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Il Sole 24 Ore

Tradizione e qualità premiano ... Nel 2008 vendite all’estero in crescita del 10% con un business da 1,4 miliardi... Con l’aria che tira si può pensare al Natale e al Capodanno sotto tono. Invece, come sempre accade nei momenti difficili, gli italiani si scoprono più uniti e determinati del solito. Accadrà anche ora. E potrebbe essere l’inizio di un lento giro di valzer con in mano una coppa di spumante made in Italy. Un brindisi che coinvolgerà tutti, pronti a stappare in famiglia o con gli amici dai 100 ai 115 milioni di bottiglie di bollicine classiche Franciacorta Docg, Oltrepò pavese Doc, Trento Doc, o aromatiche come l’Asti Docg e il Prosecco Doc. Cento milioni sono pressapoco un terzo della produzione nazionale di spumante.
O, se volete, il 65% della domanda domestica, data per stabile sui 150 milioni di pezzi, anche se l’ultimo rapporto Ismea parla di una flessione dell’8,8% della domanda nel terzo trimestre. Al contrario, i mercati esteri continuano a non deludere, con l’export di spumante che vive un periodo di euforia. Tanto che il direttore del Forum d’Italia, Giampietro Comolli, stima per l’intero 2008 esportazioni pari a 163 milioni di bottiglie (+10%) per 1,4 miliardi di euro. Un record che è il giusto ritorno per un vino di qualità elevata, offerto a prezzi competitivi rispetto a prodotti concorrenti. Il tutto con affari complessivi oggi stimati sui 2,5 miliardi, ma con una potenzialità molto superiore. Tra i prodotti più gettonati, il tradizionale Asti, da sempre export-oriented, e il Prosecco che con 50 milioni di bottiglie Doc e 110 milioni di Igt continua nella sua ascesa nella Penisola e all’estero.
Nel caso dell’Asti, “il buon andamento delle vendite, soprattutto sui mercati internazionali spiega il presidente del Consorzio di tutela, Emilio Barbero deve molto al piano di rilancio da 40 milioni varato due anni fa e sottoscritto da tutte le componenti produttive. Grazie a questo piano è stato possibile riposizionare l’Asti su tutti i mercati”. Dai numeri comunque si capisce che “a godere di buona salute è tutta l’offerta spumantistica nazionale che ha una connotazione forte con il territorio di produzione”, commenta il presidente di Federvini Lamberto Gancia. Legame che l’Asti vanta da sempre e che il Prosecco intende ora più che mai fare valere in tutto il mondo. A questo serve la procedura in fieri, circa l’estensione del territorio di produzione? Il Friuli-Venezia Giulia con la riserva del nome, nonché il dibattito sul riconoscimento della Docg al Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene. Proposta per la prima volta nel 2000 dall’allora presidente delle industrie del vino trevigiane, Giancarlo Moretti Polegato del gruppo La Gioiosa, la riserva del nome sembra oggi a portata di mano.
“L’una e l’altra riforma sono per noi produttori di grande importanza, perché ci tutelano da atti di pirateria produttiva”, sostiene il presidente del Consorzio di tutela, Franco Adami. Gli fa eco Pierluigi Bolla della Valdo, secondo il quale non è solo questione di usurpazione del nome. “La doppia riforma a cui si sta lavorando dice mira a dare al Prosecco una propria identità geografica e tutela produttiva che eviterà ad aziende che non hanno legame con il nostro territorio di agire indisturbati”.
Ed è proprio l’estensione territoriale che lascia perplesso Roberto De Lucchi della cantina Canewel, il quale rammenta come il dibattito “si è aperto con l’ipotesi della riserva del nome del vitigno Doc prodotto in una sola provincia, per arrivare al nome geografico esteso al vino originato in otto province”. Troppe per un unico prodotto? Per Moretti Polegato “non è una questione di province che aumentano, ma di opportunità da cogliere. E tra queste opportunità c’è finalmente la possibilità di dare forza alla esclusività della denominazione garantita”.
“Anche perché - aggiunge Gianluca Bisol non è che tutti potranno produrre Prosecco dove e come desiderano. Tutto sarà controllato, a cominciare dalla zona della futura Docg di Valdobbiadene e Conegliano alla nuova Doc”, e opportunamente definito e studiato. Come si prepara a fare il programma del master di cultura del cibo e del vino che l’Università Ca’ Foscari di Venezia si prepara a fare da gennaio raccontando con le aziende le ricchezze di Valdobbiadene.

Le bollicine tricolori ... In milioni di bottiglie di spumante...

Spumanti italiani 299,4 di cui 22 con metodo classico, 277 con metodo Charmat.
Produzione nazionale consumata in Italia: 153,1.

