sterline, in calo del -3,4% sulla scorsa campagna, mentre Haut-Batailley ha alzato del +10% il prezzo ex-négociant, a 363 sterline a cassa, più o meno con lo stesso andamento di Château du Tertre, a 288 sterline a cassa. Una situazione variegata, insomma, in attesa dei rilasci di altri “big”.
Ma in generale, aspettando di avere una panoramica più ampia nei prossimi giorni, il sentiment verso Bordeaux, nonostante una vendemmia giudicata in generale di grande qualità, per ora resta freddino, come spiega, a WineNews, Tom Burchfield, Head of Market Intelligence della piattaforma inglese Liv-Ex. “C’è ancora molta reticenza nei confronti dell’en primeur di Bordeaux, con i membri di Liv-Ex che prevedono un ulteriore calo delle vendite quest’anno. Quello che si può dire è che Bordeaux rimane la regione vinicola più importante al mondo, ma la sua quota sul valore degli scambi del Liv-Ex, per esempio, è passata dall’85% di 15 anni fa al 35% di oggi. Resta, comunque, un pilastro fondamentale nelle cantine della maggior parte dei collezionisti internazionali e del mercato dei vini pregiati nel suo complesso. Ma anche le condizioni sono molto diverse rispetto a 12 mesi fa. Negli ultimi 8 mesi, i prezzi hanno mostrato una tendenza alla stabilizzazione, in particolare per le annate 2021 e precedenti. Il 2025 è un’annata migliore rispetto al 2024. Quindi ci sono maggiori probabilità che questa campagna abbia qualche successo”. In generale, comunque, da tempo l’andamento di Bordeaux e dell’en primeur, in qualche modo detta la rotta del mercato dei grandi rossi del mondo, ed è quindi interessante capire cosa aspettarsi da questa campagna, dopo una 2024 ed una 2023 con ribassi fortissimi, che, in molti casi, hanno riportato i prezzi dei vini di Bordeaux ai livelli di 10 anni fa. “Le prime valutazioni critiche dell’annata 2025 sono state molto positive. Dall’altro lato, le rese sono state molto basse. La produzione è stata costosa. Le prime indicazioni provenienti dalle poche uscite già avvenute mostrano che il prezzo sarà assolutamente determinante per generare domanda. Mentre molti commentatori confrontano il prezzo di uscita con quelli delle annate precedenti, noi dobbiamo guardare al prezzo di rilascio rispetto ai prezzi di mercato attuali di annate comparabili già disponibili. Sembra che, se i prezzi di uscita permetteranno al 2025 di essere offerto ai collezionisti finali con uno sconto significativo rispetto alle annate precedenti comparabili, allora potremmo assistere a buoni risultati”, spiega Burchfield.
Che sottolinea anche come la crisi di Bordeaux ed il grande piano di espianti di migliaia di ettari di vigna, di cui più volte abbiamo parlato, potrebbe avere in futuro un impatto anche sui prezzi, vista la conseguente minor produzione, “ma non credo nel breve termine. Va anche sottolineato che questa tendenza all’estirpazione delle vigne non ha ancora riguardato realmente il vertice della piramide di Bordeaux. Quello che stiamo osservando tra i Grands Crus Classés è, piuttosto, una tendenza a ridurre le quantità vendute en primeur, e a destinare più uva al secondo vino. Entrambi questi fattori aumentano la scarsità, ma non hanno protetto i prezzi. Inoltre, sia la 2024 sia la 2025 sono annate molto piccole, con rese basse. Per una buona annata come la 2025, le basse rese potrebbero generare domanda e forse sostenere i prezzi. Tuttavia, il prezzo di uscita deve, comunque, risultare interessante. È improbabile che i collezionisti finali acquistino le 2025 solo perché prodotti in quantità limitate”, spiega ancora Burchfield. Che riguardo all’andamento dei prezzi dei vini di Bordeaux, inoltre, sottolinea come molto sia legato alle singole annate. “Le annate più vecchie stanno mostrando stabilità. Anche le annate recenti che hanno corretto rapidamente le quotazioni (ad esempio, la 2021) mostrano stabilità. Le 2022, e probabilmente anche le 2023 e le 2024, sembrano, invece, avere ancora margini di ribasso”.
