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SLOW WINE FAIR

La Guida “Slow Wine China”, un ponte tra Cina ed Italia costruito con le parole del vino

A WineNews, il curatore Lan Liu: “è un’introduzione al vino cinese. Paese ricco di potenzialità, specie a Ningxia, Xinjiang, Shandong e Hebei”

Da Ningxia a Xinjiang, da Shandong a Hebei, da Gansu a Yunnan, da Shanxi a Sichuan, da Shaanxi al Tibet: la Cina del vino di qualità svela i propri assi, i territori più promettenti e vocati, dove nascono veri e propri gioielli enoici, raccontati da Lan Liu, giornalista cinese che ne ha messi in fila 50, i migliori del Paese, da 28 cantine, raccolti nella prima edizione della guida “Slow Wine China”, presentata, proprio ieri, in “Slow Wine Fair” (oggi ultimo giorno, ndr) by BolognaFiere e Slow Food. “Questa guida va considerata come un’introduzione al vino cinese, con produttori che non si limitano a produrre vini eccezionali, ma lo fanno interpretando al meglio la vera filosofia Slow Food”, spiega Lan Liu. “È una selezione che non si basa semplicemente sulle qualità sensoriali del vino, per le quali esistono già delle ottime pubblicazioni, ma che mira a mettere in luce il legame indissolubile tra il vino e il suo luogo di origine, la cultura locale e la società”.

Il risultato, è un ponte tra Italia e Cina capace di avvicinare due culture diverse attraverso il comune linguaggio del vino. Che, attraverso varietà come il Cabernet Gernischt, accorcia distanze che parevano infinite, intrecciando la storia della viticoltura cinese, che muoveva i primi passi alla fine dell’Ottocento, con quella, millenaria, d’Europa, puntando a fare, “dopo le quantità, la qualità, un passo necessario per far conoscere ai consumatori cosa c’è dietro un vino. C’è tanto lavoro da fare, perché in Cina la viticoltura ha preso piede di fatto negli anni Settanta-Ottanta, ci vorrà tempo. Pensiamo solo che da noi molte aziende stanno vivendo solo adesso il passaggio alla seconda generazione”, racconta, a WineNews, Lan Liu.

“Ci sono tanti luoghi da scoprire, ma Ningxia, Xinjiang, Shandong e Hebei in questo momento sono i territori che ci regalano le prospettive ed i vini migliori. Va anche detto che, con tutta questa imprevedibilità climatica, sono tante le zone che possono offrire un futuro al vino, specie al Sud della Cina. Impossibile, però, fare paragoni con territori italiani come Toscana e Piemonte, dove la storia del vino ha quasi mille anni. In futuro, però, ci sarà sicuramente la possibilità di allevare con risultati interessanti vitigni diversi dagli internazionali: molto dipende dall’apertura mentale di produttori e consumatori, ma sono convinto che ci sarà spazio, ad esempio, per le varietà italiane”, dice ancora Lan Liu (nei prossimi giorni anche video Winenews).

“Questo è un altro passo importante per il nostro obiettivo di promuovere i vini di tutto il mondo, che condividano i valori Slow Food di buono, pulito e giusto, tre semplici aggettivi che colgono perfettamente il concetto di qualità. Perché non sono solo buoni, ma sono prodotti nel rispetto dell’ambiente e delle persone che li producono, ma anche dei paesaggi, delle culture e delle tradizioni dei loro luoghi di origine. La Cina è un Paese che siamo sicuri fornirà molte sorprese viticole nel prossimo futuro”, commenta Giancarlo Gariglio, Coordinatore Internazionale Slow Wine Coalition.

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