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STORIA

Il ruolo del vino nella cultura americana, da Thomas Jefferson al “Giudizio di Parigi”

Nuovo slancio al progetto food & wine dello Smithsonian, grazie ad una donazione da 4 milioni di dollari dei Winiarski, pionieri del vino in Californi

Tra le date e gli eventi che hanno segnato la storia contemporanea del vino, il 24 maggio 1976 ricopre un ruolo fondamentale. Quel giorno, a Parigi, va in scena la più rinomata e sorprendente delle degustazioni alla cieca: sotto l’attenta guida del compianto Steven Spurrier, allora tra i più importanti wine merchant britannici, e della collega americana Patricia Gallagher, vengono sottoposti ad una giuria di undici giudici - nove francesi, un americano e un britannico - una selezione dei migliori Cabernet Sauvignon e Chardonnay della California, insieme ad alcune delle declinazioni più prestigiose di Bordeaux.
Una sfida, all’epoca, ritenuta impari: troppo avanti la Francia del vino di allora, rispetto al Nuovo Mondo che ancora aveva tutto da imparare. E, invece, il risultato - di quello passato alla storia, giocando con il mito greco, come il “Giudizio di Parigi” - lasciò tutti a bocca aperta: la California mise in riga Bordeaux, con un suo vino sopra a tutti gli altri, il Cabernet Sauvignon 1973 di Stag’s Leap Wine Cellars.
Da quel momento, una nuova consapevolezza si palesò tra i vignaioli non solo della California, ma di tutti gli Stati Uniti. Dove, è sempre bene ricordarlo, la vite era arrivata secoli prima con i primi coloni europei, spagnoli e francesi.
La viticoltura, così come la stessa cultura del vino, però, fino a quel momento non erano mai state davvero parte integrante della società e della quotidianità americana. E non lo saranno per almeno altri venti anni, quando i consumi enoici deflagrano, il vino invade supermercati e ristoranti, facendo diventare gli Stati Uniti, in maniera piuttosto rapida, il primo mercato per consumi al mondo.
Tanto che, nel 1996, il celebre National Museum of American History della Smithsonian Institution, grazie ad una donazione di 50.000 dollari, fatta da Warren e Barbara Winiarski, ossia dai fondatori di Stag’s Leap Wine Cellars, ha dato il via ad una ricerca sulla Napa e sulla storia del vino degli Stati Uniti, il nucleo da cui è poi nato l’“American Food History Project” del museo. Un progetto che, grazie proprio ai Winiarski, che nel 2007 hanno venduto Stag’s Leap Wine Cellars, per 185 milioni di dollari, alla Ste. Michelle Wine Estates in società con il Marchese Piero Antinori, reinvestendo in Arcadia Vineyards, ha il futuro garantito, grazie ad una nuova donazione questa volta molto più sostanziosa, di 4 milioni di dollari.

“Ci piace immaginare che Thomas Jefferson sarebbe stato felice nel vedere fino a che punto siamo arrivati come Paese produttore di vino. Specie in quanto uomo che credeva che il vino avesse un effetto civilizzatore sulla società, e che l’America un giorno avrebbe prodotto vini “senza dubbio buoni” come qualsiasi altro al mondo”, ha raccontato Warren Winiarski alla rivista Usa “Wine Spectator”. Per lo Smithsonian è un passo fondamentale, a cui ne dovranno seguire altri, nei 25 anni dalla prima donazione, che finanziò la prima mostra permanente sul vino: “Red, White & American: Wine in American History and Culture”. L’obiettivo, lanciato dall’iniziativa “25 at 25 Initiative: Food Fund for the Future”, è quello di raccogliere altre 25 donazioni, da 25.000 dollari ciascuna.

 

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