Insomma, un quadro ancora tutto da capire e da decifrare, come raccontano anche alcuni dei più prestigiosi distributori di vino, Bordeaux incluso, in Italia. “Il sentiment che si respira è lo stesso che oggi attraversa il mercato del vino a livello globale - commenta Cesare Turini, ad Heres - ossia grande qualità, ma anche molta cautela. Da un punto di vista strettamente qualitativo, la 2025 si sta consacrando come una delle grandi annate storiche di Bordeaux. Mai come oggi il livello tecnico medio dei vini bordolesi è così alto: le competenze produttive, la precisione in vigna e in cantina e la capacità di interpretare il territorio hanno portato a risultati straordinari praticamente in tutte le fasce qualitative. Allo stesso tempo, però, ci troviamo in un momento storico molto particolare e contraddittorio. Il tema centrale è quello della liquidità: il sistema degli en primeur implica un immobilizzo di capitale per due o tre anni prima che il vino diventi disponibile sul mercato, e in una fase economica globale complessa molti operatori preferiscono investire su vini già pronti da bere e immediatamente commercializzabili. È un atteggiamento comprensibile - sottolinea Turini - figlio del contesto attuale: tensioni geopolitiche, guerre, oscillazioni valutarie, rallentamento di alcuni mercati export e maggiore prudenza finanziaria da parte del trade. Nonostante questo, ci sono sempre le eccezioni: alcuni vini continuano a performare molto bene anche en primeur, soprattutto quando alla qualità si unisce una produzione limitata. Un caso emblematico è Cheval Blanc, che, nel 2025, ha prodotto la metà rispetto ad un’annata standard ed è già considerato da molti uno dei vini simbolo della vendemmia. La sensazione è che il mercato stia entrando in una fase molto più selettiva rispetto agli anni precedenti. Oggi non basta più il “nome Bordeaux” per garantire dinamiche automatiche di acquisto sugli en primeur. Il trade guarda con molta attenzione alla sostenibilità finanziaria dell’operazione e soprattutto alla marginalità reale. Per i vini di fascia media - indicativamente tra i 15 e i 50 euro - la situazione potrebbe diventare più complicata. In quella fascia il distributore lavora soprattutto sui volumi - sottolinea ancora Turini - e immobilizzare liquidità per anni senza un margine particolarmente interessante è meno attraente rispetto al passato. Molti operatori preferiscono, quindi, orientarsi su annate già disponibili, come 2018 o 2019, che oggi offrono qualità elevatissima, piacere immediato e prezzi spesso molto competitivi. Di fatto vediamo tre elementi molto chiari: la 2025 viene riconosciuta come una vendemmia storica dal punto di vista qualitativo. Nonostante questo, il mercato en primeur resta tiepido per effetto del contesto economico e geopolitico internazionale. La Place de Bordeaux ha oggi stock molto interessanti di annate già pronte e godibili, verso cui si stanno orientando sia il trade sia parte della clientela finale. In altre parole, l’en primeur mantiene il suo valore simbolico e strategico, ma gli investimenti reali oggi si stanno spostando maggiormente sui vini pronti da bere”. In ogni caso, spiega ancora Turini, pur con tutte le difficoltà che sta attraversando, “Bordeaux resta ancora un riferimento assoluto per il mercato mondiale del vino, soprattutto sul piano culturale, produttivo e tecnico. È difficile immaginare che perda completamente questo ruolo, perché continua ad essere uno dei territori capaci di influenzare linguaggi, stili e dinamiche commerciali del fine wine a livello internazionale. Quello che sta cambiando, però, è il modo in cui il mercato si relaziona a Bordeaux. Oggi il consumatore e il trade sono molto più pragmatici rispetto al passato: cercano accessibilità, piacere immediato, rotazione e sostenibilità economica dell’acquisto. Questo vale anche per i grandi vini rossi italiani. Si vede chiaramente, ad esempio, nelle difficoltà che stanno vivendo due denominazioni storiche come Barolo e Brunello di Montalcino, dove sia il sell-in sia il sell-out stanno rallentando. Il mercato si sta, invece, spostando su denominazioni percepite come più accessibili e con un miglior rapporto valore/prezzo, come Rosso di Montalcino o Nebbiolo d’Alba. Parallelamente, ormai da quasi un decennio, si conferma in maniera costante una crescita dei consumi legata al mondo delle bollicine e dei vini bianchi, a discapito dei grandi vini rossi. È una tendenza strutturale, non più episodica, che continua a consolidarsi anno dopo anno e che riflette un cambiamento nelle abitudini di consumo: vini più immediati, più versatili, più conviviali e spesso più adatti a occasioni di consumo frequenti e informali. Quindi sì, Bordeaux resta un faro, ma non è più immune dalle logiche del mercato contemporaneo. Oggi anche il prestigio deve confrontarsi con dinamiche economiche molto concrete”.
