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VINO E TERRITORIO

Il Barolo tiene sul mercato, pur tra mille difficoltà, e guarda al futuro dopo la vendemmia

Le riflessioni, tra vigna e Covid, dei produttori di “Deditus”, che riunisce 9 famiglie storiche del vino delle Langhe, guidate da Gianni Gagliardo
BAROLO, DEDITUS, MERCATO, VENDEMMIA, vino, Italia
Gianni Gagliardo, alla guida di Deditus, che lega 9 grandi famiglie delle Langhe

Nel mare tempestoso della pandemia, le acque sono agitate per tutti. Ma almeno le grandi ammiraglie del vino riescono a tenere la rotta, pur nelle difficoltà. È il caso del Barolo, che fa i conti con un mercato che non è crollato (e con le quotazioni dello sfuso che, secondo gli addetti ai lavori, tengono, intorno ai 600 euro ad ettolitro), grazie al suo appeal ormai consolidato tra gli appassionati ed i collezionisti del mondo. Anzi, al netto di una situazione indubbiamente complessa anche per il “re” dei vini delle Langhe, c’è anche chi, battendo canali alternativi, come “wine club” e collezionisti, ha addirittura visto crescere le proprie performance sul 2019, anche grazie ad un’annata 2016 sul mercato esaltata dalla critica internazionale, e al valore indiscusso dei cru, che valorizzano ulteriormente la produzione della denominazione. Non di meno, al futuro si guarda con la consapevolezza della forza del Barolo, ma anche con legittime e motivate preoccupazioni, dettate soprattutto da una situazione, quella legata al Covid, che non allenta la presa e non si sa quanto a lungo durerà ancora, con tutte le incertezze economiche, di mercato e non solo, che questo comporta. Per i produttori, il conforto arriva dal loro bene più prezioso, ovvero la vigna, che, in una vendemmia 2020 complicata, anche dal punto di vista del reperimento della manodopera, alla fine ha consentito di portare uve sanissime, perfettamente mature e anche in buona quantità a chi ha avuto il coraggio e la pazienza di aspettare il momento propizio, nonostante qualche giornata di maltempo importante proprio vicino alla raccolta. È il messaggio di sintesi che arriva dal meeting (su Zoom) di Deditus, associazione guidata da Gianni Gagliardo, che mette insieme aziende di famiglia storiche del Barolo, come Azelia, Cordero di Montezemolo, Luciano Sandrone, Michele Chiarlo, Pio Cesare, Poderi Gianni Gagliardo, Poderi Luigi Einaudi, Prunotto e Vietti, animato dal giornalista del quotidiano “Il Sole 24 Ore” Giorgio dell’Orefice.
“Abbiamo portato in cantina uve con maturazione perfetta”, ha detto Luigi Scavino di Cantina Azelia, confortato da Luca Sandrone della cantina Luciano Sandrone, che parla “di acidità importanti e grande ricchezza di polifenoli”, e da Gianluca Torrengo della Prunotto, che si focalizza sui “grandi aromi sprigionati dalle uve”.
E dalla vigna parte anche Pio Boffa, alla guida della storica Pio Cesare: “erano anni che non si vedevano uve così, con acini di Nebbiolo che davano gocce rosse, c’è da fare i salti di gioia per la loro qualità, e in un altro contesto ci sarebbe stato da farli anche per le quantità. E, invece, mi viene già da pensare alla vendemmia 2021, e al fatto che bisogna sperare di avere, per allora, spazio sufficiente in cantina”. Il riferimento di Pio Boffa, ovviamente, è alle difficoltà di mercato portate del Covid: “dagli anni Settanta, quando abbiamo iniziato a viaggiare per far conoscere il Barolo al mondo, i nostri grandi alleati sono stati i ristoratori italiani, che hanno fatto assaggiare ai consumatori i nostri vini, che poi hanno conquistato tanti grazie alle loro caratteristiche uniche. Nessuno ha trascurato l’off-trade, ma ci siamo affidati in gran parte a questo canale, all’Horeca, e d’improvviso ce la siamo trovata chiusa in Italia, in Usa, in Asia, in Australia. Hanno tenuto meglio il Canada e il Nord Europa, ma poi ci sono stati problemi seri, ed è chiaro che non ci si sposta da un canale all’altro in un momento, soprattutto con un vino importante come il Barolo. Le vendite dirette, l’on-line, tutto aiuta un po’, ma dobbiamo essere seri: se sono chiusi i ristoranti di mercati dove vendiamo la metà del nostro vino, è chiaro che non si recupera da un momento all’altro. Ed è un peccato perché l’annata 2016 avrebbe sfondato sui mercati, e, invece, purtroppo, non ha potuto farlo. È vero che dobbiamo pensare positivo, ma è vero che stiamo soffrendo, e dobbiamo dirlo al mercato ed ai consumatori”.
