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VINO E FUTURO

La leva competitiva sui mercati? La sostenibilità, “sposata” dal 17% delle aziende del vino italiane

Le voci dal convegno “La sostenibilità può creare un valore aggiunto per il mondo del vino?” organizzato dal Gambero Rosso
EQUALITAS, GAMBERO ROSSO, MERCATI, SOSTENIBILITA, VALORE AGGIUNTO, vino, Italia
La crescita del vino biologico nei prossimi cinque anni

Sostenibilità come valore aggiunto per il mondo del vino italiano, nel suo significato sociale, etico, ambientale ma soprattutto come plus economico in un contesto di mercati in cui i vini sostenibili sono sempre più richiesti dagli importatori - in particolare in Nord Europa e Nord America - e dove l’Italia comunque già fa la sua parte, con un 17% di produttori aderente alla certificazione Equalitas di sostenibilità ma dove arrancano le piccole aziende, che andrebbero magari aiutate con sostegni governativi. È questo il messaggio uscito dal convegno “La sostenibilità può creare un valore aggiunto per il mondo del vino?” organizzato dal Gambero Rosso ai Tre bicchieri della “Guida Vini d’Italia 2022”. Sostenibilità come un fattore chiave per risultare competitivi su un mercato dove, come dimostrano i dati boom dell’export del vino italiano nei primi sette mesi dell’anno, “le prospettive sono rosee - ha dichiarato in un video saluto il Sottosegretario alle Politiche Agricole con delega al Vino Gian Marco Centinaio - e la qualità dei nostri vini è un bel biglietto da visita che ci permetterà di superare ogni difficoltà, anche sul fronte dei regolamenti Ue”. Per il presidente del Gambero Rosso, Paolo Cuccia, “la sostenibilità è una cosa seria, noi con il mondo del vino la facciamo, è un impegno irrinunciabile, non solo per l’ambiente e il sociale ma perché può andare a dare un contributo economico alla continua crescita della presenza internazionale, in particolare dei prezzi. Il vino italiano ha un’unica strada - ha aggiunto Cuccia -, alzare i prezzi, e per farlo deve continuare a fare buoni vini ma anche comunicare la biodiversità e la sostenibilità del nostro Paese. Gli intermediari hanno già discriminato chi non ha i vini sostenibili, come avvenuto nei Paesi più avanzati, già oggi il passaporto della sostenibilità è richiesto ai vini di qualità, e l’Italia è all’avanguardia, il consumatore forse è un po’ frastornato, perché di sostenibilità si parla di giorno e anche di notte, perciò la certificazione è indispensabile. Ci fa piacere che Equalitas sia stato un antesignano in questo senso”.

Luigi Salerno, ad del Gambero Rosso, ha sottolineato la convenienza economica della sostenibilità. “Nel mondo dell’economia avviene che le grandi idee finché non trovano convenienza economica rimangano grandi idee - ha detto Salerno -, in questo caso la sostenibilità sta cominciando a prendere valore perché i grandi monopoli, i grandi importatori nel mondo chiedono questa certificazione. E quindi avvantaggia gli italiani, che hanno già un buon rapporto di qualità e prezzo nel mondo, aggiungiamo la certificazione di qualità e siamo ancora i primi nel settore. È un investimento che conviene, e per quanto riguarda le piccole aziende ritengo che dovrebbero essere supportate dal Governo, come si supporta la comunicazione internazionale per l’Ocm, assicurando ai piccoli produttori un contributo per avviarsi nel percorso della sostenibilità”.

Riccardo Ricci Curbastro, presidente di Equalitas, ha rilevato la buona risposta del mondo del vino allo standard di certificazione. “Molte aziende hanno puntato in questa direzione, il fatto che il 17% della produzione nazionale sia certificato Equalitas è un dato significativo. Sostenibilità - ha continuato Ricci Curbastro - oggi è una parola molto conosciuta ma che deve essere compresa meglio, ha bisogno di essere riempita di contenuto culturale”.

Per Angelo Riccaboni, presidente fondazione PRIMA e Santa Chiara Lab dell’Università di Siena,“sicuramente la sostenibilità è un valore aggiunto. Occorre però che le aziende imparino quella che chiamiamo la grammatica delle sostenibilità, cioè come attuarla ma anche come comunicarla, altrimenti rischiamo di perdere posizioni. La sostenibilità sicuramente è un valore aggiunto perché aiuta non solo a fare le cose corrette, che sicuramente sono importanti, ma in molti casi aiuta anche l’azienda a crescere, agevola addirittura il passaggio generazionale. In definitiva, la sostenibilità va vista come un’occasione unica per crescere, non è un onere ma un’opportunità”.

“Il vento che sta cambiando nel mondo è quello della sostenibilità, perché ti costringe a passare dal concetto di prodotto di qualità a quello di “impresa di qualità”. Ed è un percorso - ha sottolineato Mauro Del Barba, presidente di Assobenefit - che agevola la crescita aziendale. Infatti, nell’essere concentrato a produrre un prodotto di qualità, potrei aver dimenticato qualcosa nel percorso di impresa di qualità, un qualcosa che poi diventa determinante. Le società Benefit inseriscono questi obiettivi cogenti. Dobbiamo passare dal Made in Italy al Benefit Italy!”.

