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Non è tutto oro quello che luccica: tutti i problemi della Francia del vino

Bordeaux spinge per l’estirpazione, la crisi dei consumi rende necessaria la distillazione di crisi e il cambio generazionale è sempre più difficile
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La vendemmia a Bordeaux

Il calo dei consumi di vino a livello globale, i timori per il fragile quadro geopolitico internazionale, le costanti difficoltà nel cambio generazionale alla guida delle aziende, la necessità ormai impellente di estirpare migliaia di ettari di vigneto in diversi territori enoici del Paese, e di ricorrere alla distillazione per riequilibrare domanda ed offerta, dopo una vendemmia sin troppo generosa. È la fotografia, a tinte foschissime, del momento che sta attraversando la Francia del vino, raccontato nelle ultime settimane in decine di articoli ed editoriali del magazine francese “Vitisphere”, da cui emergono criticità e preoccupazioni di una filiera che è sì il punto di riferimento ed il termine di paragone per qualsiasi altro Paese, ma che deve affrontare un passaggio storico quantomeno complesso, per non dire complicato.

La questione più urgente, ma anche la più semplice da affrontare, è quella relativa alla sovrapproduzione dell’annata 2022 (44,2 milioni di ettolitri secondo le stime Oiv, il 17% in più dello scorso anno), che non sarebbe un problema in condizioni normali, ma lo diventa di fronte al crollo del potere di acquisto dei consumatori causato dall’inflazione dovuta alla guerra in Ucraina. La via è quella della distillazione, specie per quelle Igp legate maggiormente alle vendite in Gdo, che si trovano ad affrontare una contingenza del tutto particolare, ma dal Governo, dopo gli incontri estivi, non è ancora arrivata una risposta, e di certo senza fondi pubblici, statali o europei, la misura straordinaria della distillazione non potrà partire.

A lungo termine, invece, la sfida più grande è quella di affrontare le problematiche di una sovrapproduzione ormai strutturale, anche nelle annate meno generose, di interi territori. Se in Borgogna e Champagne ci sarebbe bisogno addirittura di alzare il limite delle rese per soddisfare un mercato in cui la domanda continua a crescere, a Bordeaux, Côtes-du-Rhône e Languedoc le cantine sono piene, e la redditività in caduta libera, aggravata dall’aumento dei costi di gestione del vigneto. L’estirpazione, di migliaia di ettari, appare come l’unica via percorribile, ma anche su questo fronte, da parte del Ministro dell’Agricoltura Marc Fesneau non sono arrivate novità, e anche dall’Unione Europea, dopo la distillazione di crisi post pandemia, non pare ci sia grossa disponibilità ad aprire il portafoglio. Intanto, il tempo passa, il mercato rischia di rivelarsi un tiranno, con il calo dei prezzi che rischia di annullare la marginalità dei viticoltori, e l’unica strada potrebbe essere quella di utilizzare i fondi del Psn e quelli regionali Feasr.

Quello che appare chiaro è che la Francia del vino va ormai a due velocità: da un lato chi corre e cresce, dall’altro chi, anno dopo anno, deve fronteggiare limiti diventati strutturali. In mezzo, quelle denominazioni che in condizioni di normalità non avrebbero alcuna difficoltà a stare sul mercato, ma che pagano la tempesta inflazionistica. Allo stesso modo, se l’Ocm Vino può farsi carico di una nuova distillazione di crisi per risolvere le problematiche più urgenti, l’espianto ha bisogno di nuovi fondi, dalla Ue o da Parigi, e non sarà affatto semplice ottenerli. L’ultimo punto, non meno importante, riguarda l’età media degli imprenditori agricoli, che, nel 2020, era di 55 anni. C’è bisogno di un rinnovamento alla guida, senza dubbio, ma anche tra i dipendenti, e qui la strada tracciata dal Ministro dell’Agricoltura, Marc Fesneau, è quantomai semplice: aumentare la remunerazione del lavoro agricolo per sostenere le professionalità e garantire una transizione generazionale che traghetti il vigneto di Francia nel futuro.

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