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IL SUO NOME E’ SINONIMO DI BRUNELLO DI MONTALCINO: E’ DEDICATO A FRANCO BIONDI SANTI, GENTLEMAN DEL VINO, L’ULTIMO LIBRO DELLA COLLANA “I SEMI” DI LUIGI VERONELLI

Biondi Santi
Franco Biondi Santi, la leggenda del vino italiano

Per i veri conoscitori del grande vino il suo nome è sinonimo di Brunello: Franco Biondi Santi, alla cui famiglia si deve “l’invenzione” del Brunello di Montalcino all’inizio dell’800, è il protagonista dell’ultimo volume della collana “I Semi” di Luigi Veronelli, che raccoglie biografie di uomini e donne che hanno valorizzato la terra in cui hanno vissuto e lavorato, cambiando con la loro opera ed il loro lavoro le persone e le cose che li circondavano.
Se a Montalcino esiste il Brunello lo si deve proprio ai Biondi Santi: fu nella Tenuta Il Greppo, considerata per questo un “luogo sacro” del vino italiano, che fu imbottigliato il primo vino chiamato con questo nome. Il volume su Franco Biondi Santi, il gentleman del Brunello, che sarà presentato venerdì 26 novembre, a Montalcino (ore 16, Teatro degli Astrusi), segue quelli dedicati, tra gli altri, ai grandi viticoltori Giacomo Bologna, a Mario Schiopetto e Marco De Bartoli.
L’autrice del libro, la giornalista americana Kerin O’Keefe, con il rigore e la puntualità che contraddistinguono il giornalismo d’oltreoceano, ripercorre tutta la vita di Franco Biondi Santi: da quando bambino assiste all’attività del padre fino a veder crescere quel Brunello destinato a diventare un mito riconosciuto nel mondo. Una vita fatta di lotte, di trasformazioni, di strenue difese per salvaguardare l’identità del suo vino. Franco Biondi Santi, che colpisce con la sua allure di signore d’altri tempi - altissimo, canuto, grande fascino e infinita sapienza enologica - ereditò l’azienda da suo padre Tancredi, uno dei più grandi enologi italiani di tutti i tempi, che a sua volta l’aveva ereditata dal padre Ferruccio. La prima vendemmia di Franco Biondi Santi fu la 1970, una Riserva spettacolare, un best seller dell’enologia che, dopo oltre trent’anni, rivela una classe superiore. Da allora Franco non ha mai smesso di lavorare al “suo” Brunello, considerato alla stregua di un figlio, e ancora oggi accostarsi alla cantina de Il Greppo trasmette la vertigine dei secoli e della tradizione.
Nel libro sono raccolti interventi di alcuni tra i più grandi nomi dell’enologia internazionale: come Burton Anderson, che lega proprio all’incontro con Franco Biondi Santi e il suo Brunello la decisione di scrivere il suo primo articolo sul vino e di iniziare una carriera come scrittore esperto di enologia. O come Michael Broadbent (a capo della “Divisione Vino”, per oltre 30 anni, della case d’aste Christie’s), che afferma che paragonare le Riserve Biondi Santi con altri Brunelli - più docili e ovvii, esageratamente fruttati - è come paragonare un buon caffè tostato appena macinato con un blando caffè solubile. O come Luigi Veronelli, che parlando di un Brunello Riserva 1888 Biondi Santi, dice: “L’ho accolto in un grande cristallo e sorso via sorso me lo sono bevuto. Ho goduto la “piccola morte”, non una sola volta, come nei grandi amori”.
Il libro sul “gentleman del Brunello” è costellato di aneddoti. Come quando all’inizio del 1944, al passaggio del fronte, Franco Biondi Santi insieme a suo padre murò la stanza in cui erano custodite le vecchie Riserve prodotte dal nonno. Lavorarono tutta la notte quasi al buio, per non farsi sentire da nessuno, nascondendo qualche centinaio di preziose bottiglie, dal 1888 fino al 1925. “O ce le bevono o ce le rubano”, diceva Tancredi Biondi Santi. E per fortuna con questo stratagemma riuscirono a salvarle, perché senza quelle bottiglie sarebbe stato impossibile dimostrare al mondo la straordinaria capacità di invecchiamento del Brunello.
Un altro tassello fondamentale nella mitologia del Brunello Biondi Santi è il rito della “ricolmatura”: per garantire che le vecchie Riserve prodotte da suo padre si affinassero in maniera perfetta, Tancredi Biondi Santi decide di effettuare la “ricolmatura” per la prima volta nel 1925, notando un leggero calo in qualche bottiglia dovuto al passaggio dell’aria attraverso il tappo di sughero, che con il passare del tempo perde elasticità. Per la “ricolmatura” viene usato vino della stessa annata. Una seconda “ricolmatura” viene fatta nel 1970, alla presenza di due celebri scrittori, Luigi Veronelli e Mario Soldati, che testimoniano al mondo la qualità delle vecchie Riserve, particolarmente quelle più vecchie del 1888 e 1891. Dal 1990 in poi, Franco Biondi Santi decide di offrire il servizio della “ricolmatura” ai clienti che vogliono mantenere le loro preziose Riserve: così, ogni anno, il primo sabato di giugno, Franco Biondi Santi controlla ed expertiza le Riserve, ricolmando solo quelle ben conservate.
E proprio Mario Soldati, grande estimatore del Brunello griffato Biondi Santi, scrisse: “Sarebbe ridicolo, con il pretesto del piccolo quantitativo, preferire al Brunello originario, autentico, prodotto nella cantina del suo creatore, da suo figlio e da suo nipote, il Brunello di altri privati, che avranno, nessuno lo nega, i loro meriti, ma che non potranno mai raggiungere la classe del Biondi Santi. Ho bevuto del Brunello del ‘61, del ‘58, del ‘45, del ‘25, e perfino del 1888 e del 1891… e sono rimasto di stucco, come davanti ad un piccolo miracolo”.

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