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L'espresso

Anticipazioni - Il vino è servito. Quali sono quelli italiani al top? E le cantine a 5 stelle? Tutte le risposte dai curatori della Guida 2004 de "L'Espresso" ... Migliaia di frequentatori dei corsi per sommelier, degustazioni a tema per vini di ogni tipo e per tutte le tasche, una pubblicistica sempre più vasta, con rubriche e articoli su ogni rivista e giornale: il vino, parlato e scritto ancora prima che bevuto, è sempre più di moda. In tutti gli ambiti, ma soprattutto fra i giovani, che ormai numerosi lo adottano come prima bevanda. Esce in questi giorni l'edizione 2004 della Guida dell'Espresso 'Vini d'Italia' (i due curatori sono stati coadiuvati da Massimo Zanichelli e da Giampaolo Gravina), che si presenta con un nuovo assetto. Regione per regione, a ogni produttore è dedicata una scheda contenente il voto, i commenti e le informazioni riguardanti i vini recensiti, dagli uvaggi al numero di bottiglie prodotte, completate dai prezzi. Un particolare rilievo è riservato ai vini dal favorevole rapporto qualità-prezzo. La classificazione dei produttori, da 1 a 5 stelle, tiene conto del livello qualitativo 'storico' di ogni azienda. I voti sono espressi in ventesimi e sono accompagnati, per facilitare la lettura, dal simbolo della 'bottiglia': 5 bottiglie da 18 a 20 ventesimi, cioè i vini dell''Eccellenza'; 4 bottiglie da 16,5 a 17,5, vini 'di alto livello'; 3 bottiglie da 15 a 16, vini 'buoni'; 2 bottiglie da 13,5 a 14,5, vini 'discreti'; 1 bottiglia da 12 a 13, vini 'sufficienti'. I vini 'Eccellenti', quelli cioè con punteggio da 18 a 20 ventesimi, sono 152: 132 rossi, 13 bianchi, 3 spumanti, 4 dolci. La Toscana batte quest'anno il Piemonte con ben 57 vini premiati contro 49. Staccatissime tutte le altre regioni.

Le cantine a cinque stelle

Le abbiamo chiamate così perché sono le migliori d'Italia: per il complesso della loro produzione e per la regolarità negli anni. Eccone l'elenco.

Conterno Fantino - Piemonte

Da una ventina d'anni Guido Fantino e Claudio Conterno sfornano rossi di gran carattere, lontani anni luce dai prodotti di qualità omogeneizzata che si stanno diffondendo anche nel mondo del vino. Vini di austera eleganza langarola ma anche di immediata capacità comunicativa.

Clerico - Piemonte

Domenico Clerico deve la sua fama non solo al valore assoluto dei suoi rossi, ma anche alla grande costanza della linea produttiva: i saliscendi qualitativi di molte aziende sono qui sconosciuti. Il Barolo Ciabot Mentin Ginestra 1999, 20/20 della Guida, ha pochi rivali a livello planetario.

Gaja - Piemonte

Nel mondo anglosassone, per decenni ostinatamente francocentrico, l'unico nome italiano capace di accendere qualche luce nella mente degli appassionati è stato quello di Angelo Gaja. Prototipo del produttore-manager, Gaja firma vini di straordinaria perfezione formale, che valgono fino all'ultimo centesimo del loro (stratosferico) prezzo.

La Spinetta - Piemonte

Giorgio Rivetti, agli inizi ottimo produttore di Moscato, una decina d'anni fa si è dedicato con ostinazione a fare grandi rossi, per cominciare grandi Barbaresco. Lo stile, un po' vistoso agli inizi, si è raffinato nel giro di poche vendemmie. Oggi pochi produttori fanno vini altrettanto buoni e caratterizzati.

Parusso - Piemonte

Il punto di forza del giovane Marco Parusso, in terra d'eccellenza come le Langhe, sta nella capacità di trasmettere nei vini con precisione chirurgica il carattere dei suoi differenti cru. Ognuno dei suoi cinque Barolo ha una personalità definita e inconfondibile. I prezzi sono da amatori, certo, ma non hanno ancora raggiunto livelli folli: vale la pena di dare la caccia a qualche bottiglia.

Roberto Voerzio - Piemonte

Difficile trovare un produttore tanto maniacale nella ricerca della qualità assoluta. Da una quindicina d'anni Roberto Voerzio firma vini d'arte prodotti in pochissime bottiglie (spesso solo in formato magnum), che gli appassionati si contendono. In un'epoca di vini accattivanti, i suoi rossi hanno un rigore e una nobiltà d'espressione esemplari.