“Il sentiment su Bordeaux è lo stesso degli ultimi anni, ovvero che è un sistema che così come è non funziona più: la vendita en primeur è crollata - sottolinea, dal canto suo, Marcello Meregalli, alla guida del Gruppo Meregalli - e continuerà a farlo, non ha più senso comprare en primeur, rischiare di anticipare gli acquisti di due anni con tutto quello che succede sul mercato, anche se quest’anno i prezzi sembrano accettabili. Probabilmente, in generale, continueranno un po’ a calare come avviene da qualche anno, per tornare a far girare le bottiglie anche nei ristoranti, dopo che erano arrivati a prezzi alle stelle, anche un po’ “drogati” dal boom nei mercati asiatici che aveva un po’ allontanato i compratori di Europa e d’America. Ma poi il mercato asiatico si è fermato, e a Bordeaux hanno dovuto abbassare i prezzi. In ogni caso, in qualche ristorante o luxury hotel, ma anche tra i privati, con prezzi più interessanti, un po’ di ritorno al consumo di Bordeaux c’è, anche a discapito della Borgogna, visto che anche qui i prezzi sono cresciuti molto, forse troppo, negli ultimi anni”.
“Anche a Bordeaux si respira un po’ di tensione per le difficoltà dei mercati mondiali - commenta, invece, Alessandro Sarzi, della Sarzi Amadè - che sta portando ad una contrazione dei consumi. La qualità del millesimo, peraltro oggettiva, è sbandierata da tutti con estrema determinazione. Ed altrettanto viene fatto per evidenziare le risicate rese di un millesimo avaro di quantità. Tutto questo per motivare la volontà di apportare un leggero aumento dei prezzi rispetto al 2024. Credo che nell’immediato potranno avere un buon riscontro sul mercato solo i Cru blasonati e quelli particolarmente affermati, per gli châteaux di seconda fascia sarà una campagna en primeur sotto tono. Sono assolutamente convinto che Bordeaux - aggiunge ancora Alessandro Sarzi - rimanga il riferimento mondiale per i vini rossi. Non si può negare una fase di difficoltà, alla quale i bordolesi stanno reagendo con grande abilità. Dal cambio di stile nei vini, alla notevole dinamicità sui mercati, grazie alle notevoli capacità finanziarie, sono certo che la zona tornerà ad essere il faro mondiale”.
“Non sono stato quest’anno a Bordeaux, ma da quello che mi hanno riportato e da quanto ho potuto leggere i feedback sono più che positivi per la qualità - spiega Carlo Alberto Sagna, alla guida di Sagna - sebbene ormai la qualità la troviamo non solo a Bordeaux, ma in tanti altri posti. Quindi non è più sufficiente, ci vuole qualità abbinata a coerenza di prezzo, e questo a livello strutturale e continuativo, più che a livello opportunistico sul millesimo. Il grosso problema sulla valutazione dell’en primeur è che - almeno dal mio punto di vista, ma credo sia un sentiment condiviso - non è più un vantaggio per noi distributori. Spesso e volentieri si riescono ad acquistare i vini quando vengono rilasciati ad un prezzo magari non uguale, ma estremamente simile a quello dell’en primeur, quindi senza dover immobilizzare del capitale con un anticipo di due anni. Io sono dell’idea personale che la “route-to-market” in generale di tutti i vini di Bordeaux debba essere un po’ rivista in modo strutturale”.
“Alla “Semaine des Primeurs di Bordeaux” 2026 si respirava un clima molto diverso rispetto agli anni più euforici del passato. Più prudenza, più attenzione commerciale e soprattutto una forte consapevolezza che il sistema degli en primeur stia vivendo una fase di trasformazione”, conferma Alessandro Rossi, National Category Manager Wine Partesa. Che aggiunge: “il tema centrale non era soltanto la qualità dei vini, ma la necessità di ritrovare equilibrio tra châteaux, négociants, distributori e mercato finale. Molti operatori parlavano apertamente di prezzi più sostenibili, minore speculazione e bisogno di ricostruire fiducia dopo anni in cui alcuni vini uscivano sul mercato a valori troppo alti rispetto alla reale domanda. Si percepiva chiaramente la volontà di riportare Bordeaux verso un modello più credibile e commerciale, dove vendere bene e creare continuità nel mercato conta più che inseguire aumenti di prezzo automatici. La sensazione generale era quella di un Bordeaux ancora fortissimo come immagine e prestigio internazionale, ma entrato in una nuova era, molto più pragmatica, selettiva e vicina alle reali dinamiche del mercato mondiale del vino. E dai primi rilasci - spiega ancora Rossi - si percepisce chiaramente una situazione molto più articolata rispetto al passato. Non esiste più un automatismo nei prezzi come accadeva negli anni delle grandi corse speculative di Bordeaux. Molti châteaux hanno compreso che oggi il mercato premia soprattutto la credibilità commerciale: per questo vediamo alcune proprietà orientate a riduzioni importanti, altre ad una maggiore stabilità e solo pochi tentativi di mantenere posizionamenti molto aggressivi. Il trend, secondo me, andrà verso un Bordeaux sempre più selettivo e pragmatico. I vini che offriranno reale valore rispetto al mercato secondario avranno risposte positive, mentre le uscite percepite come troppo ambiziose rischieranno di rallentare immediatamente. La sensazione è che il mercato voglia tornare a riconoscere un vantaggio concreto nell’acquisto en primeur. E questo probabilmente porterà, almeno nei prossimi anni, a politiche di prezzo più attente, più sostenibili e molto più legate alla reale domanda internazionale”. Nonostante tutto, anche secondo il manager di Partesa, “Bordeaux resta inevitabilmente un faro mondiale del vino rosso. Parliamo della storia, della cultura e probabilmente del sistema che più di tutti ha costruito il concetto moderno di grande vino internazionale. E questo valore, soprattutto sui grandi châteaux e sui vini da collezione, continuerà ad esistere. Detto questo, il mercato sta cambiando profondamente e anche Bordeaux dovrà evolversi, soprattutto nella fascia d’ingresso”.
