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VINO E SANITÀ

Cina loves Chianti (e viceversa), ma il Coronavirus metterebbe a rischio le esportazioni

Il direttore del Consorzio Vino Chianti Bani stima perdite possibili pari al 5-10%. E, a Buy Wine (7-8 febbraio), non ci saranno buyers dal Dragone
CHIANTI, CINA, VINO ITALIANO, Mondo
Il Coronavirus metterebbe a rischio le esportazioni di Chianti in Cina

Mal pronunciato, scritto non in modo esattamente corretto, non importa: il Chianti è una delle parole del vino italiano più conosciute ed usate nel mondo, un successo planetario che porta alto il nome dell’eccellenza made in Italy in tutto il globo. E innegabile è l’amore che un colosso economico come la Cina ha per il famoso vino toscano: negli ultimi anni il Chianti è stato re indiscusso delle esportazioni nel Dragone, ma proprio alla vigilia di “BuyWine Toscana”, vetrina b2b dedicata al vino toscano (in scena il 7 e 8 febbraio, a Firenze), con incontri tra 260 cantine del territorio e 220 buyers stranieri provenienti da 50 Paesi, sembra esserci un’ombra, quella del temutissimo Coronavirus. Non solo saranno assenti buyers e operatori cinesi, ma secondo le stime lanciate dal presidente del Consorzio Vino Chianti, Alessandro Bani, la situazione sanitaria potrebbe causare “la registrazione di una perdita nelle esportazioni del vino Chianti verso la Cina del 5-10%. È ovviamente una stima approssimativa, perché la stagione degli eventi promozionali in Cina - ha spiegato - inizierà, a metà marzo, con la Fiera di Chengdu, che, peraltro, è ancora un punto interrogativo: non sappiamo se verrà fatta, o se il Governo cinese sposterà la data”.

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