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“BENVENUTO BRUNELLO OFF 2021”

Brunello, 5 stelle all’annata 2020 svelate da Federica Pellegrini, “araba fenice” del nuoto italiano

La “Divina” protagonista della cerimonia online. Le vendemmie 2016 e 2015 raccontate, a WineNews, da James Suckling e Monica Larner

Cinque stelle all’annata 2020 svelate dall’“Araba Fenice” del nuoto italiano: è la “Divina” Federica Pellegrini a comunicare al mondo, in collegamento online e sui social, il massimo del rating assegnato all’ultima vendemmia del Brunello di Montalcino, nella cerimonia virtuale in tempo di pandemia di “Benvenuto Brunello Off 2021”, con la regia del Consorzio. “Cinque è il mio numero, perché sono nata il 5 agosto, coincidenze che fanno piacere. Astemia io? Sono stata istruita da mio padre, che è stato barman in tutti i più celebri hotel e caffè di Venezia, dal Danieli al Florian, al Gritti Palace, e mio fratello ne ha seguito le orme. E, grazie a lui, ho sempre bevuto bene e conosco Montalcino, meta delle nostre vacanze in Italia”, ha detto la nuova testimonial del Brunello, pronta per le prossime Olimpiadi di Tokyo e mostrando la formella celebrativa delle stelle della nuova annata che porta la sua firma. E nella quale la pluricampionessa olimpica e mondiale (che è anche giudice del talent “Italia’s Got Talent” e Ambassador Michelin), “presta” al Brunello il suo più famoso tatuaggio, l’Araba Fenice, simbolo di rinascita e resilienza, “un in bocca al lupo”, realizzato in un momento non facile di una carriera che l’avrebbe poi resa una delle sportive più vincenti di sempre.
Un’annata, la 2020, frutto di un’altra vendemmia spettacolare, “unica, con caratteristiche simili in parte alla 2010 e in parte alla 2012, e che, grazie ad un clima regolare, ha permesso di portare in cantina uve sane e di alta qualità, a fronte di una minore quantità, e che ha tutte le prerogative per affrontare un lungo periodo di affinamento e con una longevità rilevante”, ha sottolineato il presidente del Consorzio, Fabrizio Bindocci. E che corona un 2021 destinato ad essere “l’anno del Brunello”, presente sui mercati con due grandi annate consecutive come non si erano mai viste, come la 2015 e la 2016 consacrate ai vertici da tutta la critica enologica internazionale. E, tra le sue “voci” più influenti e seguite, sono proprio il guru James Suckling e l’italian editor di “The Wine Advocate” Monica Larner, profondi conoscitori dei vini di Montalcino, a raccontarle per WineNews (in un “video-story” dedicata al Brunello ed a ciò che rende unico e particolare il suo territorio, con “pillole” della cerimonia virtuale). “L’80% delle nostre bottiglie - ha aggiunto Bindocci - è destinato al mercato estero che non ha mai smesso di tirare, perché dentro a quelle bottiglie c’è una grande qualità grazie a queste super annate. Ma anche il mercato italiano sta andando bene, nonostante la chiusura dell’horeca, perché il Brunello viene consumato anche a casa”.
E mentre, dopo “Vinous” di Antonio Galloni e le Top 100 di “Wine Enthusiast” e soprattutto di “Wine Spectator”, il magazine Usa di Marvin R.Shanken è uscito online nei giorni scorsi anche con le sue valutazioni stellari sul 2016 (con punteggi altissimi), definendolo semplicemente “sensazionale”, anche la vendemmia 2020 con le sue cinque stelle è destinata a passare alla storia come una grande annata. E nella “galleria a cielo aperto” dell’antico Palazzo Comunale di Montalcino, che celebra le annate del Brunello con le immagini firmate negli anni da grandi campioni dello sport come Deborah Compagnoni e Alex Zanardi, senza dimenticare il presidente del Coni Giovanni Malagò, ora ci sarà anche la piastrella di Federica Pellegrini.
Una grande vendemmia 2015, quindi una grandissima Riserva 2015, poi un super 2016 (anche il 90% dei 100 campioni di Brunello 2016 e i 50 di Riserva 2015, assaggiati dallo staff di Winenews, mai come quest’anno ha punteggi altissimi ed ai quali è dedicata la monografia “I Quaderni di WineNews - Il Brunello di Montalcino” n. 182 di gennaio 2021), e ora l’annata 2020: l’eccezionalità del Brunello sta proprio nel regalare annate come queste e nella loro capacità di invecchiamento, che lo collocano tra i più grandi vini al mondo. E se esattamente mezzo secolo fa Mario Soldati e Luigi Veronelli, i più grandi scrittori delle qualità agroalimentari e delle bellezze dei loro territori, lo avevano capito per primi, per Robert Parker, il critico mondiale che ha inventato i punteggi, è così che il Brunello va da sempre oltre i gusti e le mode.