Dal Forno - Veneto

Romano Dal Forno ha contribuito in misura determinante a far scoprire al mondo la personalità decisa dell'Amarone. Ogni sua bottiglia è un'esplosione di forza fruttata per gli amanti dei rossi carnosi, avvolgenti, vellutati, non c'è migliore indirizzo in Italia.

Castello di Fonterutoli - Toscana

Da anni all'avanguardia nel territorio del Chianti Classico, il Castello di Fonterutoli ha una struttura organizzativa da Château bordolese: poche etichette, grandi numeri, qualità elevatissima, un felice mix di tradizione e innovazione. In nessun vino si cede alla tentazione di 'mostrare i muscoli': tutti i vini hanno struttura, eleganza e bevibilità.

Ornellaia - Toscana

Fondata e guidata per oltre venti anni da Lodovico Antinori, la Tenuta dell'Ornellaia è passata di recente nelle mani di una società costituita dai Frescobaldi e dal californiano Mondavi. Non è però cambiato il percorso di crescita, che concilia qualità elevatissima con numeri produttivi non artigianali.

Siro Pacenti - Toscana

Protagonista indiscusso della riscossa del Brunello di Montalcino, Giancarlo Pacenti ha avuto il merito di non accontentarsi e di comprendere prima di molti altri le potenzialità e le peculiarità del sangiovese di Montalcino. I suoi vini sono un punto di riferimento per sostanza e carattere.

Poliziano - Toscana

Federico Carletti, titolare di Poliziano, è una figura esemplare di imprenditore vitivinicolo. È riuscito tra i primi in una grande impresa: dare immediata morbidezza ai rossi di Montepulciano, tradizionalmente severi nei primi anni di vita, senza scadere in un modello di vino troppo ammiccante. Riesce ogni anno a proporre bottiglie di alto livello con una continuità impressionante.

I migliori affari

Anni fa una bottiglia di vecchio Château Lafite (molto vecchio: della fine del Settecento...) è stata venduta per una cifra vicina ai 250 milioni delle vecchie lire. A chi può permettersi cifre simili per una bottiglia di vino, questo articolo interesserà poco. Gli altri possono essere interessati a trovare a un buon prezzo vini non solo bevibili, ma addirittura di alto livello. Le due richieste si conciliavano male fino a qualche tempo fa. Ancora alla fine degli anni Ottanta l'offerta italiana era divisa in due parti: da un lato uno sparuto gruppetto di vini famosi, prodotti in poche bottiglie e spesso costosissimi; dall'altro un oceano di vino economico, di qualità tra l'anonimo e il dubbio. In mezzo, il vuoto. Poi è arrivato il cosiddetto rinascimento, una fase che ha portato, oltre al miglioramento della qualità dei vini, un robusto aumento dei listini. Fino alle follie del pre-settembre 2001: vini alla stregua di una Ferrari, da prenotare con mesi di anticipo, lottando sanguinosamente con altri collezionisti e pagando cifre iperboliche. Oggi la fine di questa ubriacatura e le conseguenti batoste subite dagli speculatori hanno suggerito alle aziende un atteggiamento più prudente. Il mercato che tira è quello della buona qualità a prezzi contenuti.
Gli scaffali si riempiono di bottiglie poco costose e di qualità ottima, a volte addirittura eccellente. La Guida indica quindi il costo di ogni vino recensito e lo rapporta alla valutazione qualitativa, per evidenziare i buoni affari. Di bottiglie buone e convenienti l'edizione 2004 è molto ricca: il numero arriva quasi a mille sugli oltre ottomila vini recensiti.

Bottiglie eccellenti

20/20

Barolo Ciabot Mentin Ginestra 1999 Domenico Clerico

Il Caberlot 2000 Il Carnasciale

19,5

Amarone della Valpolicella Vigneto di Monte Lodoletta 1998 Romano Dal Forno

Barolo Bussia Vigna Rocche 1999 Armando Parusso

Barolo Case Nere 1999 Enzo Boglietti

Barolo Fossati 1999 Enzo Boglietti

Barolo Sarmassa 1999 Roberto Voerzio

Redigaffi 2001 Tua Rita

19

Alto Adige Gewürztraminer Kolbenhof Söll 2002 Hofstätter

Barbaresco Vürsù Vigneto Starderi 2000 La Spinetta - Rivetti

Barolo Brunate 1999 Ceretto

Barolo Bussia Vigna Munie 1999 Armando Parusso

Barolo La Serra 1999 Roberto Voerzio

Barolo Percristina 1998 Domenico Clerico

Barolo Sorì Ginestra 1999 Conterno Fantino

Barolo Vigneto Rocche 1999 Giovanni Corino

Brunello di Montalcino Cerretalto 1997 Casanova di Neri

Carmignano Riserva Piaggia 2000 Piaggia - Silvia Vannucci

Langhe Sorì San Lorenzo 1999 Gaja

Messorio 2000 Le Macchiole

Montepulciano d'Abruzzo Villa Gemma 1999 Masciarelli

Un oceano da esplorare anzi da bere.Diario semiserio di chi, per mestiere, degusta anche cento vini al giorno

