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ATTUALITÀ

Materie prime, caro carburanti e autosufficienza: la guerra rimette in discussione l’agricoltura

Tra allarmi e riflessioni, le rappresentanze italiane in fibrillazione per gestire il difficile presente e riprogrammare il futuro. Anche della Pac
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Campi di grano e mais (ph: Henry Be via Unsplash)

La guerra tra Russia e Ucraina, con le sue evoluzioni drammatiche, ha messo in grande stato di agitazione tutta l’agricoltura italiana ed europea. Tra la paura di restare senza scorte di prodotti basilari come grano e mais, i rincari dei costi di carburanti e non solo che mettono a rischio la tenuta economica delle imprese agricole, e il ritorno al centro del dibattito di un tema sempre portato avanti da pochi (tra cui Carlin Petrini, fondatore Slow Food), come quello dell’autosufficienza (da non confondere con il sovranismo) dei sistemi agricoli e del cibo. Elementi che, insieme alle scelte di alcuni Stati di bloccare il loro export per fare scorta, come la stessa Ucraina (comprensibilmente), fondamentale per il grano tenero, ma anche come l’Ungheria, che in guerra non è, stanno mettendo in discussione un sistema, quello italiano, basato da anni (con successo) sulla produzione di eccellenze più che di materie prime per prodotti “di massa”, come il grano stesso. Ma anche una Pac (Politica Agricola Comune) che ha messo al centro un futuro più green e sostenibile, e, invece, potrebbe trovarsi di fronte ad uno scenario europeo e mondiale improvvisamente mutato, con altre priorità immediate. La prima “emergenza” da affrontare, a detta di molti, è quella dell’approvvigionamento di grano e mais. Ma la situazione, forse, è meno critica di come dipinta fin qui. Perchè “se l’Europa si dimostrerà unita, senza inutili e dannosi slanci protezionistici dei singoli Paesi, gli approvvigionamenti di grano e mais non mancheranno e non ci sarà bisogno di alcuna deregulation comunitaria su Ogm, limiti dei residui massimi e prodotti fitosanitari vietati già da qualche anno che penalizzerebbero gli agricoltori italiani e danneggerebbero consumatori italiani ed europei”, ha detto il Cai - Consorzi Agrari d’Italia, in base alle proiezioni del Dipartimento per l’Agricoltura degli Stati Uniti d’America. Secondo cui se Paesi come l’Ungheria, da cui l’Italia importa il 30% di grano tenero e il 32% di mais, confermassero l’intenzione di blindare le proprie scorte, in quel momento si aprirebbe un problema serio.
“Occorre fare una operazione verità e dire che c’è sufficiente disponibilità di prodotti agricoli sul mercato, chiediamo al Governo di vigilare su atteggiamenti speculativi di chi mira ad affossare le produzioni italiane, e di profondere il massimo impegno per garantire che l’Europa sia davvero unita in questo momento di grande crisi per evitare problemi molto più grandi a Paesi, come l’Italia, che non sono autosufficienti con le proprie produzioni e che purtroppo in passato non hanno investito a sufficienza sui contratti di filiera”, spiega Gianluca Lelli, amministratore delegato Consorzi Agrari d’Italia. “Allo stesso tempo - aggiunge - chiediamo al Governo di evitare qualsiasi deregulation europea su Ogm, limiti dei residui massimi o prodotti fitosanitari vietati già da qualche anno, per evitare di danneggiare gli agricoltori italiani che da sempre producono bene, nel pieno rispetto delle regole, e di penalizzare i consumatori”.
In base ai dati Usa, nello specifico, la Cina entro l’estate potrebbe possedere il 60% delle scorte mondiali di grano e il 70% di mais, ma le quantità residue per il resto del mondo sarebbero comunque sufficienti per arrivare all’inizio del prossimo raccolto in estate. In particolare, la Cina potrebbe avere entro qualche mese 168 milioni di tonnellate di grano e 212 milioni di tonnellate di mais, mentre a disposizione del resto del mondo resterebbero 110 milioni di tonnellate di grano e 90 milioni di tonnellate di mais. Russia e Ucraina con il loro quantitativo stimato (12,6 milioni di tonnellate di grano e 1,85 milioni di tonnellate di mais) rappresentano l’11,5% di grano e il 2% di mais a disposizione del resto del mondo. Gli Stati Uniti potrebbero avere 17,63 milioni di tonnellate di grano (16%) e quasi 40 milioni di tonnellate di mais (43%), mentre le scorte complessive dei Paesi dell’Unione Europea per l’estate potrebbero ammontare al 9% delle rimanenze sia di grano sia di mais. In ogni caso, le conseguenze dell’aumento dei costi di produzione e quelli delle materie prime, che si riflettono sull’intero tessuto economico nazionale, preoccupano il coordinamento di Agrinsieme, che riunisce Cia - Agricoltori Italiani, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, e che oggi ha incontrato il Ministro delle Politiche Agricole, Stefano Patuanelli. “La situazione non sembra destinata a migliorare - sottolinea Agrinsieme - con la novità di questi giorni che vede anche alcuni Paesi partner che stanno anche attivando misure di limitazione alla libera circolazione delle merci all’interno del mercato unico. L’agroalimentare è il primo settore produttivo del Paese. È necessario sostenere le produzioni con specifici e rapidi interventi che assicurino la tenuta della competitività delle imprese, in particolare quelle zootecniche che stanno affrontando i rincari senza però poter ammortizzare questi maggiori costi. È urgente tutelare il potenziale produttivo nazionale, specificatamente per il comparto seminativi e ripensare ad alcune scelte europee anche in campo energetico, intervenendo ove possibile anche supportando i consumi delle famiglie”. Agrinsieme, spiega una nota, alla luce della difficile situazione attuale, ha espresso sintonia e supporto alle Istituzioni confermando che gli agricoltori sono pronti a fare tutto il necessario per garantire produzioni sufficienti e di qualità con un pieno utilizzo delle superfici disponibili. “È il momento di agire compatti a livello nazionale ed europeo. Daremo massimo supporto alle azioni che il Ministro vorrà intraprendere sulla moratoria dei debiti e sugli scostamenti di bilancio, così come per l’emissione di un debito comune europeo”.
