Un messaggio che si rafforza, sull’importanza della tutela delle (bio) diversità, della costruzione di quel sistema alimentare buono, pulito e giusto che da quaranta anni è missione e fiore all’occhiello di Slow Food Italia (che, in questo 2026, festeggia i suoi primi quattro decenni), ma anche del valore dell’origine e della sostenibilità del wine & food, nella sua capacità di fare sistema, come dimostra, d’altronde, il legame, sempre più solido tra ”Slow Wine Fair”, edizione n. 5 dell’evento dedicato ai “vini buoni, puliti e giusti”, e “Sana Food”, il format dedicato al canale horeca e al retail specializzato sul cibo biologico, due eventi in un unico evento (22-24 febbraio), inaugurati oggi a BolognaFiere, sempre più “hub” del vino e dalla dimensione e prospettiva internazionale (con “Champagne Experience”, in calendario il 4 e il 5 ottobre, con Excellence Sidi, ed il “Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti” by Fivi, dal 21 al 23 novembre, e le “Wine Experience” di United Experience, partendo da Londra il 26-27 aprile, guardando poi a Vietnam ed al Messico). Un evento che serve a fare business, ma anche cultura - grazie anche al patrocinio del Ministero dell’Agricoltura e Comune di Bologna, ed il supporto dell’Agenzia Ice - e che mette sul tavolo una pluralità di temi, dall’impatto positivo che il vino può avere sui territori e sulle comunità, come motore di sviluppo e di inclusione sociale, al lavoro equo in vigna e con scelte agricole responsabili, fino al futuro dei giovani che faticano ad accedere alla terra ed a quello dei territori montani che possono rilanciarsi. Ma anche del valore delle donne, il cui ruolo nel mondo del vino sta diventando sempre più fondamentale. Un settore, quello del vino, che non può fare a meno di guardare anche all’attualità, come le note difficoltà che il vino sta incontrando, ad iniziare da un’attrattività da ritrovare nell’universo giovanile che dovrà passare anche da un messaggio da ricalibrare, dall’etichetta al calice. Inizia una “tre giorni” animata da1.100 vignaioli e vignaiole (oltre la metà con produzione biologica e biodinamica) che aderiscono alla “Slow Wine Coalition” ed al “Manifesto di Slow Food” - applicando principi di sostenibilità ambientale, rispetto del paesaggio e del terroir, valorizzazione delle comunità agricole e tutela della biodiversità - in arrivo da tutta Italia e da 28 Paesi del mondo, con oltre 5.000 etichette in vetrina. Le due manifestazioni, organizzate da BolognaFiere, sommano 1.400 espositori e si svilupperanno con decine di occasioni di incontro, approfondimento e degustazione nelle conferenze e nelle masterclass in programma. In una edizione che conferma la sinergia dell’“abbinamento naturale tra cibo e vino”, ha ricordato il presidente BolognaFiere, Gianpiero Calzolari, sottolineando (ai microfoni di WineNews) il valore di un evento importante per il comparto, ma anche dell’apertura verso l’estero sempre più marcata per l’hub di Bologna. “Con Slow Wine Fair e Sana Food stiamo consolidando un modello fieristico capace di integrare vino, cibo e sostenibilità in un’unica piattaforma dedicata al canale Horeca. Non si tratta solo di organizzare due manifestazioni di successo, ma di costruire un ecosistema che genera valore per produttori, buyer e territori. Le fiere sono un tassello fondamentale della politica economica del Paese e, quando possono, devono contribuire al suo sviluppo. I risultati di Sana Food e di Slow Wine Fair - spiega Calzolari - sono particolarmente positivi, con numeri in crescita, e siamo soddisfatti per come BolognaFiere si sta accreditando come un attore strategico del comparto. La nostra, inoltre, è la realtà fieristica con la maggiore propensione verso l’internalizzazione e all’estero stiamo promuovendo diverse iniziative legate ai settori food & wine. Le due fiere che iniziano oggi, con tanti espositori qualificati e rappresentanti delle istituzioni, costituiscono non solo un’occasione espositiva, ma anche un momento di riflessione e confronto sulla produzione di cibo e vino più rispettosa delle esigenze dell’ambiente”. Giancarlo Gariglio, coordinatore “Slow Wine Collection”, ricorda la “galoppata incredibile dal punto di vista della crescita che ha fatto il vino negli ultimi quaranta anni. Ma ora ci sono delle crepe, la crescita non è più quella di prima, anche se siamo stati abituati molto bene. L’entusiasmo è meno sentito tra i giovani che giudicano il vino come un argomento stantio. Poi c’è anche l’instabilità economica internazionale, e la qualità non basta più. Carlo Petrini (il fondatore Slow Food, ndr) lo disse già nel 2005 nel suo libro “Buono, pulito, giusto”: la narrazione del vino deve andare fuori dal bicchiere”. Maria Grazia Mammuccini, presidente FederBio, ha sottolineato come “Sana Food, in contemporanea con Slow Wine Fair, nella collaborazione ormai consolidata con BolognaFiere, rappresenta un’innovazione frutto anche dell’alleanza strategica tra FederBio e Slow Food Italia. L’obiettivo è spingere, in maniera decisa, verso la transizione agroecologica mettendo al centro il valore del cibo locale e il ruolo fondamentale delle piccole e medie aziende agricole, custodi di biodiversità e identità territoriali, considerate l’espressione più autentica del biologico italiano. Per questo occorrono idee e proposte concrete a partire da nuove relazioni tra produttori agricoli e ristorazione fuori casa, per valorizzare filiere capaci di produrre qualità e identità dei territori, creando reti economiche e sociali fondamentali per la rigenerazione delle aree rurali. Mentre a “Rivoluzione Bio”, gli “Stati Generali” del settore, il confronto si concentra su come il biologico possa rispondere alle grandi sfide del nostro tempo, clima, salute e ambiente, affermandosi come modello per l’intero comparto agroalimentare italiano”.
