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LO SCENARIO

La crisi del vino continua ad agitare la scena sociale e politica in Francia

6.000 produttori in piazza a Narbonne. Il Ministro Fesneau annuncia altre misure, i Socialisti propongono un fondo da 60 milioni di euro
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I Syndicat des Vignerons de l’Aude a Narbonne manifestano

Il vino continua ad agitare la scena sociale e politica in Francia: nei giorni scorsi, oltre 6.000 viticoltori, secondo gli organizzatori, 4.000 viticoltori per la Prefettura, ma comunque tanti, chiamati a raccolta dal Syndicat des Vignerons de l’Aude, per dare continuità alla protesta di una parte del vino di Francia che è di fronte ad una crisi epocale. Il Ministro dell’Agricoltura francese, Marc Fesneau, in una intervista al magazine Vitisphere, già prima della manifestazione, ha promesso diversi interventi per il settore, oltre a quelli già messi in campo, dalla distillazione di crisi al piano di estirpo a Bordeux, di cui vi abbiamo reso conto in queste settimane. Fesneau ha ammesso la crisi del settore, sottolineando come si arrivi da una serie di eventi geopolitici e climatici che non hanno aiutato: “abbiamo iniziato con i dazi di Trump, poi il Covid, poi l’inflazione generata dalla guerra in Ucraina, poi la siccità, o il gelo, o la grandine ... insomma, si tratta di un settore particolarmente colpito dagli sconvolgimenti economici, geopolitici e climatici”, ha detto Fesneau. Che ha annunciato anche altre misure, definite “complementari”.
“In primo luogo, la diffusione dei prestiti garantiti dallo Stato. Siamo riusciti a mettere in piedi un sistema di prestiti agevolati mirati. Ora ci rivolgeremo alle banche, in conformità con l’impegno assunto dal Presidente della Repubblica la scorsa primavera. Il secondo elemento è che, in particolare nelle zone colpite dalla siccità, penso all’Aude e ai Pirenei Orientali, abbiamo messo a punto un sistema di riduzione dell’onere per coprire le difficoltà (con 4 milioni di euro). Il terzo elemento è il fondo di emergenza annunciato nel quadro di bilancio, che alleggerirà il flusso di cassa per un importo di 20 milioni di euro”. Ma, come si evince dalla parole del Ministro, c’è anche una visione più a medio termine, nell’arco di 10-15 anni, su temi come la resilienza dei vigneti, il cambiamento climatico, ma anche il cambiamento dei consumi, dove si dovrà lavorare di concerto con la filiera, trovando anche fondi adeguati. Ma si parla anche di nuove forme assicurative, di ulteriori investimenti nella promozione per riprendere le quote di mercato perse, sottolinea Fesnau, spesso conquistate da Italia e Spagna, ma anche di Paesi del nuovo mondo, e dell’ipotesi, per ora soltanto tale, di una “Denominazione di Origine Sostenibile”, proposta dal professore di diritto Ronan Raffray, al fine di portare “standard di origine e qualità ambientale, finora portati avanti solo dall’agricoltura biologica”. E su questo Fesneau ha un posizione molto chiara: “molte delle nostre aziende agricole sono biologiche o Hve (Alto Valore Ambientale): se questi non sono standard di sostenibilità, cosa sono? I vini italiani non hanno standard sulla sostenibilità e guadagnano fette di mercato su di noi. Il problema non è se abbiamo un’agricoltura sostenibile che non è nota ai consumatori. L’obiettivo è quello di esportare e promuovere l’eccellenza dei vini francesi. Questo è il lavoro che deve essere fatto. Tutto ciò che può essere fatto per la sostenibilità è una buona cosa, ma come fa a portare più consumatori? L’argomento principale è l’evoluzione dei modelli di consumo nei mercati. Le denominazioni d’origine celebrano l’incontro tra il savoir-faire umano, un terroir e un clima. Non proviamo a mettere tutto nella Dop. La diminuzione del consumo di vino non è una questione ambientale, è prima di tutto un cambiamento nelle pratiche di consumo”.
Intanto, mentre è in corso di svolgimento il Sitevi di Montpellier, salone dedicato alle tecnologie in vigna, dove Fesnau sarà presente domani, in Parlamento riporta sempre Vithispere, i Socialisti hanno proposto la creazione di un fondo da 60 milioni di euro, soprattutto per far fronte alle difficoltà di liquidità economica legate soprattutto agli effetti del clima. In una dichiarazione congiunta, la Confederazione Nazionale dei Produttori di Vini e Acquaviti di Vino a Denominazione di Origine Controllata (Cnaoc), i Vignerons Cooperators, la Federazione Nazionale dei Sindacati degli Agricoltori (Fnsea), i Viticoltori Indipendenti di Francia, l’Associazione Generale della Produzione Vitivinicola (Agpv) e la Federazione dei Vini Igp chiedono l’attuazione dell’emendamento “per agire rapidamente di fronte ai rischi non assicurabili” e per “coprire l’entità dei danni associati alla peronospora come conseguenza diretta del riscaldamento globale, che non è considerato un rischio assicurabile ad oggi”. Per l’industria vitivinicola è necessario dotarsi di un nuovo strumento per sostenere i vigneti che sono stati messi in crisi: “dobbiamo reagire oggi e con tempestività per evitare che un intero settore si trovi domani con le spalle al muro!”

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