Per anni molti Bordeaux “base” hanno sofferto una certa omologazione stilistica: vini spesso poco identitari, con pochi riferimenti territoriali forti e inseriti in una fascia di prezzo che oggi crea confusione nel consumatore. Perché quando un Bordeaux costa meno di vini magari meno importanti mediaticamente, ma più riconoscibili e caratteriali, il rischio è quello di indebolire la percezione stessa del brand Bordeaux. Credo, quindi, che il futuro andrà verso meno Bordeaux da semplice logica di volume e più attenzione alla qualità, alla riconoscibilità ed al valore reale del vino nel bicchiere. Parallelamente assisteremo probabilmente anche ad una rivoluzione commerciale: meno speculazione automatica, più selezione ed un mercato più sostenibile. Ma questo non significa perdere il mondo del collezionismo. Anzi, credo che proprio i grandi Bordeaux continueranno a mantenere un ruolo centrale per collezionisti e investitori, perché restano uno dei pochi simboli globali del vino capaci di unire storia, prestigio e mercato internazionale”.
Esprime un sentiment più positivo, ma partendo da una visuale peculiare, Gianluca Telloli (Proposta Vini), che ha scelto di puntare su piccoli produttori e rarità anche fuori dai grandi circuiti classici di Bordeaux. “Diciamo che, dopo una stagione di malumori e preoccupazioni, il tema degli espianti e così via, c’è un po’ di ritorno ad un consumo reale, e legato ad un posizionamento commerciale che è cambiato, ed è più equilibrato che in passato. In generale, secondo, me, entriamo in un fase di relativa stabilità, senza ulteriori brusche discese. E tra le tendenze vediamo crescere l’interesse per i vini bianchi di Bordeaux. Un territorio sul quale, come detto, noi abbiamo una visione peculiare, ma che, comunque, ha scritto alcune delle regole del gioco del mercato del vino e resta un simbolo, anche se si sta rimettendo in discussione, da un punto di vista di quantità, con la questione espianti, ma anche lavorando su vini più accessibili sia dal punto di vista stilistico che di posizionamento di prezzo. Diciamo che Bordeaux resta un classico che lavora per riattualizzarsi”.
“Abbiamo fatto un paio di conferme ad un rapporto qualità/prezzo estremamente interessante - commenta lapidario Pietro Pellegrini, alla guida della Pellegrini Spa - e stiamo a vedere cosa succede perché, per adesso, è uscito ben poco”.
Interessante anche la testimonianza di Gennaro Iorio, alla guida delle antologiche cantine dell’Hôtel de Paris di Monte Carlo, uno dei riferimenti del lusso mondiale: “diciamo che rispetto all’anno scorso c’è stato un po’ di entusiasmo, questo non vuol dire che l’entusiasmo poi si traduca in business. Sui prezzi, io penso che se qualcuno ha il coraggio di aumentare qualche punto, faccia un errore strategico, perchè, comunque, è un momento difficilissimo. Poi, per esempio, su Bordeaux, c’è stata un’annata 2023 sottovalutata, che oggi dal punto di vista del rapporto qualità/prezzo è straordinaria, e io investirei su questi vini che sono pronti alla consegna oggi. Bordeaux, comunque, resta un riferimento del mercato, e penso che in generale non si sia mai bevuto così bene se si guarda alla qualità dei vini bordolesi”.

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