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LA QUERELLE

Fauna selvatica, il Tar del Lazio blocca il Piano straordinario per la gestione del Ministero

Le associazioni ambientaliste: “vittoria per la scienza e la legalità”. Era stato adottato dal 2023 per contrastare in primis l’emergenza cinghiali
ASSOCIAZIONI ANIMALISTE, FAUNA SELVATICA, MINISTERO DELL'AGRICOLTURA, TAR DEL LAZIO, Non Solo Vino
Fauna selvatica, il Tar del Lazio blocca il Piano straordinario per la gestione

Il ricorso delle principali associazioni animaliste frena il Piano straordinario per la gestione della fauna selvatica: nella sentenza pubblicata oggi, il Tribunale Amministrativo Regionale (Tar) del Lazio smonta tre pilastri del provvedimento voluto dal Ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, giudicandoli in contrasto con la normativa nazionale ed europea. Le organizzazioni - Ente Nazionale Protezione Animali (Enpa), Lega Anti Vivisezione (Lav), Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente (Leidaa), Lega Italiana Protezione Uccelli (Lipu), Organizzazione internazionale protezione animali (Oipa), Lega Nazionale per la Difesa del Cane (Lndc), Animal Protection e Wwf Italia - avevano contestato con forza un impianto ritenuto “una deregulation mascherata”, capace di assimilare specie parautoctone a invasive, aggirare i divieti di tutela sanciti dalla Legge 157/1992 e perfino commissariare gli enti parco in assenza di basi legislative.
Il Piano, adottato nel 2023 per fronteggiare l’emergenza cinghiali e, più in generale, i conflitti tra fauna selvatica e attività umane, mirava a introdurre interventi rapidi e diffusi, includendo l’abbattimento anche al di fuori dei contesti venatori tradizionali.
Ma per i giudici amministrativi quelle norme violavano principi cardine del diritto europeo: prima di tutto l’obbligo di ricorrere a metodi alternativi prima di autorizzare catture o uccisioni, un principio che il Tar ribadisce valere per tutte le specie protette, lupo compreso, nonostante l’intenzione del Governo di rivederne lo status dopo la fine della tutela rigorosa prevista dalla Direttiva Habitat.
Non solo. I magistrati hanno annullato anche la deroga generalizzata ai divieti comunitari e nazionali che avrebbe aperto all’uso di “ogni mezzo, luogo e arma”, inclusi strumenti non selettivi e pratiche ritenute cruente, riaffermando, invece, la piena operatività delle norme a protezione della fauna. Cade, inoltre, la possibilità, introdotta dal Piano, di commissariare gli enti parco se non avessero applicato le misure entro sei mesi: un intervento giudicato privo di fondamento normativo e lesivo dell’autonomia degli stessi parchi.
“Si ristabilisce la centralità del diritto europeo, della selettività, della prevenzione e del ruolo degli enti parco”, affermano le associazioni, parlando di “una vittoria per la fauna selvatica, per la scienza e per la legalità” e di una sconfitta per le politiche ritenute antiscientifiche che hanno già condotto all’apertura della procedura di infrazione Infr (2023)2187. E che, ora, chiedono alle regioni di adeguare i propri piani di controllo ai principi sanciti dalla decisione, annunciando, infine, che monitoreranno attentamente l’applicazione regionale del Piano, pronte a intervenire in caso di nuove violazioni della normativa nazionale ed europea.

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