E pensare che quella del Brunello è una storia moderna frutto di un’invenzione. E di un’intuizione, che, alla fine dell’Ottocento, nasce in un “humus” culturale, eccezionale per quei tempi in un territorio tanto piccolo, creato da una borghesia illuminata che, dialogando con i grandi scienziati dell’epoca e controcorrente al resto d’Italia, decise di puntare tutto su un unico vitigno, difficile, ma che a Montalcino dava il meglio di sé. La scintilla si accese nella Tenuta Greppo, dove la famiglia Biondi Santi selezionando il Sangiovese Grosso e vinificandolo in purezza, inventò il Brunello. È dopo tutto questo che, all’indomani del riconoscimento della Doc, tra le prime d’Italia, nel 1967 nasce il Consorzio, ma a quei tempi sono ancora pochi gli agricoltori consapevoli di tante potenzialità. A metà anni Settanta Montalcino diventa un vero distretto del vino, grazie sicuramente alla “grande opera” imprenditoriale di Castello Banfi. Da quel momento, e con il riconoscimento della Docg, la prima in Italia, nel 1980, si innescano importanti investimenti, dal vigneto alle cantine, dal marketing alla comunicazione, che innalzano l’immagine del territorio e fanno conoscere il Brunello nel mondo, e che sono opera prima di tutto delle storiche famiglie locali, e poi anche dei più importanti marchi del vino italiano che hanno vigneti a Montalcino, senza dimenticare i tanti imprenditori e personaggi famosi che l’hanno scelta per produrre vino, e ne hanno fatto una delle mete più importanti del turismo internazionale.
Una storia che continua a fare del Brunello un protagonista non solo per la sua qualità, ma anche per il suo valore, dalla quotazione e attrattività dei suoi ettari al giro d’affari di una produzione da milioni di bottiglie (che, con le vecchie annate custodite nei caveau delle cantine, vale più di 1 miliardo di euro) esportate in quasi 100 Paesi. Con delle vere e proprie “blue chips” nelle grandi aste internazionali come Soldera Case Basse e Biondi Santi (oggi di proprietà del Gruppo francese Epi).
Paesi in cui, nonostante le difficoltà dovute all’emergenza Covid che ci accomuna, i locali più prestigiosi valorizzano nelle loro wine list il Brunello ed i vini di Montalcino, simbolo di una passione per il made in Italy non scalfita dalla pandemia, come quelli premiati con il “Leccio d’Oro”: dal “Don Alfonso” della famiglia Iaccarino a Toronto “dove c’è una fortissima cultura per i vini italiani”, ha detto lo chef Ernesto Iaccarino, al “Gattopardo” di New York, dalle enoteche “Vino Italiano” di Boston che vende 100% vini italiani, per 40-50.000 bottiglie l’anno, e “La Fenice” a L’Aquila, custode di “bottiglie di culto” come la Riserva 1955 di Biondi Santi, alla Trattoria Osenna a San Quirico d’Orcia. E con nuovi Premi Speciali all’enoteca “Two Rocks Wine Company” alle Bermuda e “Giglio - Trattoria fiorentina” a Bangkok, fresco di apertura in maggio, per i “Leccio d’Oro - Brunello Lovers”, accanto al “Terra di Piero” ad Arezzo per il “Leccio d’Oro - Rosso di Montalcino”.
Un territorio, Montalcino, vocato alla produzione di grandi vini, grazie alla composizione ed ai diversi versanti della sua collina e al clima favorevole, ma dove anche la simbiosi tra l’uomo e la natura e “fonti naturali” di ricchezza come il vento ed il bosco contribuiscono a creare un terroir perfetto per il Sangiovese. Un “terroir” in cui ci sono anche la bellezza dei suoi monumenti e delle opere d’arte, accanto a quella di un paesaggio come la Val d’Orcia che è Patrimonio Unesco, una storia politica e religiosa importante, la passione per il territorio testimoniata dalle parole di alcuni tra i più grandi poeti e letterati, nelle pellicole di registi famosi e da parte di tanti illustri habitué del “salotto del Brunello”, senza dimenticare la biodiversità di un territorio simbolo dell’agricoltura di qualità, dove anche “Slow Food” ha mosso i primi passi.
Un “territorio-icona” da sempre vocato ad un’intraprendenza che oggi si chiama creatività made in Italy, e che rappresenta un lascito storico delle passate generazioni che, è bello immaginare, secoli più tardi sarà alla base anche dell’invenzione del Brunello, frutto della medesima civiltà e cultura. Una storia importante che, in futuro, potrà, con la convinzione di tutti, solo migliorare. Trovando pochi ma chiari obiettivi comuni (e ce ne sono davvero tanti!) per tutto il territorio.

