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LADY PENGUIN E IL VINO IN CINA

Il vino, i wine lovers, i social media: alla scoperta del mondo enoico cinese con Lady Penguin

La giovane top wine influencer cinese fotografa a wine2wine la sua attività e le sue strategie social. E dà i suoi consigli ai produttori italiani
CINA, LADY PENGUIN, WINE2WINE, Italia
Wang Sheng Han, in arte Lady Penguin, è la top wine influencer cinese

Un mercato di almeno 800 milioni di potenziali consumatori (a fronte dei 1,3 miliardi di abitanti totali), importazioni enoiche che volano del +25,8% in un anno: eppure ancora il vino in Cina, soprattutto quello italiano, non riesce ad entrare come le risorse permetterebbero. Differenze culturali e comunicative a parte, quali sono le difficoltà che incontra nel conquistare gli abitanti del Dragone? A fare una fotografia del wine lover “tipo” cinese ci pensa Lady Penguin a wine2wine, il wine business Forum di scena oggi e domani a Verona, organizzato da Veronafiere e Vinitaly. Wang Shenghan, in arte appunto Lady Penguin, giovane wine influencer si è già ritagliata, dal 2015 quando ha lanciato online il suo blog, il suo posto nel mondo enoico. Con oltre 2,5 milioni di follower su varie piattaforme social del Paese (come Tik Tok e Weibo), definisce la formula del suo successo con due semplici parole: coerenza e ironia. Il suo pubblico medio sono i Millennials, non per forza esperti di vino, ma giovani curiosi e disposti a sperimentare: spesso però vivono in città, e hanno vite frenetiche, ecco perché Lady Penguin usa come arma vincente dei brevi video in serie, giornalieri, in cui in appena 90 secondi consiglia o dà istruzioni sul bere vino. Come ad esempio quale bicchiere è più adatto a delle bollicine, o a che temperatura si serve del vino rosso.
Ma non finisce qui: il suo non è solo un blog, ma nasce come vero e proprio sito di e-commerce, su cui acquistare vino, ovviamente non solo cinese. Ed ecco che sono iniziate le collaborazioni dirette con i produttori, tra cui però non ci sono (“per ora”, ci tiene a precisare Lady Penguin) italiani. Ad ogni modo, l’obiettivo della wine influencer è quello, in un certo senso, di “educare” i wine lovers cinesi a ciò che c’è fuori dal Paese, che sta arrivando. E cioè saper riconoscere un vino buono da uno che non lo è che la qualità ha un prezzo, e che quindi se si pretende vino di qualità bisogna pagarlo un prezzo adeguato. Per questo organizza veri e propri wine tasting, “perché fare rete su internet è fondamentale, ma poi ci vuole un confronto di persona. In Cina - spiega la wine influencer - non ci sono gli stessi social che nel resto del mondo, ma ai miei compaesani piace chattare proprio come a voi. Intorno al vino però non può nascere solo ed esclusivamente un discorso cibernetico, per conoscere il vino bisogna berlo e soprattutto condividerlo, confrontandosi”.
Un mercato quindi dalle enormi potenzialità: nei primi sei mesi del 2018, secondo i dati Askci, società di ricerca e analisi dei mercati cinesi, le importazioni del Dragone hanno toccato i 385 milioni di litri, in crescita del 25,8% sullo stesso periodo del 2017. A fare da padrona c’è sempre la Francia, seguita da Australia, Cile e Spagna. L’Italia, si è conquistata (non a fatica) una quota di mercato del 7,03%, grazie ad un incredibile evoluzione del prezzo medio, passato dai 3,63 dollari al litro del 2015 ai 4,72 dollari del 2017. In pratica “i wine lovers cinesi stanno imparando a bere bene, e a spendere per del buon vino - racconta Lady Penguin - come si fa in tutti gli altri Paesi. Sulla nostra piattaforma, offriamo proprio a questo proposito un abbonamento mensile, grazie a cui i nostri follower che si iscrivono ricevono ogni mese del vino a casa, in diversi formati, con etichette molto complete con tutte le informazioni su azienda, vitigno, food pairing ...”.
Come possono quindi i produttori enoici mondiali, ma in particolar modo quelli italiani, conquistare un mercato come quello cinese? I consigli di Lady Penguin sono pochi, ma precisi: “innanzitutto i produttori, o i Consorzi, devono porsi un obiettivo. Il mercato cinese è talmente vasto che bisogna ritagliarsi una fetta di pubblico, almeno per partire. E poi - conclude - devono imparare a comunicare il vino in modo più diretto e leggero, anche umoristico”.

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