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VICENDA INIZIATA NEL 2017

La battaglia del Consorzio della Doc Bolgheri contro il marchio “Bolgarè” in Parlamento Ue

L’Euipo ha rigettato il ricorso del Consorzio contro cantina della Bulgaria Domaine Boyar. Interrogazione a Bruxelles dei deputati DeCastro e Bonafede

I grandi vini d’Italia, siano essi singoli brand o territori, come “scotto” del loro successo e prestigio, sono spesso nel mirino di vere e proprie truffe, ma si trovano altrettanto spesso a fare i conti con l’intricato fenomeno dell’“Italian Sounding”, dove il confine tra ciò che è lecito e ciò che non lo è, in punta di diritto, è molto più sottile e scivoloso. E, al centro delle cronache, con tanto di approdo al Parlamento Ue, suo malgrado torna il territorio di Bolgheri, uno dei più in forma di tutto il panorama italiana, e dal quale nascono alcuni dei vini più quotati d’Italia e del mondo. La vicenda è quella del marchio “Bolgaré”, che, dal 2017, una cantina di Bulgaria tenta di registrare. A cui si è da subito opposto il Consorzio dei Vini di Bolgheri, in un ricorso che, però, l’Ufficio Marchi Europeo (Euipo) ha rigettato, con la questione che allora è stata portata all’attenzione del Parlamento Ue. “La prima preoccupazione del nostro Consorzio è la protezione e la tutela delle nostre Dop. Unadelle principali e ordinarie azioni del nostro operato in questo contesto - spiega il Consorzio, presieduto da Albiera Antinori (Guado al Tasso), Priscilla Incisa della Rocchetta (Tenuta San Guido) e Cinzia Merli (Le Macchiole), e diretto da Riccardo Binda - è monitorare e contrastare l’uso o ancor peggio la registrazione di marchi che potrebbero essere lesivi per gli interessi dei produttori e del territorio. Nel 2017 siamo stati notificati del tentativo di registrazione da parte di un’azienda vinicola bulgara del marchio “Bolgaré”, un nome che indubbiamente evoca quello di Bolgheri. Come da prassi il Consorzio ha prontamente fatto opposizione all’ufficio marchi europeo, che tuttavia dopo 2 anni ha respinto il nostro ricorso tramite una sentenza poco comprensibile e a firma oltretutto di un’esaminatrice di nazionalità bulgara. Ad inizio ottobre abbiamo presentato regolarmente appello contro questa decisione e contestualmente abbiamo ritenuto opportuno informare i nostri rappresentanti al Parlamento Europeo di questo tentativo potenzialmente molto dannoso non solo per Bolgheri, ma anche per il sistema delle Do e delle Ig. Gli onorevoli Paolo De Castro e Simona Bonafé hanno tempestivamente e con solerzia raccolto la nostra segnalazione e hanno appena presentato al Parlamento Europeo un’interrogazione d’urgenza per far luce sulla questione. Come Consorzio siamo certi che anche attraverso questo ultimo decisivo passaggio le nostre ragioni verranno riconosciute, certificando così la solidità del nome Bolgheri e del sistema delle denominazioni, sia italiane che europee”.
“Come già successo per altri prodotti alimentari a Denominazione di origine e Indicazione geografica protetta, questa volta sono i vini Doc Bolgheri e Doc Bolgheri Sassicaia a subire l’usurpazione commerciale di un marchio bulgaro (Bolgarè) chiaramente evocativo, ma che nulla ha a che fare con le nostre eccellenze vitivinicole, riconosciute e tutelate a livello europeo. Per questo chiediamo l’intervento della Commissione per far cessare l’uso del marchio Bolgarè nell’etichettatura dei vini rossi, a tutela dei nostri consumatori”, hanno commentato gli euro parlamentari Pp Simona Bonafè e Paolo De Castro, in un’interrogazione prioritaria, presentata proprio ieri a Bruxelles.
“Nel maggio 2017 - ricordano i due eurodeputati - la società bulgara Domaine Boyar, tra i maggiori esportatori di vini bulgari, sia in Europa che negli Stati Uniti, ha depositato domanda di registrazione del marchio “Bolgarè”, per vini e bevande alcoliche. Questo marchio è chiaramente evocativo delle Doc Bolgheri e Doc Bolgheri Sassicaia, soprattutto da un punto di vista fonetico, finendo per sfruttarne in modo indebito la notorietà sul mercato, visto l’utilizzo di uve comuni a quelle della Dop Bolgheri, come merlot, cabernet e sauvignon”.
“Nonostante l’opposizione presentata dal Consorzio per la tutela dei vini Bolgheri Dop - sottolineano De Castro e Bonafè - l’Ufficio Europeo per la Proprietà Intellettuale ha ritenuto non vi siano ragioni sufficienti per intervenire nei confronti del marchio Bolgarè. Ma il regolamento Ue 1308/2013 protegge le Dop contro qualsiasi usurpazione o, come in questo caso, evocazione della denominazione. Per questo chiediamo alla Commissione Ue di attivarsi per far cessare l’uso del marchio Bolgarè ed evitare che i consumatori possano essere ingannati nelle scelte di acquisto. “Ora la palla passa alla Commissione Europea, che è l’organo deputato a vigilare sulla corretta applicazione dei regolamenti. Non possiamo accettare che alcuni produttori possano infrangere liberamente le norme in vigore nel mercato unico”.

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