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MERCATI MONDIALI

Il vino italiano ancora una volta salvo dai dazi Usa: la decisione del Governo di Trump

La revisione dei “dazi a carosello” lascia intatto lo “status quo” (niente dazi per il Belpaese, restano quelli per Francia ed altri produttori Ue)
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Il vino italiano ancora una volta salvo dai dazi Usa: la decisione del Governo di Trump

Niente dazi aggiuntivi per i vini italiani in Usa: ecco l’esito, come da attesa, della decisione del Governo americano nella revisione dei dazi a carosello sui prodotti europei, introdotti già ad ottobre 2019 nella disputa tra Airbus e Boing. Una decisione attesa, ma non scontata, che lascia intatto lo “status quo”, sostanzialmente, sia sul fronte dei vini, e quindi con i dazi al 25% che colpiscono alcune produzioni di Francia, Germania, Spagna, per esempio, che sul resto dell’agroalimentare made in Italy e made in Ue.
Non un bottino pieno, visto che 160 membri del Congresso Usa, come riportato da Federvini nei giorni scorsi, avevano scritto al Dipartimento del Commercio Americano (Ustr) invocando la rimozione anche dei dazi già applicati, ma quanto meno una decisione che non aggrava il già complesso quadro dell’economia enoica in Usa, primo mercato del mondo e primo partner straniero per il vino italiano, già compromesso dalla pandemia.

“Ancora una volta l’Italia del vino rimane fuori dalla disputa commerciale Airbus. Non ci sarà alcun dazio aggiuntivo negli Stati Uniti sui vini del nostro Paese, almeno per questo nuovo round. Nell’esprimere soddisfazione e gratitudine per quanto fatto in Italia e negli Usa a vari livelli dal settore, dall’indotto e dalle istituzioni, riteniamo questo un successo - fondamentale ma purtroppo non definitivo - della diplomazia in un mercato che vale circa un quarto delle nostre esportazioni di vino nel mondo”, è il commento del presidente dell’Unione Italiana Vini (Uiv), Ernesto Abbona.
“Ora - ha aggiunto Abbona - confidiamo che l’azione politico-diplomatica combinata che ha visto protagonisti, tra gli altri, il Sottosegretario agli Esteri, Ivan Scalfarotto, e l’Ambasciatore italiano a Washington, Armando Varricchio, e oltre 27.0000 commenti anti-dazi pervenuti dai Paesi interessati agli uffici del Commercio americano, si concentri sull’indagine Usa relativa alla cosiddetta digital tax approvata l’anno scorso dal Governo italiano. L’obiettivo è scongiurare ancora una volta una ritorsione commerciale che si rivelerebbe perdente per l’Italia, l’Europa e gli Stati Uniti. Per questo servirà intensificare il dialogo incoraggiando, anche in sede europea e internazionale, un percorso di cooperazione con gli Stati Uniti sui due fronti aperti. Dobbiamo assolutamente evitare che il vino possa divenire nuovamente bersaglio di dispute alle quali è completamente estraneo”.
Secondo le elaborazioni su base dogane dell’Osservatorio del Vino di Unione Italiana Vini (Uiv) gli Stati Uniti rappresentano il primo buyer di vino al mondo e l’Italia è tornata a essere il primo Paese fornitore, con un valore delle vendite nel primo semestre di quest’anno fissato a quasi 1 miliardo di dollari, in crescita sia a volume (+2,9%) che a valore (+1,8%) sul pari periodo 2019. La Francia, colpita dai dazi aggiuntivi e principale competitor oltreoceano, nello stesso periodo ha registrato una perdita a valore del 25,3%; anche la Spagna ha pagato dazio alle ritorsioni commerciali accusando un -12,3%. Tra i vini made in Italy, il cui risultato è ancor più significativo se si considera anche il calo complessivo delle importazioni di vino negli Usa (-10%, a 2,8 miliardi di dollari), gli spumanti (+4,7%) fanno meglio a valore rispetto ai fermi imbottigliati (+1,3%), che rimangono la tipologia più venduta con un controvalore di 742 milioni di dollari. In forte difficoltà invece i fermi imbottigliati francesi che, vittime dei dazi aggiuntivi, chiudono il semestre a -37%.
“Ancora una volta i vini italiani hanno evitato la spada di Damocle dei dazi Usa - commenta Federvini con il presidente Sandro Boscaini - ma non possiamo non sottolineare come, ancora una volta, il settore agro-alimentare europeo ed in particolare quello italiano, paghino per “colpe” non proprie. Mi riferisco in particolare al comparto degli aperitivi ed i cordiali, che negli ultimi anni si erano segnalati per una grande crescita all'estero e che oggi stanno pagando un prezzo ulteriormente elevato perché ai dazi americani si sommano anche le conseguenze della pandemia. In ogni caso, dobbiamo ringraziare il Governo italiano. È stato fatto un grande lavoro di sensibilizzazione e di gioco di squadra tra aziende e istituzioni per ottenere un importante risultato, soprattutto in un periodo di grande difficoltà generale”.
Positiva, ovviamente, la reazione delle organizzazioni agricole. “E’ un’ottima notizia perché l’inasprimento dei dazi avrebbe posto un ostacolo in più sulla strada verso la piena ripresa del sistema agroalimentare italiano dopo l’emergenza sanitaria”, ha detto il presidente Confagricoltura Massimiliano Giansanti, ricordando che gli Stati Uniti sono il primo mercato di sbocco del Made in Italy agroalimentare fuori dalla Ue, per un valore dei 4,5 miliardi nel 2019, di cui 1,5 di solo vino.
“È anche importante rilevare che gli Stati Uniti hanno formalmente espresso la disponibilità a negoziare con la Ue un accordo che metta fine al contenzioso ultradecennale sugli aiuti pubblici ai gruppi Airbus e Boeing” - aggiunge il presidente Confagricoltura - una disponibilità che va colta con la massima urgenza da parte della Commissione Europea, per raggiungere un’intesa che consenta di eliminare i dazi che gravano sui nostri prodotti dall’ottobre dello scorso anno”.
Tira un sospiro di sollievo anche la Coldiretti, che ricorda come, comunque, restano, invece, in vigore le tariffe aggiuntive del 25% entrate in vigore lo scorso 18 ottobre 2019 che hanno già colpito specialità italiane come Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Gorgonzola, Asiago, Fontina, Provolone ma anche salami, mortadelle, crostacei, molluschi agrumi, succhi e liquori come amari e limoncello.

