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FILIERA ALIMENTARE

Federalimentare: a rischio il 30% del fatturato dell’agroalimentare italiano

Crollo export e chiusura del settore horeca tra le principali motivazioni. Necessario favorire accordi con Paesi emergenti e supportare il turismo
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Nuovo record per l’export agroalimentare italiano

Il crollo delle esportazioni, la chiusura della ristorazione e il rebus sulla ripartenza del turismo in estate potrebbero portare a un -30% del fatturato dell’agroalimentare. È la previsione, tracciata da Federalimentare, di un settore storicamente in controtendenza, anche nei periodi di crisi, e che invece si ritrova in sofferenza con un futuro pieno di incognite. Il boom di vendite nella grande distribuzione è durato un paio di settimane, adesso nei supermercati è tornata la normalità e i consumi delle famiglie probabilmente scenderanno per via della crisi economica, mentre le esportazioni si sono dimezzate negli ultimi due mesi e i dati Istat certificano un calo della produzione alimentare a marzo del -6,5% rispetto al 2019. Il trionfalismo degli inizi, insomma, era solo una bolla.
“Il futuro appare cupo per diversi motivi - spiega ad Avvenire Ivano Vacondio, presidente di Federalimentare che riunisce quasi 7.000 aziende del settore, 13 associazioni e dà lavoro a 400.000 persone - innanzitutto perché l’export comincia a dare segni di crisi. Dal 2008 ad oggi era aumentato del 95%. Oggi rappresenta il 25% del fatturato totale, 40 miliardi su 140 miliardi. Ma in termini di redditività la percentuale è molto superiore. Come per la moda e le auto di lusso anche per il cibo l’Italia è riuscita a far passare il concetto che i suoi sono prodotti alimentari di eccellenza, sono un “brand” vincente. In particolare abbiamo avuto ottimi riscontri nei paesi emergenti in questo ultimo decennio. Servono però accordi bilaterali che favoriscano questa espansione”. Ad esempio il Vietnam, i Paesi del Sud America e dell’Est Europa. “Bisogna cercare di aprirsi a nuovi mercati perché questo significa aumentare la redditività delle nostre imprese. Tra marzo e aprile abbiamo registrato cali pesanti, fino al 50% delle esportazioni, un problema molto serio. Per l’anno in corso il calo sarà del 15%”.

Poi c’è un’altra grande nota dolente, la chiusura del settore Horeca. “Il premier Conte - continua Vacondio - ha annunciato che bar, ristoranti e hotel resteranno chiusi sino a giugno. La grande distribuzione ha tenuto ma l’Horeca è stato azzerato dal lockdown e lo sarà almeno per un altro mese. E la ripresa sarà lenta per via delle restrizioni e della paura. Questo settore rappresenta circa il 30% del fatturato. Le nostre stime per l’anno in corso purtroppo sono negative. La produzione industriale avrà una flessione del 7-8%. I consumi interni in dieci anni hanno perso il 10% e non ci sono margini di miglioramento perché le famiglie si ritroveranno impoverite, scenderanno di un altro 15%”.

“La politica - conclude il presidente Federalimentare - deve capire che le industrie sono le uniche a produrre ricchezza per loro stesse e per il Paese e devono essere chiamate a partecipare al tavolo per le scelte future. D’altra parte anche gli imprenditori devono uscire dal recinto aziendale e dare un contributo di idee. Per il settore alimentare la ripresa sarà legata sicuramente alle esportazioni e, visto che si viene in Italia anche per il buon cibo, al turismo”. A cominciare da quello domestico, che sarà l’unico consentito quest’anno.

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