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VINO E MERCATI

Nelle tempeste del mercato, i Paesi della Scandinavia sono una solida certezza per il vino italiano

Ad Oslo, tappa del “Simply Italian Great Wines” by Iem, il 23 settembre, 44,8 milioni di euro di export nel primi semestre 2019
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Scandinavia, una certezza nella tempesta

Il commercio enoico del Belpaese vive un momento cruciale, stretto com’è tra la guerra dei dazi dichiarata dal presidente Usa Donald Trump, che rischia di assestare un colpo durissimo alle spedizioni di vino, e le spinte antieuropeiste del premier britannico Boris Johnson, che spinge per far uscire la Gran Bretagna dall’Unione Europea, con il rischio evidente di far precipitare nel caos, o in un ginepraio di burocrazia, i rapporti commerciali con gli Stati membri della Ue. Non manca, fortunatamente, qualche certezza cui aggrapparsi, e neanche la speranza che tutto si risolva per il meglio. Prima di tutto, c’è un mercato interno in salute, che dopo anni di calo dei consumi sembra aver riscoperto il piacere per il vino, spendendo qualche soldo in più. Poi c’è la Germania, che garantisce sempre una grande solidità, così come la vicina Svizzera, ma anche il Giappone e la Cina che sembrano uscite dalla contrazione dei consumi. Tutto qui? No, al contrario, perché il vino italiano ha un’altra meta d’elezione, forse sottovalutata e data per scontata, ma che ha ormai assurto ad un ruolo di primaria importanza: è la Scandinavia, con Svezia e Norvegia a fare la parte del leone.
A Stoccolma, dove il monopolio statale decide le sorti dei consumi enoici interni, nei primi 6 mesi del 2019 sono arrivati 90 milioni di euro di vino, una quota importante ma in calo (-5,57% sullo stesso periodo del 2018, dati Wine Monitor), ad Oslo, invece, l’Italia si è confermata, nel 2018, leader di mercato, con un export che ha raggiunto un valore di 119 milioni di euro (44,8 milioni di euro nei primi 6 mesi del 2019, dati Istat), generato per il 91,5% da imbottigliati e spumanti.
Una meta importante, quella norvegese, e particolarmente interessante: merito di una capacità di spesa eccezionale e di un Pil in continua crescita, anche se il vino è solo la seconda bevanda alcolica preferita, con una quota del 32,8%, dietro alla birra (46,2%), per un consumo medio di 16,41 litri per abitante (con età superiore ai 15 anni, dati WineMonitor), in calo costante ormai dal 2018. Limiti ed opportunità su cui lavorare, come faranno i produttori italiani, da Siddùra a Velenosi, da Masciarelli a Sordo, da Castello di Spessa a Il Borro, da Matteo Colla a Vite Colte, protagonisti della tappa di Oslo del “Simply Italian Great Wines” della Iem - International Exhibition Management di Giancarlo Voglino e Marina Nedic, di scena nella capitale norvegese il 23 settembre.
La tendenza “ribassista” dei consumi difficilmente vedrà un’inversione di tendenza, perché si sta registrando un generale taglio al consumo di alcol da parte della popolazione norvegese, che sta aderendo sempre di più al trend “less but better”. Il calo, però, ha coinvolto unicamente i rossi fermi, che intercettano oltre il 60% delle vendite di vino in quantità; al contrario crescono le altre categorie, in particolare i vini rosè, a conferma dell’interesse nei confronti di bevande alcoliche leggere, e gli sparkling, le cui vendite sono principalmente trainate dal forte successo del Prosecco, soprattutto tra le generazioni più giovani. Nel complesso, le importazioni norvegesi valgono 373 milioni di euro, per 862.000 ettolitri ed un prezzo medio di 4,33 euro al litro, che cresce a 4,46 euro al litro per il vino italiano, ampiamente sotto al prezzo spuntato dalla Francia, di ben 6,78 euro al litro. Tornando all’Italia, tra i vini a denominazione il giro d’affari maggiore è legato ai rossi del Piemonte, davanti ai rossi del Veneto ed al Prosecco.

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