Consumo globale in Italia (compreso l’import): 165,5.
146,3 - Export nei 25 Paesi Ue e nel mondo di cui: 63,1 Asti, 38 Spumanti d’Italia, 44 Prosecco.
Percentuale del consumo nazionale che avviene nei 25 giorni (dal 10 dicembre al 6 gennaio): 72%.
Fonte: Osservatorio nazionale economico spumanti

L’Asti Docg ... Un vino dai tanti primati...
L’Asti spumante è un vino dai tanti primati, a cominciare dalla quantità prodotta: 80 milioni di bottiglie. Ottenuto da uve Moscato, ha un aroma piacevole che lo rende unico nel panorama internazionale. Questo spiega perché da sempre l’Asti è il vino italiano con le bollicine più gettonato sui mercati esteri, dove si esportano più di 60 milioni di bottiglie: la sola Germania ne consuma più dell’Italia. L’area viticola si estende per 10 mila ettari, coinvolge 53 comuni di tre province (Alessandria, Asti, Cuneo), con buona parte dei 6.100 vignaioli rappresentati dalla Produttori Moscato d’Asti. Altro primato è la data del Consorzio di tutela che risale al 1932 e il numero degli associati (144) tra cantine cooperative e aziende private. La netta distinzione dei ruoli ha facilitato tra le parti un dialogo che ha portato anni fa all’accordo interprofessionale che ha permesso di pianificare gli interventi in materia di produzione, rese e prezzi. “Accordo che - secondo il presidente del Consorzio Emilio Barbero - si traduce in risultati vincenti per tutti gli attori della filiera”.

Il Prosecco ... Si studia la riserva del nome...
Il distretto del Prosecco Doc di Valdobbiadene e Conegliano è stato istituito nel 2003 tra mille diffidenze, ma oggi tutti concordano sulla sua efficacia. La superficie classica si estende per 4.838 ettari di vigneti, coinvolge 2.960 aziende agricole e di trasformazione, con 185 etichette, 55 milioni di bottiglie per un quarto esportate e un giro d’affari di milioni di euro. Il business è pero molto più ampio, dato che alla Doc va sommato il Prosecco Igt prodotto su una superficie doppia e con rese maggiori, Si stima che la produzione totale raggiunga i 160 milioni di bottiglie. E tanto basta per fare del Prosecco uno spumante con potenzialità enormi, che potrebbero ulteriormente crescere con la riserva del nome estesa anche al Friuli-Venezia Giulia, dove sulle colline carsiche esiste il Paese Prosecco. La logica che sostengono i vignaioli in questa iniziativa, in fase di studi, permetterebbe di legare la Doc al territorio. Prosecco oggi è nome di vitigno e quindi ovunque replicabile. Con la “riserva del nome” si ritiene che questo rischio verrebbe meno.

Franciacorta & Oltrepò Pavese ... Lombardia delle sorprese...
L’ Oltrepò pavese, con 13.400 ettari di vigna è per estensione la terza area della Penisola con un’unica Doc geografica a tutela di vini rossi, vini bianchi e, soprattutto, bollicine prodotte da Pinot nero. Si tratta di un’uva nobile coltivata su tremila ettari, e che fa dell’ Oltrepò - osserva il direttore del Consorzio di tutela Carlo Panont - l’area a Pinot nero più estesa del mondo (dopo la Borgogna), fornitrice di vino base spumante per mezza Italia. La Lombardia vanta anche la più piccola delle aree nazionali più vocate alle bollicine classiche ottenute da uve Chardonnay. E’ la Franciacorta, che corrisponde anche alla prima Docg legata al territorio. Piccola per modo di dire, perché a ben vedere è quella che negli ultimi dieci anni ha registrato un successo
eccezionale. Il presidente del relativo Consorzio, Ezio Majolini, ricorda che in poco più di dieci anni si è passati dai 700 ettari del ’96 ai 2.200 di oggi, con 9 milioni di bottiglie. In parte esportate. Un successo che è il frutto di qualità e scelte uniche, come quelle di credere appunto per prima nella forza del nome Franciacorta.

Trento Doc ... La scelta geografica...
Il Trentino vanta alcuni dei marchi di vino spumante classico (fermentato in bottiglia) più rappresentativi della Penisola. A tutelare le pregiate bollicine di uva Chardonnay è nata, già nel 1993 la denominazione Trento Doc, che però ha fatto anticamera prima di trovare consenso unanime da parte dei 27 produttori aderenti al Consorzio di tutela. Superata questa prima fase in parte causata dalla ritrosia nell’usare il nome Talento, poi abbandonato), da alcuni anni le aziende hanno rotto ogni indugio sulla scelta a favore della denominazione geografica. La produzione 8 milioni di bottiglie, pari a 40% dei 20 milioni di bottiglie di spumante classico made in Italy. Il Consorzio, già con la presidenza di Mauro Lunelli della Ferrari, si era fatto promotore di eventi finalizzati a promuovere meglio l’immagine del Trento Doc. Un impegno che Fausto Peratoner de la cantina La Vìs, da alcune settimane nuovo presidente dell’ente di tutela ha deciso di volere proseguire “per valorizzare sempre di più il marchio collettivo Trento Doc.

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Un brindisi con bollicine made in Italy . Spumanti vs Champagne: le migliori etichette per brindare con bollicine italiane, provenienti da territori classici come Franciacorta, Piemonte e Trentino, ma anche da zone emergenti come le Marche.

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