Da un’iniziale percezione come forza minacciosa prenderà avvio un percorso di riconciliazione, che ne restituirà anche il valore di risorsa vitale. Protagonista è l’acqua. Il 14 settembre Papa Leone XIV inaugurerà alla Biblioteca Apostolica Vaticana la mostra “Aqva”, primo capitolo del ciclo di esposizioni “Catastrofe e meraviglia” dedicato ad una riflessione sugli elementi naturali come specchio delle paure e delle speranze dell’umanità: un’allegoria universale delle grandi inquietudini dell’uomo di fronte a tutto ciò che sfugge al suo controllo.
Un allestimento in cui “dialogheranno” le opere di tre creativi contemporanei: l’artista francese Jr, il tipografo statunitense Bill Moran e lo chef italiano Fulvio Pierangelini - tra i più grandi chef italiani, fondatore dello storico ristorante “Gambero Rosso” di San Vincenzo (Livorno) e oggi food director per Rocco Forte Hotels - che daranno forma, attraverso opere e progetti, ad una personale rilettura delle collezioni storiche. La mostra è curata da don Giacomo Cardinali, Simona De Crescenzo, Francesca Giannetto e Delio Proverbio, e sarà visitabile dal 25 settembre fino al 14 maggio 2027.
“Punto di partenza dell’intero ciclo espositivo è stato il trattato di bibliofilia di Gaetano Volpi “Del furore d’aver libri” (del 1756) dove sono elencati i pericoli che minacciano la conservazione libraria: dall’acqua al fuoco, dalla luce agli animali fino ai danni che l’uomo stesso è capace di infliggere al proprio patrimonio culturale - spiega don Giacomo Cardinali, vice-prefetto e Commissario delle Attività Espositive - nella convinzione che davanti alle paure è sempre più saggio fermarsi e attraversarle, ci siamo fatti aiutare da tre creativi dall’ingegno straordinario - un artista, un tipografo e uno chef - e abbiamo scoperto orizzonti inattesi proprio in ciò che abitualmente ci atterrisce. La mostra “Aqva” è anche l’occasione per celebrare i 470 anni dalla pubblicazione, che avvenne per iniziativa e a spese della Biblioteca Vaticana, del bellissimo trattato sui pesci del medico Ippolito Salviani, finito di stampare a Roma nel 1557”.
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