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EMERGENZA MONDIALE

La guerra e la crisi del grano. Il mondo agricolo all’unisono: “sbloccare i porti in Ucraina”

Gli allarmi Cia/Agricoltori Italiani, Confagricoltura e Coldiretti. Preoccupano le tensioni in Africa a causa del rischio povertà
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La guerra e la crisi del grano. Il mondo agricolo all’unisono: “sbloccare i porti in Ucraina”

“Sbloccare il grano fermo nei porti ucraini”. Un appello lanciato all’unisono dal mondo agricolo per cercare di invertire la rotta di una situazione che potrebbe causare una pesante crisi alimentare. Come ha sottolineato Cia/Agricoltori Italiani, in merito ai piani messi in campo per liberare 25 milioni di tonnellate di grano di Kiev, stoccato nei silos e ora anche a rischio marcimento per via del caldo eccezionale, “non ci si può permettere una “guerra del pane” globale, che avrebbe ulteriori effetti destabilizzanti per tutti sia a livello geopolitico che economico”. La speranza è che si possa arrivare presto ad un accordo che porti alla ripresa dell’export di grano bloccato nei porti del Mar Nero e destinato soprattutto ai paesi dell’Africa, quasi totalmente dipendenti da queste risorse e dove le tensioni sono già iniziate con in diverse aree del continente africano le tensioni sono già iniziate alimentate dal pericolo della povertà.
“Oltre il 50% del grano gestito dal Programma alimentare della Fao arrivava, abitualmente, dall’Ucraina - ricorda Cia/Agricoltori Italiani - e l’Onu ha già avvertito che, se la guerra andrà avanti e il “granaio del mondo” resterà sotto le bombe,potrebbe salire a quota 320 milioni il numero di persone a soffrire di fame acuta nel pianeta”. Accelerare lo sblocco del grano ucraino ma aumentare da parte degli altri Paesi la produzione di grano per colmare la minore offerta sui mercati internazionali è la soluzione. Ma in Italia, sottolonea l’associazione, resta prioritario intervenire in maniera strutturale per abbassare i costi di produzione, in particolare del gasolio agricolo, arrivato fino a 1,45 euro al litro. Il prezzo straordinario dei carburanti mette a rischio le trebbiature nelle aree marginali e meno produttive riducendo i raccolti di grano duro in una fase così delicata. Confagricoltura non vede alternative allo sblocco del grano fermo nei porti. Per il presidente Massimiliano Giansanti, “solo la ripresa delle esportazioni dell’Ucraina via mare può scongiurare il rischio di una crisi alimentare su vasta scala. Le alternative basate sull’utilizzo di ferrovie e rotte stradali hanno tempi di consegna troppo lunghi”.
Una statistica fotografa bene il problema: l’Ucraina negli anni passati esportava in media in questo periodo 5 milioni di tonnellate di grano al mese. Ora, nonostante l’apertura di “corridoi di solidarietà” da parte degli Stati membri della Ue, non si va oltre 1 milione. E a complicare il tutto ci sono le alte temperature estive e i silos da sbloccare per i nuovi raccolti per cui le notizie che arrivano da Kiev non sono incoraggianti. Secondo le ultime stime diffuse dall’Associazione interprofessionale cerealicola, a cui aderiscono gli agricoltori e gli esportatori di settore, nella campagna di commercializzazione 2022-2023 la produzione di grano dovrebbe attestarsi a 19 milioni di tonnellate, il 40% in meno sulla precedente annata che ha fatto registrare quantitativi da record. Le esportazioni sono valutate attorno ai dieci milioni di tonnellate, con un taglio del 50%. Anche per i raccolti di mais è prevista una diminuzione nell’ordine del 30%. “Spetta ai principali Paesi produttori ed esportatori di cereali colmare il vuoto provocato dalla riduzione delle esportazioni di cereali dell’Ucraina - puntualizza Giansanti - per evitare ulteriori e gravi squilibri di mercato a livello internazionale e fermare la corsa verso l’alto dei prezzi spinta anche dalla speculazione finanziaria”. In un anno, secondo l’indice della Fao, i prezzi dei cereali sono saliti del 56%. Dal numero uno di Confagricoltura arriva anche un altro appello: “in ambito europeo, una maggioranza di Stati membri ha chiesto alla Commissione europea di utilizzare tutto il potenziale produttivo, rinviando eccezionalmente l’entrata in vigore delle nuove regole sulla rotazione delle colture e consentendo la semina dei terreni destinati al riposo produttivo. Gli Stati Uniti hanno già deciso di incentivare gli agricoltori per aumentare la produzione. La Commissione Ue è in ritardo e deve agire con la massima sollecitudine”.
