Si tratta di una delle eccellenze del made in Italy agroalimentare più rinomate e identificative, talmente apprezzato che 4 italiani su 10 lo comprano direttamente dal produttore, un motore economico importante in grado di superare comodamente, nel 2025, i 2 miliardi di export. Eppure non è un periodo dei migliori per il comparto oleario italiano, “schiacciato” dal mercato, con le scorte elevate con cui fare i conti (secondo l’ultimo report di “Frantoio Italia” al 30 aprile 2026 per gli oli di oliva ci sono 291.727 tonnellate in giacenza, +42,3% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, ndr) e con altre problematiche, tanto che le voci di categorie chiedono sostegno e interventi mirati. Ieri, a Roma, al Ministero dell’Agricoltura, con la presenza delle associazioni di categoria, è stato convocato il “Tavolo Olio” per analizzare la situazione di mercato e varie criticità sono emerse. Secondo Confagricoltura, “il comparto olivicolo rischia il collasso economico prima dell’avvio della prossima campagna olearia. L’attuale stagnazione del mercato, unita alle stime di una produzione superiore alle medie recenti, delinea uno scenario di grave crisi finanziaria. Senza interventi immediati, molte aziende saranno costrette a vendere sottocosto o a bloccare la raccolta. Le imprese olivicole sono penalizzate da scorte elevate, vendite in calo, concorrenza estera e scarsa valorizzazione del prodotto italiano”. Confagricoltura ha chiesto al Ministero “interventi urgenti, con sostegni finanziari immediati e una strategia strutturale a tutela dell’olio italiano e dell’intera filiera”, ritenendo indispensabile “l’avvio di una forte azione di promozione dell’olio evo (extra vergine di oliva, ndr) italiano, dal momento che il consumatore non percepisce sufficientemente la differenza qualitativa tra l’olio italiano e quello comunitario, scegliendo quindi prevalentemente il prodotto a minor prezzo”. La Confederazione ha quindi “chiesto una campagna istituzionale di comunicazione per valorizzare l’origine italiana, la qualità, il legame con il territorio e le peculiarità dell’olio nazionale. Servono inoltre fondi Ue dedicati alla promozione e iniziative specifiche per il canale horeca e le scuole”. Ma non solo, sul tavolo delle richieste è finito anche il rafforzamento dei controlli sulle miscele e sull’origine del prodotto. Secondo Confagricoltura “è necessario aumentare le verifiche sulle importazioni e sulle miscele comunitarie ed extracomunitarie, garantendo maggiore trasparenza nei confronti del consumatore” ma anche “aprire un confronto istituzionale con la grande distribuzione organizzata, che oggi privilegia logiche basate sul prezzo a scapito del prodotto italiano”. Serve “una programmazione pluriennale”, per questo Confagricoltura “sottolinea l’importanza della promozione di accordi di filiera stabili e strutturati, accelerando le misure già finanziate e favorendo incentivi per l’aggregazione di reti di impresa, Op (Organizzazioni di produttori, ndr) e contratti di filiera”.
Cia-Agricoltori Italiani ha parlato di “più responsabilità condivisa lungo tutta la filiera, controlli efficaci e integrati, promozione dell’olio extravergine italiano, riequilibrio del valore nel settore e strumenti tempestivi per affrontare le crisi di mercato”. Queste le proposte avanzate al tavolo olivicolo convocato al Masaf, alla presenza del sottosegretario Patrizio Giacomo La Pietra, “per sostenere un comparto alle prese con criticità crescenti, stretto tra prezzi in forte calo, costi in aumento e una concorrenza estera sempre più aggressiva”. Il presidente nazionale di Cia-Agricoltori, Cristiano Fini, sostiene che “l’olivicoltura italiana sta vivendo una fase di forte pressione che rischia di compromettere la sostenibilità di migliaia di imprese agricole. Le quotazioni all’origine dell’olio evo sono scese sotto i 6,5 euro al chilogrammo in molte aree produttive, con una flessione del 33% rispetto a un anno fa, mentre i costi di produzione continuano a salire, con incrementi superiori al 7% su base annua. Una dinamica che sta comprimendo la redditività delle aziende e che richiede interventi rapidi e strutturali”.
Per Cia-Agricoltori, “serve anzitutto un cambio di approccio nei controlli lungo la filiera. L’attuale sistema non può limitarsi ai soli aspetti formali, ma deve coinvolgere tutti gli attori, compresa la grande distribuzione, nella tutela della qualità, della correttezza commerciale e del valore riconosciuto al prodotto italiano. Quando sul mercato arrivano offerte incompatibili con i costi reali della materia prima, occorre rafforzare verifiche e responsabilità condivise lungo tutta la catena”. Fini ha evidenziato che “non è più accettabile che il peso delle distorsioni di mercato ricada quasi esclusivamente sugli agricoltori. Serve una responsabilità di filiera reale, che impegni tutti gli operatori, inclusa la Gdo, per combattere pratiche sleali e salvaguardare il lavoro delle imprese”.
