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AGRICOLTURA UE

Pac, dopo il “trilogo” via libera alla riforma dai Ministri Ue. Ma l’agricoltura italiana è divisa

Confagricoltura, Coldiretti, Cia-Agricoltori e Cooperative: pareri discordanti su una misura che vale un terzo del bilancio Ue
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Pac, dopo il “trilogo” la riforma al vaglio dei Ministri Ue. Ma l’agricoltura italiana è divisa

Sono ore decisive per il futuro dell’Europa e della sua Politica Agricola Comune. Perchè dopo l’intesa provvisoria raggiunta, nei giorni scorsi, sulla Pac 2023-2027 nel “trilogo” (ovvero tra Parlamento, Commissione e Consiglio Ue), è arrivato l’ok dei Ministri dei Paesi membri riuniti nel Consiglio “Agricoltura e Pesca” sulla misura che, ora dovrà avere il via libera definitivo dal Parlamento. E che incide per un terzo nel bilancio Unione Europea, con 387 miliardi di euro di budget, di cui 50 assegnati all’Italia. Dove si dividono, però, le opinioni tra favorevoli e contrari all’accordo su una Pac che sembra guardare più alla sostenibilità ambientale che a quella economica, non meno importante, più alle piccole imprese che alle grandi, ma anche con più forza all’aspetto etico del lavoro. Intanto, come già riportato da WineNews, si è evitato il rischio di una rinazionalizzazione della Pac, confermando una visione unitaria e con le Regioni al centro, come ricordato dall’euro deputato Paolo De Castro, che sottolinea anche l’inserimento del “terzo pilastro, quello sociale: d’ora in poi la Pac non finanzierà più gli agricoltori che non rispettino i diritti dei propri dipendenti, ponendo fine alla concorrenza sleale verso la stragrande maggioranza degli imprenditori che invece si prende debitamente cura dei lavoratori. Il tutto, senza indebolire gli obiettivi economici della politica agricola, con un 15% di aiuti diretti che verrà riservato al sostegno accoppiato alle produzioni più rappresentative del made in Italy, dal pomodoro all’olivicoltura, il rafforzamento delle misure di gestione del rischio contro le perdite di produzione o di reddito che ora saranno finanziabili anche tramite i pagamenti diretti agli agricoltori, l’estensione degli interventi settoriali a tutti i prodotti, incluse le patate fresche”.
Soddisfatto, ma non completamente, il Ministro delle Politiche Agricole, Stefano Patuanelli, secondo il quale: “siamo di fronte ad una riforma completa della politica agricola comune, su cui è stato raggiunto un importante punto di incontro. I motivi di soddisfazione dell’architettura generale del pacchetto di compromesso sulla Pac sono superiori ai punti su cui si potevano trovare soluzioni migliori, soprattutto sul piano della semplificazione e della competitività dell’intero settore agricolo. Ora spetta agli Stati membri e ai produttori agricoli trarre beneficio dalla nuova Pac. Il prossimo passo sarà quello di costruire i piani strategici nazionali che dovranno essere incentrati sulla semplicità: non incrementare la burocrazia rappresenta il valore aggiunto per l’Italia. La condizionalità sociale è sicuramente uno dei punti qualificanti della nuova Pac, insieme agli interventi previsti per la transizione ecologica del nostro sistema agroalimentare. Importanti passi avanti sono stati raggiunti sugli aspetti climatico-ambientali con particolare riferimento al sostegno finanziario per strumenti di gestione del rischio che potranno utilizzare fino al 3% dei pagamenti diretti e dei fondi dello sviluppo rurale. La nuova architettura verde, uno dei punti più discussi all’interno dell’intero pacchetto, sarà basata su condizioni ambientali che gli agricoltori devono rispettare e su misure volontarie supplementari nel quadro di entrambi i pilastri; un approccio basato sull’efficacia in base al quale gli Stati membri devono riferire annualmente in merito ai progressi compiuti. Il compromesso prevede la definizione di agricoltore attivo obbligatoria, il pagamento redistributivo obbligatorio al 10%, salvo deroghe specifiche, lo schema per i piccoli agricoltori facoltativo e il livello di convergenza interna dei pagamenti diretti ad almeno l’85% del livello medio dei pagamenti diretti entro il 2026. Per gli aiuti accoppiati è stato mantenuto lo stesso livello del 13%+2% dei pagamenti diretti. E c’è il mantenimento del quadro di sostegno finanziario a favore delle nostre produzioni mediterranee quali il settore vitivinicolo, ortofrutticolo e dell’olio di oliva”.
Tra le organizzazioni agricole meno contente dell’accordo, c’è Confagricoltura, guidata da Massimiliano Giansanti: “il lavoro che abbiamo svolto negli ultimi tempi ha dato qualche risultato positivo a tutela dei trasferimenti alle imprese, ma non possiamo dirci soddisfatti per l’accordo raggiunto. È passato, di fatto, il principio che le imprese agricole devono aumentare gli impegni in materia di sostenibilità ambientale, ma a fronte di minori risorse finanziarie - ha detto Giansanti - destinate alla tutela dei redditi e alla stabilità dei mercati. E il taglio sarà soprattutto a carico delle imprese orientate, indipendentemente dalla dimensione, agli investimenti, alle innovazioni e all’aumento dell’occupazione”. Confagricoltura ricorda che i fondi destinati all’agricoltura italiana subiranno nel periodo 2021-2027 un taglio del 15% in termini reali sul precedente quadro finanziario pluriennale.
