Correva il 1990, quando la band tedesca degli Scorpions pubblicava la celeberrima ballata “Wind of Change”, in un clima di grande cambiamento in Europa e nel mondo, a pochi mesi dalla caduta del Muro di Berlino, nel 1989. E magari lo stesso “vento del cambiamento”, con le debite proporzioni, è quello che si respira anche a Bordeaux, per anni territorio faro del vino mondiale, capace di influenzare gusti e mercati ad ogni latitudine, e che ora è alle prese con una crisi senza precedenti, ad ogni livello, come abbiamo raccontato spesso in questi mesi. E se crisi, oltre che difficoltà, vuol dire anche, appunto, cambiamento, sono tanti i tasselli che, tenuti insieme dal classico pragmatismo francese (con il Paese che fa i conti con il calo dei consumi interni, ma anche delle esportazioni, e con la filiera molto preoccupata per gli effetti dei dazi Usa), sono il segnale che molto sta cambiando.
Se in queste ore è rimbalzata, su WineNews e nel mondo, la notizia della rinuncia a rivendicare Aoc prestigiose come la stessa Bordeaux e Pomerol, con i vini che saranno solo “Vin de France”, da parte del celebre Château Lafleur, con una scelta motivata dal fatto di avere mani più libere nelle gestione del climate change, rispetto alle regole più rigide previste dai disciplinari delle denominazioni, arriva un altro segnale forte dalla Gironda, come riporta Vitisphere. Ovvero l’elezione del viticoltore Michel-Éric Jacquin, già membro del collettivo Viti33 - protagonista di molte delle proteste, anche violente, contro le svendite di vini a basso prezzo nei supermercati, ma non solo - al vertice della Aoc Bordeaux e Bordeaux Supérieur, dopo un’elezione “molto combattuta”, riporta il magazine francese.
Con Jacquin che, dunque, prende il posto di Stéphane Gabard, presidente per 5 mandati. Ed il neo presidente che presiede due denominazioni che mettono insieme 1,7 milioni di ettolitri di vino, la metà dei volumi di tutta la Gironda, tra le poche parole dette, ha dichiarato: “facciamo ottimi vini, ora dobbiamo produrre i vini che piacciono ai consumatori”. Parole, quelle di Jacquin, che sembrano ovvie, anche perché se per chi fa impresa su un prodotto, venderlo (e ad un prezzo remunerativo) è una necessità, per chi compra un bene voluttuario, come è il vino, acquistarlo è una scelta a cui si può anche rinunciare. Come stanno facendo in molti, evidentemente, tanto che se in anche in Italia si ragiona da qualche tempo di misure per ridurre in maniera strutturale la produzione di vino e riequilibrarla rispetto alle richieste di un mercato in lenta ma costante contrazione, da qualche anno, in Francia, e soprattutto a Bordeaux, si è scelta la via dell’estirpo di migliaia di ettari di vigna, in cambio di rimborsi da fondi pubblici, con il supporto di fondi dello Stato (che Oltralpe economicamente non se la passa benissimo, ndr) e dell’Europa. Una scelta che però non piace a tutti, e che qualcuno critica apertamente.
Come Patrick Mansuy, ingegnere, imprenditore nel campo dell’hi-tech e dell’intelligenza artificiale, che si è lanciato nel settore del beverage, lanciando una serie di bevande premiscelate a base di vino, e a bassa gradazione alcolica, e in lattina, con il marchio Glou Time, e che sempre a Vitisphere ha sottolineato: “sono sempre stato un appassionato di vino, osservo attentamente l’evoluzione del settore e da poco ho deciso di entrare in questo campo. Trovo assurda questa idea di sradicamento delle vigne, quando non c’è troppo vino in assoluto, ma solo troppi vini che non interessano più a nessuno. Venendo dall’industria, sono stupito di vedere quanto poco sia cambiata l’offerta nel complesso nel corso dei decenni (soprattutto in Francia), mentre la società, i suoi gusti, i suoi modelli di consumo, sono stati stravolti da cima a fondo”. Insomma, come si dice, tra dire e il fare c’è di mezzo il mare, e alle parole devono seguire i fatti, cosa non semplice, perché in ogni caso il vigneto non è un impianto industriale che in poche settimane si può adattare da una produzione all’altra.
Ma di certo, sono gli ennesimi, tra tanti altri piccoli e grandi segnali (dal boom dei prodotti No-Lo ai formati alternativi, dal calo dei prezzi dei grandi Château al cambiamento della frequenza e delle modalità di consumi del vino, dalla crescita di bollicine prima e bianchi poi a discapito dei vini rossi, tra gli altri), che arrivano anche da un territorio del vino, Bordeaux, che fino a poco tempo fa sembrava un “totem” intoccabile, ad ogni livello, e più in generale da quella Francia che resta leader, insieme all’Italia, della produzione di vino mondiale, ma che si interroga costantemente sulla necessità di cambiamenti e rivoluzioni, per guardare al futuro.
Copyright © 2000/2025
Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit
Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2025