"Gira l'Italia a bere vini? Beato lei, sempre meglio che lavorare". Su dieci persone incontrate, nove pensano e dicono subito la stessa cosa. Nei fatti le cose stanno in modo un po' diverso. Bere vino è un piacere immediato. Scrivere una guida dei vini è, all'opposto, un lavoro molto mediato, una sorta di compito burocratico. Bisogna analizzare, fare confronti, stilare fredde classifiche. Qualche gratificazione rimane, certo. Un giro di assaggi di Barbaresco o di rossi di Bolgheri eccita il più stanco dei degustatori. Per il resto, molto lavoro di fanteria e pochi aspetti modaioli. La nostra figura professionale è un curioso miscuglio tra l'atleta e il critico. È possibile assaggiare 14 mila vini in cinque mesi? Ahinoi, è possibile. Anzi: deve essere possibile. In soli dieci anni il numero di vini di qualità prodotti in Italia si è moltiplicato per cento. Da nord a sud, isole comprese, un oceano di ottimo vino attende ogni anno di essere esplorato. Quindi, anche dividendosi il compito in più degustatori temerari, ci si deve sciroppare la bellezza di 90-100 vini al giorno. Il vino, poco elegantemente, si sputa, è vero. Ma un bel po' di alcol si assorbe tramite le mucose, e perfino attraverso la semplice inalazione. Questo ha a che fare con il lato 'atletico': o ce la fai o rimane fuori, per esempio, l'Umbria con tutti i suoi vini. Poi bisogna mettere in gioco l'aspetto propriamente critico. Anche qui l'originalità di una guida dei vini non appare subito evidente. Una guida tradizionale, un baedeker alle bellezze monumentali di Firenze per esempio, descrive oggetti che hanno una loro rassicurante stabilità. Il vino di qualità cambia invece di continuo. Un buon vino è un essere vivente, attraversa fasi di chiusura e di più aperta espressività, fasi di giovanile esuberanza, di maturità e di vecchiaia. Per capirci meglio: capita spesso che un buon vino in certi momenti non profumi, che addirittura puzzicchi un po', e che abbia un sapore scontroso, spigoloso. Lo stesso vino, magari dopo sei mesi, può aprirsi in un gusto straordinario. Assaggiarlo in una fase ingrata, senza intuirne le potenzialità, significa stroncarlo impietosamente. Per scoprire poi, a guida stampata, di aver scritto una fesseria. Quello che distingue un buon critico da un appassionato sta proprio nella lettura di queste potenzialità. Ma c'è una trappola più rischiosa. Molti vini sono letteralmente 'costruiti' per dare il meglio entro pochi mesi dall'imbottigliamento: appena stappati in estate sono ampi e invitanti, poi crollano in un mutismo definitivo in inverno. Sono le cosiddette 'cuvée del giornalista', tagli assemblati su misura per gli assaggiatori delle guide che corrispondono solo in parte al vino realmente messo in commercio. Ti esponi scrivendo di un rosso che è buono quanto una grande annata di Sassicaia, e ti ritrovi con un vinello insignificante sullo scaffale, mentre i lettori traditi ti mandano tutti gli accidenti possibili. Girare l'Italia a bere vino per fare una guida non è proprio una passeggiata.

Occasioni da non perdere

Dieci buoni affari: sono questi i dieci vini che hanno il rapporto qualità-prezzo più favorevole
Abruzzo: Fratelli Barba - Montepulciano d'Abruzzo Colle Morino 2002 15/20, € 3-4

Alto Adige: Niklaserhof - Alto Adige Pinot Bianco Klaser 2001 18/20, € 12-14

Basilicata: D'Angelo - Aglianico del Vulture Riserva Vigna Caselle 1998 17,5/20, € 10-12

Piemonte: Paolo Saracco - Piemonte Moscato d'Autunno 2002 17,5/20, € 9-11

Puglia: Apollonio - Salice Salentino 2000, 16,5/20, € 6-7; Conti Zecca - Donna Marzia Rosso 2001, 15/20, € 3-4

Leone de Castris - Negroamaro Eloveni 2001, 16,5/20,€ 7-8

Sardegna: Argiolas Cannonau di Sardegna Costera 2002, 16,5/20, € 7-8

Sicilia: Feudi di San Giuliano - Vento di Majo 2002, 17/20, € 9-10; Planeta - Alastro 2002, 17/20, € 9-11

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