Oltre 1 prodotto su 4 nei super e iper mercati del territorio italiano ha in etichetta un riferimento alla sua italianità: un paniere da 27.978 referenze che nel 2024 hanno sviluppato oltre 11,6 miliardi di euro di sell-out, in leggero aumento in valore (+1,2% annuo), ma in lieve calo in volume (-0,7%). A dirlo è l’Osservatorio Immagino di Gs1 Italy, che ha analizzato informazioni, claim e pittogrammi sulle etichette di 100.407 prodotti del mondo food (oltre 145.000, invece, le referenze analizzate se si considerano anche altri settori tra cui cura casa, cura persona e petcare).
Tra gli indicatori dell’“italianità” il più diffuso è la bandiera tricolore, presente su 16.461 prodotti (il 16,4% del totale), e che fa segnare sul 2023 un +1,1% in valore e un +0,2% in volume, per un giro d’affari di 7,1 miliardi di euro. Affettati, mozzarelle, olio extravergine di oliva, caffè macinato, verdure di quarta gamma, biscotti tradizionali, formaggi grana e simili sono riusciti a crescere sia a valore che a volume, nonostante alcune di queste categorie (come l’olio extravergine di oliva e le verdure di quarta gamma) siano state caratterizzate da un’inflazione importante. Vendite in calo annuo, invece, per latte fresco, latte Uht, yogurt intero e polpa di pomodoro.
Il secondo indicatore più diffuso è il claim “100% italiano” con 9.137 referenze a scaffale e 5,1 miliardi di euro di sell-out, che resta stabile a valore (+0,2%), ma perde in volume (-1,5%), mentre al terzo gradino del podio con 5.717 referenze c’è la dicitura “prodotto in Italia” con vendite negative, tuttavia, sia in valore (-1,8%) che in volume (-3,6%) per un fatturato di 1,4 miliardi di euro.
La performance complessiva, si legge nel report, è stata penalizzata dalle flessioni di vini italiani (Doc/Docg e Igp/Igt), formaggi a pasta filata, uova di Pasqua, verdure di quarta gamma, spumante classico e pasta di semola. In controtendenza, invece, affettati, pomodori, olio extravergine di oliva, miele, uva e caffè macinato, che hanno registrato vendite in crescita sul 2023. E gli analisti sottolineano anche che “il 2024 non è stato un anno facile nemmeno per le indicazioni geografiche europee”: nel paniere da 4.888 referenze e 1,6 miliardi di euro di giro d’affari dei prodotti Dop, Doc e Docg, solo le Dop registrano vendite positive a valore (+5,8%) e volume (+2,7%) per un totale di quasi 803 milioni di euro. Tutti negativi, infatti, gli indicatori per 2.401 vini Doc, che in 12 mesi hanno perso il -2,4% a volume e il -0,9% a valore, sfiorando i 526 milioni di euro di vendite nel canale super e ipermercati. E ancora peggiore lo scenario per il gotha dei vini italiani, quelli che si fregiano della Docg: nel 2024 hanno segnato un -3,1% a volume e un -1,8% a valore sviluppando un fatturato prossimo ai 300 milioni di euro. A incidere su questa dinamica, spiega l’indagine, è stata soprattutto la contrazione della componente di offerta (-1,2%), ma anche la domanda è stata negativa (-0,7%). Per quanto riguarda, invece, i vini Igt i dati indicano -1,5% a valore e -3,1% a volume.
Il claim “regione/regionale”, nel 2024 ha visto, invece, vendite per 55 milioni di euro, in crescita di +9,0% a volume e di +12,3% a valore: in cima al podio del giro d’affari il Trentino Alto-Adige (396 milioni di euro), seguito da Sicilia (369 milioni di euro) e Piemonte (317 milioni di euro). Per la prima volta sono stati rilevati, infine, anche i claim on pack che fanno riferimento alle tradizioni di alcuni capoluoghi di provincia con 1.563 prodotti che riportano in etichetta il riferimento a una città e che nel 2024 hanno sviluppato quasi 579 milioni di euro di sell-out.
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