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SCIENZA E AGRICOLTURA

L’Italia boccia le New Breeding Techniques: il mondo della ricerca contro l’agricoltura biologica

Al centro, il genoma editing, che ambientalisti e associazioni bio equiparano agli Ogm: i due punti di vista a confronto
AGRICOLTURA, AGRICOLTURA BIOLOGICA, AMBIENTALISMO, ATTILIO SCIENZA, GENOMA EDITING, MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE, NEW BREEDING TECHNIQUES, OGM, RICERCA, UE, VALERIA SODANO, Italia
Il genoma editing al servizio di varietà di viti resistenti

Il no agli Ogm dell’Italia è sempre più convinto, e non lascia spazio neanche a tecniche nuove come le New Breeding Techniques che, a differenza delle tecniche tradizionali, modificano parti dei geni della pianta, attraverso la correzione del genoma (genoma editing) senza l’utilizzo di Dna di altri organismi, come accade invece negli Ogm transgenici. Una differenza notevole, sulla quale in ambito europeo e non solo si dibatte da anni, ma che non ha convinto la Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, che qualche giorno fa ha espresso il proprio parere negativo ai decreti presentati dal Ministero - ad oggi senza guida - delle Politiche Agricole. Parere accolto con soddisfazione dalle associazioni ambientaliste e degli agricoltori biologici, meno da una parte rilevante del mondo della ricerca.
“È un passo indietro, non so nemmeno se in buona o in cattiva fede, dettato dal fatto che i risultati di questo genere di ricerca sono considerati degli Ogm”, spiega a WineNews il professore Attilio Scienza. “Ma non è così, perché i prodotti del genoma editng sono cloni di una varietà, che ha subito un’azione artificiale che ne accelera un cambiamento naturale”. Stando sull’esempio a noi più caro, quello della vite, “un Sangiovese rimane lo stesso - spiega Scienza - cambia solo la sua sensibilità alla malattia, il resto rimane uguale, non sono Ogm. La speranza di sovvertire la visione dominante, e negazionista, è nella Comunità Europea, che d’imperio decida la compatibilità di queste tecniche alle linee guida dell’agricoltura comunitaria. Altrimenti, come accade spesso, ci limiteremo a fare i vassalli delle ricerche altrui, costringendoci alla lunga ad acquistare i prodotti della ricerca fatta in Germania o in Francia”, conclude il professore di Enologia dell’Università di Milano.
L’opposizione alle New Breeding Techniques, del resto, ricalca pari pari le posizioni espresse rispetto agli Ogm. Che ben riassume l’Ifoam - Federazione internazionale dei movimenti per l’agricoltura biologica, sposata anche da Valeria Sodano, professore associato di Economia Agraria, docente di Politiche Alimentari e Global Environmental Politics al Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università Federico II di Napoli, ma anche nel comitato tecnico-scientifico del Biodistretto del Chianti, che ribadisce un punto di vista più teorico, etico e filosofico che scientifico.
“Rispetto alla tecnologia di editing genetico, il settore biologico ha finora mantenuto le stesse posizioni critiche detenute nei confronti degli Ogm tradizionali. Di fatto i prodotti delle nuove tecniche genetiche sono considerati Ogm”.
Del resto, “l’Ifoam fornisce una chiara definizione di Ogm: pianta, animale o microrganismo trasformato dall’ingegneria genetica (genetic engineering, Ge), dove la Ge è indicata come “un insieme di tecniche di biologia molecolare (come Dna ricombinante e Rna) con cui il materiale genetico di piante, animali, microrganismi, cellule e altre unità biologiche viene alterato in modi o con risultati che non potrebbero essere ottenuti con metodi di accoppiamento e riproduzione naturali o ricombinazione naturale”. L’ingegneria genetica pertanto include sistemi di modifica del genoma come Odm, Zfns Talen e Crispr, mentre non include tecniche come coniugazione, trasduzione, ibridazione naturale e riproduzione assistita da marcatori”.
L’Ifoam ha chiarito anche in modo molto rigoroso le ragioni alla base della sua posizione verso l’editing genetico, “che riguardano l’incompatibilità delle nuove tecnologie con i quattro principi fondanti dell’agricoltura biologica: salute, ecologia, equità e cura (the four founding Principles of Organic Agriculture: Health, Ecology, Fairness, and Care). In primo luogo, l’irresponsabile rilascio ambientale di OGM ha causato e continua a causare una significativa riduzione della biodiversità, della fertilità del suolo, con effetti in complesso negativi sulla salute umana e animale, violando quindi il Principio di Ecologia e il Principio di Salute. In secondo luogo, gli Ogm, e le politiche di regolamentazione ad essi connessi in molti paesi, hanno portato alla riduzione della scelta degli agricoltori e dei consumatori violando il Principio di Equità. Terzo, è stato violato anche il Principio di Cura, che richiede che il potenziale di impatti negativi sull’ambiente e sulla società sia evitato con la massima precauzione e che coloro che sviluppano e diffondono la tecnologia siano responsabili degli effetti negativi”.
In conclusione, “la posizione finale dell’Ifoam fino ad ora è che “prodotti come gli Ogm non devono essere introdotti, a meno che non siano stati sottoposti a una valutazione rigorosa, democratica e trasparente della tecnologia attraverso processi partecipativi che includano decisori di ogni area della società e di ogni gruppo di persone che sarà influenzato dalla tecnologia; qualsiasi introduzione di OGM dovrebbe essere limitata a circostanze controllabili”.

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