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L’ANALISI

“Le nuove Linee Guida Alimentari Usa sono un cambio di paradigma su cibo e salute pubblica”

Per la nutrizionista italiana Elisabetta Bernardi: “sono necessarie per invertire una crisi sanitaria senza precedenti. E possono essere uno spunto”
ALIMENTAZIONE, ELISABETTA BERNARDI, LINEE GUIDA, SALUTE PUBBLICA, UNIVERSITÀ DI BARI, USA, Non Solo Vino
Le nuove Linee Guida Alimentari Usa sono un cambio di paradigma (ph: Carni Sostenibili)

Le nuove Dietary Guidelines for Americans (Dga) 2025-2030 non sono ancora entrate stabilmente nella quotidianità degli americani, ma hanno già acceso il dibattito tra esperti e opinione pubblica, conquistando social e convegni più per le immagini e le parole chiave che per i contenuti tecnici: piramide rovesciata, “real food”, apertura verso più alimenti di origine animale, ma anche la frase “consumare meno alcol per una migliore salute generale” al posto di “uno o due drink al giorno”. Dietro la comunicazione c’è, però, un cambio di paradigma che Elisabetta Bernardi, biologa nutrizionista e docente all’Università di Bari, definisce “necessario per correggere una traiettoria che ha portato a uno dei maggiori fallimenti di salute pubblica del mondo occidentale”.
La novità più rilevante è il ruolo centrale delle proteine: per la prima volta viene indicato un fabbisogno chiaro, 1,2-1,6 g/kg al giorno, distribuito in tutti i pasti, superando la logica anti-carenza della Rda (Recommended Dietary Allowance - Assunzione Giornaliera Raccomandata). Carne, pesce, uova e latticini tornano protagonisti come fonti di proteine ad alto valore biologico e micronutrienti essenziali, senza demonizzazioni ideologiche. Non si tratta di promuovere diete iper-carnivore, ma di equilibrio: accanto alle proteine animali, spazio a legumi e fibre per un microbiota sano. I latticini interi, se senza zuccheri aggiunti, sono rivalutati per il loro potere saziante e il contenuto di calcio e vitamine liposolubili, mentre il limite del 10% ai grassi saturi resta ma con un approccio più sfumato, che considera la matrice alimentare e il contesto complessivo.
Come sottolinea anche Carni Sostenibili, realtà che promuove informazione scientifica sul ruolo delle carni e sulla sostenibilità delle filiere, queste Linee Guida non vanno lette come un invito all’eccesso, ma come un ritorno alla qualità e alla varietà alimentare, lontano da estremismi e fake news. Il messaggio più forte è la lotta agli ultra-processati: ridurre snack, dolci iperzuccherini e bevande zuccherate significa agire alla radice su obesità, diabete e infiammazione cronica.
Un altro segnale importante è l’assenza di una quantità di alcol indicata come soglia, come evidenziato da WineNews, una scelta di discontinuità rispetto alle precedenti edizioni delle Linee Guida e che rifletta le nuove evidenze scientifiche sui rischi legati al consumo di bevande alcoliche.
Più che un modello da imitare, le Dga, per la nutrizionista, sono uno spunto per l’Italia, dove l’obesità infantile cresce e la Dieta Mediterranea è sempre meno seguita. Il messaggio finale è chiaro: uscire dagli slogan ideologici e tornare ai cibi veri, proteine di qualità, meno zuccheri e grassi, pasti completi e nutrienti. Un approccio pragmatico, basato sulla fisiologia e sui comportamenti reali, che punta a invertire una crisi sanitaria senza precedenti.
“Le nuove Linee Guida americane - spiega Elisabetta Bernardi - rappresentano un cambio di paradigma nella nutrizione pubblica statunitense: superano la tradizionale demonizzazione degli alimenti di origine animale e spostano l’attenzione sulla qualità complessiva della dieta e sulla riduzione drastica dei prodotti ricchi di zuccheri e grassi. Le reazioni critiche registrate anche in Italia derivano in larga parte da un equivoco di fondo: le Linee Guida vengono spesso lette come se fossero pensate per il nostro contesto, mentre nascono per rispondere a una vera emergenza sanitaria negli Stati Uniti, dove oltre il 40% degli adulti è obeso, il 10% super obeso e circa il 60% delle calorie proviene da alimenti industriali altamente trasformati contro il 13% dell’Italia. Il problema non è l’eccesso di carne, ma la sostituzione dei “cibi veri” con surrogati calorici e poveri di nutrienti. Le Dga - prosegue Bernardi - propongono un ritorno a cibi riconoscibili, minimamente trasformati e nutrienti, in un’impostazione che, se letta senza pregiudizi, presenta molte affinità con i principi della Dieta Mediterranea: equilibrio tra alimenti vegetali e animali, controllo delle porzioni, riduzione di zuccheri e preferenza verso i cereali integrali”.

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