“Dalla lettura dei testi - aggiunge Giansanti - ci sembra, inoltre, che non sia stato assolutamente centrato l’obiettivo della semplificazione amministrativa da tutti auspicato. Da parte nostra, vogliamo ricordare che la maggiore sostenibilità ambientale dipende dai livelli di efficienza e competitività delle imprese, per non compromettere il potenziale produttivo. Ci auguriamo che questi aspetti fondamentali siano presi in considerazione dai Ministri dell’Agricoltura, che si riuniranno in questi giorni”.
Più positivo, ma ancora sul “chi va là”, il commento Coldiretti, guidata da Ettore Prandini. Secondo cui, se sono importanti i focus sul tema della sostenibilità e dei diritti dei lavoratori, sarà fondamentale anche “garantire adeguatamente i redditi degli agricoltori, premiare comportamenti virtuosi in coerenza anche con il Piano Nazionale di Ripresa e di Resilienza, di affrontare i danni provocati dai cambiamenti climatici, favorire il ritorno alla terra in atto nelle giovani generazioni e assicurare lo stesso rispetto dei diritti dei lavoratori e dei requisiti sociali in tutta Europa. La riforma della Pac potrà portare risultati tangibili solo si terrà nel debito conto l’impatto delle misure previste nella nuova Politica Agricola rispetto alle azioni previste dalle Strategie europee della Farm to Fork e della Biodiversità: un’eventuale proposta di allineare la Pac con il Green Deal dovrà evitare di rendere i prossimi anni incerti sul piano normativo, e di dare valore giuridico ad obiettivi che ad oggi non sono cogenti”. Tra le tante questioni ancora aperte, sottolinea Coldiretti, “si auspica un atteggiamento coraggioso su alcuni elementi chiave, in primis il dibattito relativo alle restrizioni alle importazioni: sarebbe importante che nella riforma della Pac fosse riconosciuto il principio della reciprocità degli standard, vietando l’ingresso nell’Unione di prodotti che non rispettino gli standard intesi come criteri di produzione Ue, come pure i limiti di tolleranza per i pesticidi presenti sui prodotti importati”.
Sulla stessa linea, la Cia - Agricoltori Italiani, guidata da Dino Scanavino: “l’Europa agricola guadagna maggiore rispetto della sfera ambientale e sociale, che dovranno, però, muoversi in costante equilibro anche con la garanzia del reddito per gli agricoltori. Nel dettaglio, tra primo e secondo pilastro, almeno il 60% delle risorse saranno dedicate a una nuova architettura verde, con il 25% delle risorse del primo pilastro da destinare agli eco-schemi. Un punto chiave per dare impulso all’agricoltura del futuro. Sarà, inoltre, inglobata nella Pac anche la dimensione sociale, obbligatoria a partire dal 2025, ma da intendersi come un’ulteriore valorizzazione di una Pac rivolta anche alla collettività e ai lavoratori, senza ostacoli e aggravi burocratici. La Pac - dichiara il presidente Agricoltori Italiani/Cia, Dino Scanavino - deve rimanere, prima di tutto, la politica economica per gli agricoltori e, quindi, costante opportunità di sviluppo imprenditoriale, oltre che strumento utile a rigenerare e valorizzare le aree rurali. Per questo non è più rinviabile la definizione del Piano strategico nazionale che permetta agli agricoltori italiani di essere all’altezza del cambiamento che gli si richiede, che mostri nei fatti di riconoscere le specificità del settore e le sfide oggi spinte da emergenza sanitaria e climate change. Occorre ragionare con tutti gli attori coinvolti sul territorio, come richiesto dal progetto Cia “Il Paese che Vogliamo” e come è necessario a un’agricoltura sempre più settore strategico per l’Italia e l’Europa”.
“Adesso che l’intesa è stata raggiunta - commenta, invece, il presidente dell’Alleanza delle Cooperative, Giorgio Mercuri - ci preme sollecitare ancora una volta il Ministero delle Politiche agricole e le Regioni ad accelerare sul processo di definizione del piano strategico, che passi attraverso un attivo coinvolgimento dei vari stakeholders coinvolti. Sarà fondamentale puntare sulla concentrazione dell’offerta, seguendo le raccomandazioni che la stessa Commissione Europea ha messo nero su bianco, quando ha evidenziato la necessità che il comparto si impegni a colmare il persistente gap di aggregazione, specie nelle regioni e nei settori meno strutturati a livello cooperativo e di organizzazioni di mercato, con l’obiettivo di migliorare la posizione degli agricoltori all’interno della filiera”.
Rispetto, quindi, alle scelte che l’Italia si troverà a fare nelle prossime settimane, l’Alleanza auspica “un chiaro indirizzo di rafforzamento delle strutture economiche controllate dai produttori agricoli: tale orientamento potrebbe ad esempio passare attraverso la costituzione di nuove Organizzazioni comuni di mercato settoriali, sull’esempio dell’Ocm ortofrutta, la scelta di destinare aiuti accoppiati ad alcune filiere, o ancora l’attribuzione di un ruolo centrale da affidare a cooperative e organizzazioni di produttori, nella prevenzione e gestione del rischio”.
In sintesi, le organizzazioni agricole italiane sembrano più sollevate dal fatto che si sia (quasi) messo un punto fisso da cui partire per definire i dettagli operativi della riforma, più che soddisfatte dall’impianto della nuova Pac stessa, sulla quale, chiarite le linee di indirizzo, restano però tanti punti in sospeso. Che risolvere sarà fondamentale, per una misura che è decisiva e vitale per il settore agricolo d’Europa. E, di conseguenza, per la vita di tutti i cittadini.

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