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AGRICOLTURA E LAVORO

Nei campi un lavoratore su tre è straniero. Il Dossier Statistico Immigrazione 2020 di Idos

Cia-Agricoltori Italiani: “servono politiche mirate, oltre l’emergenza”. Coldiretti: “con la Pandemia emerse tante criticità”
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Nei campi un lavoratore su tre è straniero. Il Dossier Statistico Immigrazione 2020 di Idos

Che la manodopera straniera sia fondamentale per l’agricoltura italiana è cosa nota, così come il fatto che le restrizioni agli spostamenti abbiano creato e stiano creando non pochi problemi al settore. La conferma arriva dai numeri messi nero su bianco dal Dossier Statistico Immigrazione 2020 di Idos, sostenuto dalla Cia/Agricoltori Italiani, che sottolinea: “la manodopera straniera rappresenta ormai stabilmente un terzo della forza lavoro complessiva in agricoltura. A fine 2019 i lavoratori nati all’estero e occupati nei campi in Italia sono 368.000, su 900.000 addetti totali, e concorrono al 28,6% dell’occupazione complessiva in termini di giornate lavorate. Si tratta di numeri - continua la Cia/Agricoltori Italiani - che confermano quanto la componente straniera sia diventata rilevante per il settore, come ha dimostrato anche l’emergenza Covid, in particolare nel lockdown, quando il settore è andato in sofferenza proprio per la mancanza di manodopera stagionale, soprattutto dai Paesi dell’Est Europa, a causa delle frontiere chiuse con blocco degli ingressi e limitazioni agli spostamenti. Soprattutto nelle regioni del Nord, dove si concentra oltre l’87% dei lavoratori con permesso di soggiorno stagionale, le difficoltà delle imprese agricole sono state evidenti. Ora, però, bisogna migliorare le politiche migratorie - osserva Cia - con un approccio che presuppone l’abbandono definitivo delle misure di emergenza e l’avvio di interventi seri ed efficaci sull’immigrazione, basati su due priorità: lavoro e integrazione”.
A commentare i dati anche la Coldiretti, che ha collaborato al dossier Idos, che sottolinea come “la pandemia con il blocco delle frontiere ha impedito l’arrivo in Italia di quasi 2 lavoratori stagionali su 3 (65,1%) da Paesi extra Ue con un impatto drammatico sulle attività agricole. La situazione non è migliorata nella seconda metà dell’anno per effetto del ritardo nell’emanazione del decreto flussi che ha dato il via libera all’ingresso di 18.000 lavoratori stagionali extracomunitari solo a partire da metà ottobre. Il risultato è stato quest’anno un drastico ridimensionamento della presenza di lavoratori agricoli stranieri che nel 2019 concorrevano al 28,6% dell’occupazione complessiva in termini di giornate di occupazione (34.476.582 su 120.553.064), secondo il Dossier di Idos al quale ha collaborato la Coldiretti. A fine 2019 - continua la Coldiretti - i lavoratori stranieri occupati in agricoltura sono 368.000 per la maggior parte provenienti da Romania (98.011), Marocco (35.787), India (35.355) e Albania (33.568).
Sono molti i “distretti agricoli” dove i lavoratori immigrati sono una componente bene integrata nel tessuto economico e sociale come nel caso - aggiunge la Coldiretti - della raccolta delle fragole nel Veronese, della preparazione delle barbatelle in Friuli, delle mele in Trentino, della frutta in Emilia Romagna, dell’uva in Piemonte fino agli allevamenti da latte in Lombardia dove a svolgere l’attività di bergamini sono soprattutto gli indiani. L’emergenza provocata dal Coronavirus ha avuto un impatto sulle attività di raccolta, dalla frutta alle olive fino alla vendemmia, in assenza di strumenti flessibili adeguati per affrontare l’emergenza. Il mancato arrivo di braccianti che non è stato infatti fino ad ora accompagnato - conclude Coldiretti - da misure per favorire l’accesso al lavoro degli italiani come l’introduzione di voucher semplificati per consentire anche a percettori di ammortizzatori sociali, studenti e pensionati italiani lo svolgimento dei lavori nelle campagne in un momento in cui tanti lavoratori sono in cassa integrazione e le fasce più deboli della popolazione sono in difficoltà”.

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