“Pensavamo di finire il Barolo 2016 in sei mesi, e visto come era partito l’anno sarebbe andata così, poi è arrivato il Covid, e nel mondo è successo tutto quello che abbiamo visto in Italia. É vero che i consumatori ed i collezionisti di Barolo nel mondo continuano ad avere redditi alti, nonostante le difficoltà economiche, e, quindi, in parte condivido le preoccupazioni per il 2021, e per una vendemmia 2017 che arriverà sul mercato che è molto buona ma non ha l’attenzione mediatica che ha avuto la 2016”, ha detto dal canto suo Emanuele Baldi, direttore marketing di Prunotto. Certo, ci sono anche case history peculiari e in controtendenza, come quella raccontata da Matteo Sardagna, alla guida della storica Poderi Luigi Einaudi: “siamo riusciti a capitalizzare una serie di contatti e di lavoro fatto negli anni passati, posizionando il nostro vino in tanti “wine club” del mondo, ed a tanti collezionisti attraverso le enoteche, e devo dire che, nel nostro caso, siamo addirittura cresciuti sul 2019. Ma certo i problemi non mancano: c’è una strategia di promozione che ovviamente è tutta da rivedere, c’è da capire quanto durerà questa situazione, e, soprattutto in Italia, c’è anche il problema del recupero crediti, perché nell’Horeca c’è chi è davvero in difficoltà ma c’è anche chi usa questa fase difficile come scusa, ed a volte si fa fatica a riscuotere ordini vecchi più di un anno”.
Sulla promozione arriva la riflessione di Alberto Cordero, alla guida della Cordero di Montezemolo: “è un discorso ampio e complesso, ragionare come facevamo fino a pochi mesi fa ha poco senso oggi. C’è il tema della mobilità e dei viaggi, che è globale, c’è il tema degli eventi, delle fiere, delle cene che non si possono fare. È una questione socio economica, e finché non si risolvono certe questioni che vanno ben oltre il vino è inutile pensare di avere soldi a disposizione per la promozione. Piuttosto, in un ragionamento più generale, si dovrebbe pensare a spendere i soldi pubblici per sostenere la mobilità in sicurezza, sostenere chi lavora, e, di conseguenza, guadagna e magari può spendere anche in una buona bottiglia di vino. È un discorso molto complesso, ci si aspetta maggiore attenzione anche dalle istituzioni, si poteva fare un lavoro diverso contro la Pandemia, ma i numeri, soprattutto dell’ultima settimana, ci dicono che quanto fatto non ha dato risultati all’altezza”.
Eppure, si deve guardare al futuro, anche oltre il Covid, ed a lanciare un messaggio in questo senso è Stefano Chiarlo, alla guida della Michele Chiarlo: “parto dal fatto che sono rimasto sorpreso, questa estate, di vedere tanti turisti in Langa, che ormai è un posto di grande attrattiva grazie al vino, alla ristorazione, ed a tutto quello che è turismo lento. Dobbiamo guardare al digitale per farci trovare pronti, come territorio, al 2022, quando probabilmente saremo davvero fuori da questa crisi. E allora, spero che ci sia quello spirito di rilancio e di crescita, di voglia di fare e di godere del buono e del bello che la vita offre, che c’è stato nel Dopoguerra, come mi ha raccontato mio padre Michele Chiarlo”.
A tirare le somme, rispondendo anche ad una domanda di WineNews sulle strategie future, è Gianni Gagliardo: “nei prossimi mesi credo che potremmo fare quello fatto in questo ultimo periodo. Investire in canali di contatto più diretto con il consumatore, sul web, sul presidio delle enoteche e così via, ma più di tanto non si può fare. È un momento in cui più che altro, finché non ripartono i mercati, quello che dobbiamo fare è resistere, evitando magari di sprecare risorse. E, sul tema dei cru, dico che sono e resteranno un valore assoluto, uno strumento primario di valorizzazione del Barolo, che ha questa unicità. Sono 181 cru su poco più di 2.000 ettari, cru che a volte, per i consumatori di Barolo più esperti ed appassionati, sono diventati quasi più importanti dei brand aziendali. Un percorso che il territorio ha intrapreso, quello della valorizzazione dei cru, e che deve senza dubbio andare avanti”.

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