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NORME

In Russia lo Champagne torna a non poter usare il proprio nome in cirillico in retroetichetta

Dall’1 gennaio 2022 il termine “Champanskoïe” è riservato allo spumante nazionale. Vigneron al lavoro a fari spenti per difendere la denominazione
CHAMPAGNE, FRANCIA, RETROETICHETTA, RUSSIA, Mondo
Champagne, frizioni con la Russia

Finita la tregua tra Russia e Francia, con l’inizio del 2022 torna in vigore la legge che impedisce allo Champagne di utilizzare il termine “Champanskoïe”, in cirillico, sulla retroetichetta delle bottiglie esportate sul mercato russo, “riservato” solo agli spumanti prodotti nel Paese. Una situazione, riporta il magazine francese “Vitisphere”, che sta causando una certa irritazione tra i produttori francesi, che però non vogliono andare allo scontro frontale in un mercato comunque importante per le spedizioni di Champagne, limitandosi in questa fase ad assecondare le richieste russe in tema di etichettatura. Il punto, però, non è tanto l’etichetta, quanto la difesa della denominazione, intorno alla quale le aziende stanno stringendo i ranghi, cercando però di capire gli effetti di questa situazione. Che, al momento, non sembra aver portato problemi e confusione tra i consumatori russi, generalmente ben informati, che ogni anno importano 1,7 milioni di bottiglie. Gli organismi di tutelo dello Champagne, intanto, continueranno a lavorare ai fianchi le autorità russe, ma tenendo un profilo basso, mediando tra la necessità di tutelare un mercato importante e quella di difendere il nome dello Champagne, seppure in cirillico, senza entrare nel merito delle decisioni di Mosca in tema di protezione e promozione delle produzione spumantistica interna.

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