Coldiretti ha commentato l’intesa tra Mosca, Kiev e Ankara per rimuovere il blocco al porto ucraino, rivelata dal quotidiano russo Izvestia. Per Coldiretti l’apertura di un corridoio per far uscire le navi cariche di grano da Odessa è importante “per salvare dalla carestia quei 53 Paesi dove la popolazione spende almeno il 60% del proprio reddito per l’alimentazione e risentono quindi in maniera devastante dall’aumento dei prezzi dei cereali causato dalla guerra, ma anche per ridurre l’inflazione in quelli ricchi. Con il via libera alla partenza delle navi cargo si libera lo spazio nei magazzini per accogliere i nuovi raccolti di grano in arrivo tra poche settimane per un quantitativo di stimato di 19,4 milioni di tonnellate, circa il 40% in meno rispetto ai 33 milioni di tonnellate previsti per questa stagione, che collocano comunque l’Ucraina al sesto posto tra gli esportatori mondiali di grano”.
La guerra coinvolge gli scambi di oltre un quarto del grano mondiale con l’Ucraina che insieme alla Russia controlla circa il 28% sugli scambi internazionali con oltre 55 milioni di tonnellate movimentate, ma anche il 16% sugli scambi di mais (30 milioni di tonnellate) per l’alimentazione degli animali negli allevamenti e ben il 65% sugli scambi di olio di girasole (10 milioni di tonnellate), secondo l’analisi della Coldiretti sulla base dei dati del Centro Studi Divulga. Il risultato è che le quotazioni delle materie prime alimentari a livello mondiale sono aumentate del 34% nell’ultimo anno (elaborazioni Coldiretti su dati dell’Indice Fao a maggio). A tirare la volata sono proprio i prezzi internazionali dei cereali cresciuti del 23,2% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente con i lattiero caseari che salgono del 19% e lo zucchero aumentato oltre il 40%. Peraltro il blocco delle spedizioni dai porti del Mar Nero a causa dell’invasione russa “ha alimentato l’interesse sul mercato delle materie prime agricole della speculazione che - spiega la Coldiretti - si sposta dai mercati finanziari ai metalli preziosi come l’oro fino ai prodotti agricoli dove le quotazioni dipendono sempre meno dall’andamento reale della domanda e dell’offerta e sempre più dai movimenti finanziari e dalle strategie di mercato che trovano nei contratti derivati “future” uno strumento su cui chiunque può investire acquistando e vendendo solo virtualmente il prodotto, a danno degli agricoltori e dei consumatori”.
Un’emergenza mondiale che riguarda direttamente anche l’Italia che importa il 62% del proprio fabbisogno di grano per la produzione di pane e biscotti, il 35% del grano duro per la pasta e il 46% del mais di cui ha bisogno per l’alimentazione del bestiame, anche se è però autosufficiente per il riso di cui è il primo produttore europeo con oltre il 50% dei raccolti per un totale di 1,5 milioni di tonnellate di risone all’anno, anche se in forte calo per effetto della siccità e degli alti costi di produzione. Secondo il presidente della Coldiretti Ettore Prandini “nell’immediato occorre salvare aziende e stalle da una insostenibile crisi finanziaria per poi investire per aumentare produzione e le rese dei terreni con bacini di accumulo delle acque piovane per combattere la siccità ma serve anche contrastare seriamente l’invasione della fauna selvatica che sta costringendo in molte zone interne all’abbandono nei terreni e sostenere la ricerca pubblica con l’innovazione tecnologica e le Nbt a supporto delle produzioni, della tutela della biodiversità e come strumento in risposta ai cambiamenti climatici”.

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