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NEL NOME DEL TERRITORIO

Da Conegliano al mondo: il percorso comune del Prosecco e di Alex Del Piero, che pensa al vino

La bandiera della Juventus e campione del Mondo della Nazionale potrebbe darsi alla produzione nella sua azienda agricola sulle colline di Conegliano
ALESSANDRO DEL PIERO, CONEGLIANO, PROSECCO, vino, Italia
Alex del Piero, nato a Conegliano, come il Prosecco, pensa a diventare produttore di vino

Partire da Conegliano, e conquistare il mondo. Percorso comune a due campioni diversi del made in Italy: da un lato, il Prosecco, oggi lo spumante italiano di maggior successo in assoluto, dall’altro, Alessandro del Piero, bandiera della Juventus e della Nazionale Italiana di Calcio, tra i campioni italiani più amati in assoluto. Un percorso che, ora, potrebbe intrecciarsi, nel segno della comune origine e della passione per il vino di “Pinturicchio”, come lo soprannominò l’avvocato Agnelli. Perchè lo stesso Del Piero, già nel business della ristorazione con i suoi locali a marchio N.10 a Los Angeles e Milano, da tempo proprietario di 25 ettari di terra intorno al suo paese natale, non fa più mistero di volersi dare alla produzione di vino, come già fatto da tanti suoi ex colleghi come Barzagli e Pirlo, suoi ex compagni di squadra alla Juventus e in Nazionale, o avversari come Iniesta, in Spagna, solo per nominarne alcuni.

“Sono affascinato dal processo di creazione del vino, che unisce tante competenze, dalla conoscenza di un determinato terroir a quella dei vitigni, fino ai processi di fermentazione e affinamento. Da qualche anno possiedo un’azienda agricola di 25 ettari sulle colline di Conegliano e sto pensando di realizzare una mia etichetta”, ha confessato Del Piero a “La Cucina Italiana”.
D’altronde, la vigna per Alex è qualcosa di familiare, come ha scritto nel suo libro “Giochiamo Ancora”, del 2012, hanno di addio alla Juventus: “tutto è cominciato al paese. C’erano questi pomeriggi perfetti. D’estate si cominciava a giocare a pallone dopo pranzo e si continuava finché non veniva buio. Lentamente, tutto attorno a noi spariva. Le ombre si mangiavano le case, il prato, la vigna vicino al cortile. Papà aveva appeso quattro lampadine perché illuminassero i nostri giochi. Era il mio stadio, era la mia Coppa dei Campioni”.

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