“I nuovi dazi avrebbero colpito - spiega Coldiretti - 3 miliardi di euro di cibo Made in Italy, pari a 2/3 del totale in un momento reso già difficile dall’impatto della pandemia sul commercio globale. Tra l’altro gli Stati Uniti sono il primo mercato extraeuropeo per i prodotti agroalimentari tricolori, che nei primi 6 mesi del 2020 hanno registrato una crescita del 4,8%, anche se a giugno le difficoltà causate dal coronavirus hanno fatto segnare una inversione di tendenza (-0,9%)”.
“Occorre impiegare tutte le energie diplomatiche per superare inutili conflitti che rischiano di compromettere la ripresa dell’economia mondiale duramente colpita dall’emergenza coronavirus” ha affermato il presidente Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare l’importanza della difesa di un settore strategico per l’Ue che sta pagando un conto elevatissimo per dispute commerciali che nulla hanno a che vedere con il comparto agricolo.
“Si salvano dalle tariffe vino, olio e pasta, che, nelle scorse settimane, avevano tremato. Ma è indispensabile continuare l’azione politico-diplomatica che ha portato all’esito positivo odierno e chiede nuove soluzioni negoziali che azzerino la stangata ancora in vigore (+25%) imposta su formaggi, salumi e liquori italiani. Serve lavorare a livello europeo - spiega il presidente Cia, Dino Scanavino - per salvaguardare il nostro sistema agroalimentare, che soffre a causa delle conseguenze della pandemia. La contrazione dei consumi interni di Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Gorgonzola è stato, infatti, un ulteriore colpo per queste eccellenze italiane, già vittime della politica protezionistica Usa nel 18 ottobre 2019. Prima dell’introduzione del dazio, l’annata era stata caratterizzata da un boom di vendite tricolori negli Usa, con 3,9 miliardi di euro e un aumento del 12%, molto maggiore degli altri mercati Ue (media del +2%)”.
“Non possiamo certo festeggiare perché restano in vigore le tariffe aggiuntive del 25% entrate in vigore lo scorso ottobre - commenta Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano - ma almeno Trump ha risparmiato l’Italia rispetto alla sua ipotesi iniziale di inasprire ulteriormente i dazi. In un momento difficile come quello che stiamo attraversando, sarebbe stato un altro duro colpo per la nostra Dop per la quale gli Stati Uniti rappresentano il secondo mercato estero (dopo la Francia), ed il primo mercato extra UE con volumi che superano le 10.000 tonnellate di prodotto esportate ogni anno. Lavoreremo in sinergia con Governo e Unione Europea affinché siano eliminate queste barriere al libero commercio che nulla hanno a che fare con la questione del Consorzio Airbus: siamo pronti a fare gioco di squadra con tutti i settori del Food di qualità italiana per vincere questa battaglia, sperando in una drastica riduzione o addirittura in un’eliminazione delle tariffe nel 2021”.

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