Monica Larner e James Suckling: eleganza e trasparenza, nel futuro del Brunello di Montalcino
Sulla forza di due annate eccezionali di Brunello di Montalcino, la 2015 (già dal 2020 sul mercato in versione Annata, e, da quest’anno, anche in versione Riserva), e la 2016, la critica internazionale si è già espressa in maniera netta e chiara, incoronandole come due annate tra le migliori di sempre di uno dei più importanti e blasonati vini d’Italia. Ma c’è anche un altro aspetto che mette d’accordo voci autorevoli nel mondo, ovvero quello di un territorio che va verso una cifra stilistica sempre più raffinata e capace di esprimere le peculiarità di Montalcino, attraverso il suo unico ed inconfondibile Sangiovese in purezza. Lo raccontano, a WineNews, dalla California e da Hong Kong, in una sorta di “dialogo dai due mondi”, due dei nomi più influenti della critica enoica internazionale, ovvero Monica Larner, firma italiana per il prestigioso “The Wine Advocate” fondato da Robert Parker, e James Suckling, nome tra i più seguiti, soprattutto nel sempre più importante mercato d’Asia.
“Sicuramente c’è un cambiamento netto verso una maggiore eleganza e finezza nei vini di Montalcino. In qualche modo è come se il territorio avesse raccolto una sorta di eredità stilistica di Franco Biondi Santi, scomparso nel 2013, che per il Brunello di Montalcino - di cui ha fatto la storia con la Tenuta Greppo, dove il Brunello è nato nell’Ottocento, ndr - è stato come un padre”. “Oggi, in generale, i vini di Montalcino sono più “trasparenti” che in passato - dice, dal canto suo, da Honk Kong, James Suckling, che di Montalcino è anche cittadino onorario, oltre che un espertissimo conoscitore - c’è meno estrazione di frutta e di tannini, meno legno, sono vini che raccontano di più da dove vengono, e questo è un cambiamento in atto, negli ultimi 5-10 anni, che è molto bello ed importante. È un grande momento per il Brunello di Montalcino”.
Una visione del futuro di uno dei territori più importanti del vino mondiale, che poggia su una storia importante e su un presente, come detto, fatto di due grandissime annate.
“É una grande momento per il Brunello di Montalcino, con due grandi annate, la 2015 che ora esce come Riserva, e la 2016. Tutto il mondo ne parla - sottolinea Suckling - tutti vogliono assaggiarle e fare paragoni, è come per le grandi annate di Bordeaux. È importantissimo avere due annate così. È interessante fare il paragone tra la 2015 Riserva e la 2016 Annata. La 2015 Riserva, come la 2015 Annata, è caratterizzata da una bella frutta, da tannini molto maturi, e anche da un’acidità importante, ed è bellissima anche al naso. La 2016 ha più struttura, più tannino, è più longeva, adatta ad al lungo invecchiamento per 20, 30 e anche 50 anni, mentre la 2015 si può bere anche più giovane, facilmente.
Ma anche la 2015, in ogni caso, è un’annata da invecchiamento. Sintetizzando in una parola, la 2016 è “struttura”, la 2015 è “opulenza”. “Ho definito “classico” il Brunello di Montalcino 2016, “appariscente” la Riserva 2015, e ho definito queste annate come “bellwether” - aggiunge Monica Larner - termine che si riferisce alla campanella che si mette al collo della pecora per capire dove va il gregge, che è anche simbolo di buon auspicio per un futuro importante. Il motivo è che abbiamo due annate che ci danno l’opportunità di riflettere sul futuro della denominazione. La 2015 è più calda, solare, più esuberante, la 2016 molto più diretta, di grande pulizia, minerale, con una struttura importante, per vini da lungo invecchiamento. Lo sono entrambe le annate, in realtà, ma la 2016 in particolare, e c’è già curiosità per la 2016 Riserva. È interessante che ci siano queste due grandi annate in questo momento, ma non è stato sempre così. La 2014, per esempio, è stata un’annata difficile, poi abbiamo avuto la 2015, ottima, ma che è stata penalizzata perchè proprio quando è uscita sul mercato è arrivata la pandemia, con i ristoranti chiusi, la distribuzione in crisi e così via. Ora c’è un po’ più di ottimismo, e il fatto che entrambe queste annate, la 2015 e la 2016, siano capaci di durare a lungo, e di dare stabilità al mercato, è importante. E potranno aiutare anche l’annata 2017, che è stata un’altra annata complessa. Ma dobbiamo anche fare una riflessione su due temi: l’importanza del Rosso di Montalcino per il territorio, da un lato, e della crescita delle selezioni, dei single vineyards del Brunello di Montalcino, dall’altro, che possono crescere ancora man mano che si conosce sempre meglio il territorio. Anche perchè nel mondo c’è un consumatore sempre più attento ed esigente”.

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