Intanto, però, si aggravano gli effetti del caro carburanti, che, “ferma i trattori nelle campagne, spegne le serre di fiori e ortaggi e blocca i pescherecci italiani nei porti con l’esplosione dei costi energetici che rappresentano la voce principale dell’attività produttiva”, sottolinea Coldiretti, in riferimento al balzo dei prezzi di benzina e gasolio spinti dalla corsa delle quotazioni record dell’oro nero. “Gli agricoltori - spiega la Coldiretti - sono costretti ad affrontare rincari insostenibili dei prezzi per il gasolio necessario per le attività dei trattori che comprendono l’estirpatura, la rullatura, la semina, la concimazione l’irrigazione che insieme ai rincari di concimi e mangimi spinge quasi un imprenditore su tre (30%) a ridurre la produzione, mentre il prezzo medio del gasolio per la pesca è praticamente raddoppiato (+90%) rispetto allo scorso anno costringendo i pescherecci italiani a navigare in perdita o a tagliare le uscite e favorendo le importazioni di pesce straniero, secondo Coldiretti Impresapesca che evidenzia come fino ad oltre la metà dei costi che le aziende ittiche devono sostenere è rappresentata, infatti, proprio dal carburante. Senza dimenticare - continua la Coldiretti - i costi per il riscaldamento delle serre per la produzione di ortaggi e fiori le serre con la necessità di contenere i costi che rischia di far scomparire alcune delle produzioni più tipiche del florovivaismo nazionale come tra gli altri il ciclamino, il lilium o il ranuncolo”.
In un Paese come l’Italia dove peraltro, secondo la Coldiretti, l’85% delle merci per arrivare sugli scaffali viaggia su strada l’aumento di benzina e gasolio ha un effetto valanga sui costi delle imprese e sulla spesa di consumatori. Le imprese italiane devono affrontare un pesante deficit logistico italiano per la carenza di infrastrutture per il trasporto merci, che costa al nostro Paese oltre 13 miliardi di euro, con un gap di competitività che penalizza il sistema economico nazionale rispetto agli altri Paesi dell’Unione Europea. In Italia il costo medio chilometrico per le merci del trasporto pesante è pari a 1,12 euro/ chilometro, più alto di nazioni come la Francia (1,08 euro/chilometro) e la Germania (1,04 euro/chilometro, ma addirittura doppio se si considerano le realtà dell’Europa dell’Est come la Lettonia, la Romania o la Polonia secondo l’analisi di Coldiretti su dati del Centro Studi Divulga. Il risultato è che la filiera agroalimentare complessivamente assorbe da sola il 10% dei consumi energetici in Italia per un totale di 13,3 Mtep (tonnellata equivalente di petrolio) e, in particolare, nel sistema agricolo i consumi diretti di energia includono i combustibili per trattori, serre e trasporti mentre i consumi indiretti sono quelli che derivano da fitosanitari, fertilizzanti e impiego di materiali come la plastica (4,7 Mtep) mentre il comparto alimentare richiede invece ingenti quantità di energia, soprattutto calore ed energia elettrica, per i processi di produzione, trasformazione, conservazione dei prodotti di origine animale e vegetale, funzionamento delle macchine e climatizzazione degli ambienti produttivi e di lavoro (8,6 Mtep).
Ma se queste sono le emergenze immediate, c’è chi guarda anche ad un futuro meno prossimo che, in Europa, vuol dire Pac. E secondo il sottosegretario alle Politiche Agricole (con delega al vino), Gian Marco Centinaio, “quello che sta accadendo a livello internazionale è sotto gli occhi di tutti e non si possono ignorare le ripercussioni sul settore primario, sia a livello nazionale che europeo. La guerra in Ucraina ha acuito criticità preesistenti, quali l’aumento dei costi dell’energia e delle materie prime. Se dovessero verificarsi nuovi scenari geopolitici rischiamo che sia messa in difficoltà la nostra sicurezza alimentare. Alla luce del quadro attuale la nuova Politica agricola comune, che già prima sembrava difficile da attuare, e che secondo diversi studi metteva a rischio l’approvvigionamento di cibo in Ue, ora appare obsoleta e anacronistica. Preoccupazione crescente - aggiunge Centinaio - viene manifestata in queste ore in diversi territori, dove gli Assessori all’Agricoltura delle Regioni hanno evidenziato la necessità di rivedere contenuti e priorità della Pac (Politica Agricola Comune). In alternativa, occorre prorogare di almeno un anno la sua entrata in vigore, così da avere il tempo necessario per capire quelli che saranno i futuri sviluppi internazionali”.
Intanto, oggi, spiega una nota di Via XX Settembre, il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, ed il Ministro Patuanelli si sono incontrati a Palazzo Chigi per fare il punto della situazione legata al settore agroalimentare in relazione all'attuale scenario internazionale. “Il Governo sta seguendo con la massima attenzione tutte le ricadute sul comparto, il primo settore produttivo del Paese. Il Ministro Patuanelli fornirà una informativa sulla materia al prossimo Consiglio dei Ministri con proposte sia a livello nazionale sia dal punto di vista comunitario”.

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