Per Barbara Nappini, presidente Slow Food Italia, la “chiocciola@ tutela “la diversità e mira a costruire un sistema alimentare buono, pulito e giusto, che adesso, ancora, non esiste. Quest’anno la declinazione scelta per il vino è legata al “giusto”, ciò significa, quando lo si acquista, guardare anche ad aspetti come il lavoro, la parità di genere, la giustizia nell’ambito delle diaspore”. Nappini ha aggiunto che c’è “un mondo di produttori per cui la sostenibilità ambientale e quella sociale sono interconnesse: produttori che sono già su un percorso che vede nel vino un motore di inclusione, dignità del lavoro, sviluppo delle comunità e crescita socioculturale. In questo percorso, l’equità è espressa anche nella relazione con gli ecosistemi: queste aziende hanno a cuore anche l’integrazione delle loro attività con l’ambiente perché sanno che grazie a esso lavorano. Sanno che serve tutelare la fertilità del suolo, salvaguardare la risorsa idrica, ripristinare la biodiversità tanto quanto “fare comunità”: perché è grazie a queste preziosissime risorse che si fa agricoltura, che si produce vino e cibo, in definitiva che si vive. Ci si aspetta che i vignaioli conducano il settore agricolo in questo percorso che dovrà avere come obiettivi prioritari e non disgiunti la rigenerazione del tessuto sociale e degli ecosistemi. Ci si aspetta che sempre più l’approccio agroecologico permei il settore. Ci si aspetta poi che i vignaioli siano in grado di raccontarle queste evoluzioni: che si rintracciano nel disegno dei paesaggi agrari, nelle storie resilienti delle comunità che ci abitano, in un rispettoso, innovativo giusto lavoro in campo, in cantina, alla vendita”.
Ma, in fiera, in questi giorni, ovviamente, il fulcro è quello del business, che poi è fondamentale per i bilanci delle aziende, che se non sono sane dal punto di vista economico, non possono esserlo neanche da quello etico e ambientale. E “Sana Food” e “Slow Wine Fair”, ha ricordato Rossano Bozzi, direttore Business Unit BolognaFiere, è un “progetto complesso che unisce tante anime, con una presenza complessiva del 50% di espositori biologici e biodinamici, che parlano ad un settore del “fuori casa” che copre il 33% dei consumi alimentari per un valore di 100 miliardi di euro”.
Un settore su cui punta il sistema-paese, come ricordato da Eleonora Iacovoni, direttore generale Pqa (Direzione generale per la Promozione della Qualità Agroalimentare): “per il Ministero dell’Agricoltura, rinnovare il patrocinio a manifestazioni di eccellenza come “Sana Food” e “Slow Wine Fair” non è un semplice atto formale, ma una scelta strategica di campo. Queste fiere rappresentano i pilastri della nostra visione agricola: da un lato l’innovazione e la sostenibilità del biologico, dall’altro la valorizzazione della biodiversità e della cultura vitivinicola. Il Masaf è anche protagonista attivo delle manifestazioni, con uno spazio dedicato, realizzato in stretta collaborazione con Ismea, concepito come un vero e proprio luogo di approfondimento delle tematiche nazionali ed europee”. E per un mercato sempre più internazionale, visto che, come ricordato da Brunella Saccone, dirigente dell’Ufficio Agroalimentare dell’Ita-Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane , a BolognaFiere, sono presenti 330 buyer di tutto il mondo, “compresi quelli presenti dai Paesi Arabi e Vietnam, dove sta crescendo l’interesse per gli alcolici. “Slow Wine Fair” è una fiera che mette in discussione il vino, qui si coniugano aspetti cercati dai giovani come il “vino instagrammabile”, etichette più moderne come hanno già fatto in Francia e Spagna, gradazioni alcoliche più basse, aspetto sempre più richiesto dall’estero”.
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