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AGRICOLTURA MADE IN ITALY

Cambiamenti climatici, cambia l’agricoltura: ulivo e vite “salgono”, e arrivano i prodotti tropicali

Lo studio Coldiretti e Ixè illustra come le colture stiano cambiando: la vite sopravvive a 1.200 metri, Sicilia patria di mango e avocado
CLIMATE CHANGE, Non Solo Vino
Il cambiamento climatico in agricoltura sta provocando una profonda modifica delle colture tradizionali

Quella del cambiamento climatico è una questione molto dibattuta negli ultimi tempi, e nonostante ci sia ancora chi lo nega, gli effetti in agricoltura sono già più che tangibili. A dimostrarlo, infatti, ci sono delle vere e proprie migrazioni di coltivazioni, che si spostano modificando profondamente il paesaggio tradizionale: è questo il caso dell’ulivo, la quale coltivazione in Italia è arrivata a ridosso delle Alpi. O del pomodoro, arrivato in Pianura Padana, dove oggi si coltiva circa la metà della produzione nazionale, e anche di grano duro per la pasta, colture tipicamente mediterranee, mentre i vigneti sono arrivati addirittura sulle vette. A dirlo uno studio Coldiretti e Ixè su “I tropicali italiani e gli effetti dei cambiamenti climatici”. Quello che si è verificato, nel tempo, precisa la Coldiretti, è un significativo spostamento della zona di coltivazione tradizionale di alcune colture simbolo del made in Italy. È infatti in provincia di Sondrio, oltre il 46esimo parallelo, l’ultima frontiera nord dell’olio d’oliva italiano. Negli ultimi dieci anni, spiega la Coldiretti, la coltivazione dell’ulivo sui costoni più soleggiati della montagna valtellinese è passata da zero a 10.000 piante, su quasi 30.000 metri quadrati di terreno.
Per quanto riguarda invece il vino italiano, continua la Coldiretti, nel tempo la vendemmia si è anticipata anche di un mese rispetto al tradizionale mese di settembre, smentendo quindi il proverbio “ad agosto riempi la cucina e a settembre la cantina”, ma anche quanto scritto in molti testi scolastici che andrebbero ora rivisti. Il caldo ha cambiato anche la distribuzione sul territorio dei vigneti che tendono ad espandersi verso l’alto con la presenza della vite a quasi 1.200 metri di altezza (come nel comune di Morgex e di La Salle, in provincia di Aosta, dove dai vitigni pù alti d’Europa si producono le uve per il Blanc de Morgex et de La Salle Dop).
Con il cambiamento climatico, però, non si ha solo la modifica delle colture tipicamente italiane, ma l’avvio di coltivazioni tropicali: arrivano così le prime coltivazioni di mango e avocado made in Italy insieme a tante altre produzioni esotiche di largo consumo, come le banane e specialità meno conosciute come lo zapote nero fino alla sapodilla. Si è passati da pochi ettari piantati con frutti tropicali a oltre 500 ettari, con un incremento di 60 volte nel giro di appena cinque anni. A far la parte del leone è la Sicilia, spiega Coldiretti, con coltivazioni ad avocado e mango di diverse varietà nelle campagne tra Messina, l’Etna e Acireale, ma anche a frutto della passione, zapote nero (simile al cachi, di origine messicana), sapodilla (dal quale si ottiene anche lattice), litchi, il piccolo frutto cinese che ricorda l’uva moscato. Il tutto grazie all’impegno di giovani agricoltori, ricorda la Coldiretti, che hanno scelto questo tipo di coltivazione, spesso recuperando e rivitalizzando terreni abbandonati proprio a causa dei mutamenti climatici, in precedenza destinati alla produzione di arance e limoni. Tropicali italiani anche in Calabria dove alle coltivazioni di mango, avocado e frutto della passione si aggiungono melanzana thay (variante thailandese della nostra melanzana), macadamia (frutta secca a metà tra mandorla e nocciola) e addirittura la canna da zucchero, mentre l’annona, altro frutto tipico dei paesi del Sudamerica è ormai diffuso lungo le coste tanto da essere usato anche per produrre marmellata. E, di pari passo con la modifica della produzione tipica, vanno anche le preferenze dei consumatori: oltre 6 italiani su 10 (61%) acquisterebbero banane, manghi, avocado italiani se li avessero a disposizione invece di quelli stranieri, secondo un sondaggio Coldiretti-Ixè diffuso per l’occasione. Il 71% dei cittadini sarebbe inoltre disposto a pagare di più per avere la garanzia dell’origine nazionale dei tropicali.

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