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CONTROVERSIE INTERNAZIONALI

Il “dossier Prosecco” nelle trattative per l’accordo di libero scambio tra Ue e Australia

Le IG tema sempre caldo: i produttori australiani non vogliono rinunciare a chiamare Prosecco il vino che producono dagli anni Novanta
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I filari di Prosecco Australiano nella King Valley

Nelle lunghe trattative che portano ad accordi di libero scambio tra Unione Europea e qualsiasi altro Paese Terzo, il riconoscimento reciproco delle tipicità agroalimentari è uno dei fascicoli più caldi. Specie dal punto di vista europeo, dove il sistema delle certificazioni (Dop e Igp) ha costruito una tutela ed una difesa dei marchi fondamentale nel mercato comune dei 27 Paesi europei. Le denominazioni più importanti, specie del vino, sono state capaci, grazie allo sforzo dei Consorzi, di trovare accordi anche con altri Paesi, depositando e registrando il proprio marchio. È esattamente l’iter fatto dal Prosecco, riconosciuto prima in Cina e poi in Nuova Zelanda, nell’ambito dello “EU-NZ Trade Agreement”, l’accordo di libero scambio tra il Paese oceanico e l’Unione Europea firmato lo scorso 30 giugno.

La UE, inoltre, da maggio 2018 sta negoziando un accordo di libero scambio con l’Australia, giunto ormai alle battute finali. Anche n questo caso, tra i tantissimi temi c’è quello del riconoscimento del Prosecco che, però, sta incontrando più di qualche problema. In Australia, infatti, a cavallo tra la fine degli Anni Novanta e l’inizio degli anni Duemila, centinaia di produttori di vino decisero di puntare su quella che, all’epoca, era “solo” una varietà, da cui si produceva l’omonimo vino spumante, con un intero territorio, la King Valley, dedicato. In Italia con la nascita della Doc Prosecco, nel 2009, ancorata territorialmente al paese friulano di Prosecco, il nome dell’uva diventò, definitivamente, Glera.

In Australia, però, da allora nulla è cambiato, il vino prodotto da uve Prosecco continua a chiamarsi così, il Paese non ha mai riconosciuto il trademark italiano e, da parte loro, i vignaioli australiani non hanno alcuna intenzione di fare un passo indietro. Al contrario, il lavoro di lobbying sul Governo di Canberra si fa sempre più pressante, specie dopo l’ultimo round di trattative con Bruxelles, di scena ad ottobre, che ha ridotto moltissimo le distanze sulle IG. Il dossier è complesso, i punti di vista molto distanti, e se l’accordo con la Nuova Zelanda costituisce un precedente ed un deterrente, in gioco c’è un’economia tutt’altro che secondaria, ossia 15 milioni di bottiglie di Prosecco australiano, venduto quasi tutto sul mercato nazionale, che dovrebbe trovarsi un altro nome sperando di non perdere quote di mercato. Una prospettiva che conosce bene l’Italia, che nel 2007, dopo una battaglia legale durata anni, ha dovuto rinunciare alla dicitura “Tocai”, ribattezzando il popolare vitigno - e l’omonimo vino bianco - friulano, appunto, “Friulano”.

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