La sostenibilità aziendale ha trovato un buon alleato anche nel mondo delle banche, consapevole del valore aggiunto che apporta al business. Come ha sottolineato Massimo Tomolillo, direzione Agribusiness di Banca Intesa Sanpaolo, “la sostenibilità è un fattore indispensabile per mantenere livelli di competitività. Intesa Sanpaolo si è mossa da tempo in favore delle aziende che vogliono abbracciare il percorso della sostenibilità, non solo fornendo strumenti creditizi ma anche attività di consulenza”.

Tra gli aspetti della sostenibilità trattati dal convegno, non poteva mancare quello della sostenibilità sociale, verso chi è più svantaggiato. A sottolineare dal palco l’impegno del mondo del vino su questo versante, Mario Marazziti della Comunità di sant’Egidio: “ Il vino - ha detto - è un importante alleato della nostra Comunità; il progetto “Wine for Life” lo dimostra. Ora il prossimo passo - ha aggiunto Marazziti - è reclutare nuovi sostenitori tra i produttori, portarli a decidere se mettere il bollino di appoggio al nostro progetto, la donazione che possono fare a questo progetto, comunicare ai loro clienti che quel vino, o tutta la loro produzione, ha un valore di sostenibilità e cambiamento delle diseguaglianze nel mondo attraverso la Comunità di sant’Egidio, con il vantaggio, attraverso la legge del Terzo Settore, che questi contributi siano sostanzialmente deducibili. Tutto questo può anche rappresentare una sfida ulteriore per il vino italiano, che è varietà e qualità, è sogno nel mondo con un’idea di vita, sostanzialmente molto sostenibile dal punto di vista economico ma contiene anche, e può contenere, una risposta alla crisi mondiale del dopo Covid per ridurre le zone di disagio in casa nostra o in altri Paesi del mondo”.

Anche Confagricoltura e Coldiretti sono intervenute, nel talk show incentrato sulle prospettive dei consumi del vino nel mondo, rilevando il momento di gran spolvero per l’export vitivinicolo tricolore, nonostante alcuni ostacoli che si parano sul suo cammino di crescita. “Abbiamo qualche ombra - ha detto Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura - legata esclusivamente agli effetti regolatori del mercato. Da una parte gli attacchi alle denominazioni, vedi il Prosek, e in prospettiva magari anche ai grandi brand italiani, dall’altra la grande discussione dell’Oms che ritiene che il consumo del vino faccia male. E poi c’è il grande tema della Politica Agricola Comune e Ocm, su quello che è il futuro delle denominazioni e la possibilità di utilizzare mosti piuttosto che uve. Ma vedo anche tantissime luci - ha aggiunto Giansanti -. Nei primi mesi del 2020 stavamo registrando dati sorprendenti nell’export del vino, poi tutto si è fermato a causa del Covid, ma ora sta tornando tutto alla normalità e stanno esplodendo le esportazioni. È un grande successo, grande merito dei produttori che hanno investito tanto in questi anni in sostenibilità e produzione di qualità. Dobbiamo però lavorare per rafforzare sempre di più l’incoming in Italia, sia dei buyer, sia soprattutto di tutto il mondo del vino, dei winelovers, affinchè possano trovare direttamente in azienda informazioni e maggiore conoscenza del prodotto, bisigna creare delle reti tra produttori per valorizzare i territori”.

Francesco Ferreri, della Giunta nazionale di Coldiretti, ha osservato come “la pandemia ha cambiato tanto la nostra società, e ha cambiato il nostro modo di conoscere e percepire il vino. Ci sarà un’ evoluzione nel modo di bere e socializzare. Oggi il vino italiano continua ad avere grandi prospettive, dobbiamo però essere bravi a evitare che ci siano attacchi al vino italiano, come la vicenda Prosek o l’Italian Sounding. Attacchi che riguardano il vino ma anche la dieta Mediterranea, sappiamo che l’export dei prodotti agroalimentari tricolori cresce tanto ed è appunto per questo che ci sono questi attacchi. C’è chi vuole toglierci questo grande successo. Abbiamo un agroalimentare di grande qualità e dobbiamo comunicare questo, poi sarà il consumatore, che sulla qualità e sulla sostenibilità sta dimostrando una crescente attenzione, a premiare i nostri prodotti”.

Sul fronte della comunicazione del loro prodotto, i produttori italiani non sono stati fermi neanche nel pieno della pandemia. Come nota Luigi Rubino, titolare con la moglie Romina Leopardi delle Tenute Rubino a Brindisi - che ha ricevuto il premio speciale del Gambero Rosso per il vino dal miglior rapporto qualità-prezzo, “la forzata inattività per il Covid ci ha permesso di concentrarci meglio su quello che volevamo raccontare al nostro pubblico. Quindi, nella difficoltà generale non ci siamo mai fermati, sia dal punto di vista produttivo sia dal punto di vista strategico. E ora vediamo tutti gli elementi per una grande ripartenza sui mercati del vino italiano”.

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