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SCENARI

Fiere in crisi: fatturato di settore a -70%. Ma si guarda avanti: i piani Veronafiere e Vinitaly

Mantovani: “non escludiamo partnership come quella in Asia. E, intanto, insieme a Fiere di Parma, progetto con Pitti, tra wine & food e moda”
FIERE, VERONAFIERE, VINITALY, vino, Italia
Maurizio Danese e Giovanni Mantovani, presidente e dg VeronaFiere

Il comparto fieristico italiano è tra i più colpiti dalla crisi Covid: se il settore in un anno fattura 1 miliardo di euro direttamente (senza calcolare tutto l’indotto diretto e indiretto, che è oltre 10 volte più grande), la perdita fino ad ora, nel 2020, è del -70/-80%. Naturale, dunque, che, in questo periodo, si rincorrano voci di possibili acquisizioni, fusioni, nuovi poli aggreganti o partnership tra i principali player fieristici. “Come tutti non stiamo fermi, come tutti valutiamo ogni possibilità, e quando ci sarà qualcosa di concreto ne parleremo con gli azionisti”: parole di Maurizio Danese, presidente VeronaFiere e Aefi, l’associazione delle Fiere Italiane. Che, insieme al dg Veronafiere, Giovanni Mantovani, ha illustrato, oggi, il futuro prossimo della fiera che, oltre ad essere una delle big d’Italia, è anche la più importante sul fronte del vino, con la galassia Vinitaly. “Dal Governo si è mosso qualcosa solo ad ottobre”, spiega Danese, ma si parla di poco: 63 milioni di euro a fondo perduto, “che ancora non sappiamo come poter utilizzare”, e 300 milioni di euro di finanziamenti. Ma la cosa fondamentale è ripartire.
“Cosa che Veronafiere farà nei prossimi mesi: il 30 settembre, con un convegno con l’architetto Stefano Boeri e con il Sottosegretario agli Affari Esteri Manlio Di Stefano (che lancerà Marmomac tra digitale e fisico), e Fiera Cavalli, per arrivare poi ai giorni di Wine2Wine Exhibition (Wine2Wine Forum e Opera Wine), che sarà il primo vero banco di prova di integrazione di un evento tra presenza fisica, che è e resterà centrale nel modo di fare affari, e strumenti digitali, su cui abbiamo investito da molto prima del Covid, e che saranno comunque sempre più importanti”.
Come già spiegato nei giorni scorsi in una intervista esclusiva a WineNews da Giovanni Mantovani, i lavori di Wine2Wine Exhibition partiranno il 21 novembre, con un convegno di taglio internazionale che ovviamente prenderà in esame tutti i cambiamenti, immediati ed in prospettiva che il mercato del vino dovrà affrontare, poi sarà la volta di Opera Wine, la grande degustazione organizzata insieme alla rivista cult Usa Wine Spectator, che ha selezionato le 100 cantine più rappresentative del Belpaese enoico; mentre il 22 novembre sarà una giornata dedicata al pubblico, con la possibilità, per le cantine in expo, di fare anche vendita diretta, per poi tornare, il 23 ed il 24 novembre, ad un evento business to business, con il forum che toccherà tanti argomenti legati al mercato del vino, ma anche con i buyer internazionali che tornano a Verona: “300 quelli previsti dall’Area Shengen, invitati insieme all’Ice, e ci stiamo attivando anche per far arrivare operatori da mercati come Usa, Giappone e Cina, attraverso i “Green Channel”, previsti dal Governo. E, come detto, ci sarà anche una grande parte digitale: avremo forte connessione con il mercato Usa, con tre eventi, tre grandi degustazioni in contemporanea con Washington, all’Ambasciata Italiana, New York, attraverso un nostro partner, e Chicago, con la Camera di Commercio Italo Americana, ma anche in Canada, e in Asia, in connessione dall’Ambasciata di Tokyo, dove ci saranno buyer e opinion leader del mercato. Ed ancora, in Asia, ci sarà anche un dialogo continuo con Wine2Asia (9-11 novembre, ndr), nella coda dell’evento che segnerà il debutto del nostro evento in Cina, insieme al partner locale Pacco Communication Group. E proprio le partnership, senza escludere novità ulteriori nell’assetto globale delle fiere italiane, potranno essere una delle linee di sviluppo di Veronafiere, in particolare sul vino.
“Il road show in Cina appena chiuso e la grande adesione a Wine2Asia ci dice che la nostra grande credibilità come fiera e la partnership con player locali paga. E per questo, per la crescita del marchio Vinitaly, non escludo che cercheremo strategie simili in altri mercati, come il Nord America, ma non solo. Senza dimenticare che, a livello italiano, ci siamo già mossi, Vpe, la nostra partecipata con Fiere di Parma, che ha già investito in Bellavita Expo, nei mesi scorsi, guardando ai mercati esteri, ma non solo. Posso già annunciare una novità: nel 2021 ci sarà una parte dedicata al wine & food che cureremo noi e Parma, appunto, negli eventi della moda di Pitti, a Firenze, con iniziative che saranno anche volano per le stesse Vinitaly e Cibus. Una cosa importante, oltre che per il lato concreto, anche per il messaggio di sistema di eccellenze che ne emerge”.

Insomma, tante novità in arrivo, in un quadro di grande incertezza che richiede grande flessibilità. E che premia, però, le realtà solide, come Veronafiere. Che, come spiegano i vertici, in questi mesi ha messo in sicurezza l’azienda, sia grazie alla fiducia di tanti istituti di credito di primo piano che hanno supportato la liquidità dell’azienda, sia grazie a tutti i collaboratori. E che guarda al futuro con discreta fiducia: “il nostro piano industriale, ovviamente, ha subito uno stop. L’aumento di capitale deliberato dal cda a febbraio 2020 poi non si è concretizzato, perchè lo scenario è cambiato e serve una nuova valutazione economica, che comunque arriverà a breve, e sono convinto che tutto procederà come previsto”, ha aggiunto il presidente Maurizio Danese.

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