Altro nodo centrale “è il rafforzamento della vigilanza, attraverso una maggiore integrazione tra registri telematici, tracciabilità e strumenti di analisi del rischio, così da rendere più efficace il contrasto a illeciti e anomalie di mercato e migliorare la trasparenza dei flussi commerciali. In questo quadro, il Sian può rappresentare un’infrastruttura strategica non soltanto per la gestione amministrativa, ma anche per il presidio e la tutela della filiera nazionale”. E quindi che “bisogna passare da un modello che interviene prevalentemente sulla denuncia del produttore a un modello basato su controlli preventivi e più efficaci, capaci di intercettare distorsioni e pratiche scorrette prima che producano danni economici alle aziende agricole”.
Tra le priorità indicate da Cia, anche il riequilibrio del valore lungo la filiera, attraverso una maggiore valorizzazione delle Organizzazioni di produttori (Op) e delle loro aggregazioni e con il rafforzamento degli accordi di filiera tra agricoltura, trasformazione e imbottigliamento, oltre alla necessità di rendere più tempestivi gli strumenti europei di gestione delle crisi, compreso il ricorso allo stoccaggio privato. Viene sottolineato anche che “il rilancio del comparto passa da una strategia forte di promozione e posizionamento dell’olio extravergine made in Italy, valorizzando caratteristiche distintive come la biodiversità varietale e le certificazioni Dop e Igp, investendo nella cultura del prodotto come alimento identitario della Dieta Mediterranea e in una comunicazione più chiara, accessibile ed efficace verso consumatori, scuole, ristorazione e distribuzione”. Per il presidente Fini, “se vogliamo aumentare competitività e produzione dobbiamo chiarire dove vogliamo collocare l’olio italiano nei mercati. La sfida non può essere giocata soltanto sui volumi. La forza dell’Italia resta nella qualità, nella distintività e nella capacità di trasformare il nostro patrimonio olivicolo in valore economico per le imprese”.
Coldiretti e Unaprol, in occasione del tavolo dedicato, hanno chiesto misure finanziarie urgenti per salvare la competitività delle aziende nazionali, garantire l’origine con controlli di risonanza magnetica e mappa isotopica e l’etichetta obbligatoria d’origine anche per le olive da tavola. Questo perché “il tessuto produttivo olivicolo-oleario italiano si trova oggi a dover fronteggiare una grave minaccia derivante dalle politiche di vendita sottocosto e dai prezzi eccessivamente bassi praticati da una parte della Grande distribuzione organizzata (Gdo) sull’olio extra vergine di oliva, anche a causa dell’azione di trafficanti di olio e speculatori che mettono all’angolo le produzioni nazionali favorendo le importazioni di prodotto a basso costo dall’estero”. Coldiretti e Unaprol hanno predisposto un articolato Piano nazionale d’intervento “che punta al potenziamento dei sistemi di controllo e al sostegno economico immediato ai produttori”. L’origine e l’autenticità del prodotto “vanno garantite attraverso controlli innovativi come risonanza magnetica (Nmr) e mappa isotopica che devono avere valore di prova anche in giudizio per bloccare chi spaccia per made in Italy olio estero. Le stesse tecniche devono essere integrate obbligatoriamente nei protocolli ministeriali con screening analitici mirati a blindare l’origine geografica dell’olio. Tali piani di controllo dovranno essere capillarmente eseguiti sia sulle masse olearie in ingresso in Italia, sia sui prodotti confezionati posti a scaffale nella Gdo”. Coldiretti e Unaprol “continueranno nel loro presidio ai porti e alle frontiere per denunciare le manovre di chi specula sfruttando gli arrivi di prodotto di bassa qualità per rivenderlo all’estero come nazionale, facendo abbassare i prezzi di quello made in Italy”. Ma evidenziano anche come serva “un cambio di passo netto sulla tracciabilità delle olive da tavola, attraverso l’introduzione dell’etichettatura obbligatoria nazionale in un comparto strategico che vale circa un miliardo di euro. L’origine del prodotto deve essere immediatamente riconoscibile, senza classificazioni o dinamiche commerciali sovranazionali che rischiano di cancellare identità, qualità e valore del prodotto italiano”.
David Granieri, presidente di Unaprol e vicepresidente nazionale di Coldiretti, afferma che “noi produciamo salute per i cittadini attraverso olio extravergine d’oliva di grande qualità e non possiamo subire la concorrenza sleale di chi trucca l’origine. Combattiamo quei trafficanti di olio che abbattono il prezzo, cercando di umiliare migliaia di olivicoltori. Per questo non si ferma la nostra mobilitazione continua e al Ministero abbiamo presentato un piano di azioni concreto. Stop al sottocosto, perché dietro ai prezzi infimi delle bottiglie sugli scaffali si nascondono truffe e sfruttamento. Sì alla garanzia dell’origine con controlli innovativi e trasparenza per i cittadini. E vogliamo che il vero olio evo italiano sia nelle mense di scuole o ospedali, per proteggere bambini e malati a tavola. Coldiretti e Unaprol continueranno a difendere il vero Made in Italy sempre”.
In parallelo, sul fronte telematico e della tracciabilità, viene richiesta “una profonda revisione delle procedure sul Portale Sian. Per quanto riguarda i commercianti di olive, si propone l’obbligo tassativo di consegna della materia prima al frantoio entro 12 ore dall’acquisto, per preservarne l’efficacia qualitativa e scongiurare manipolazioni; ogni movimentazione dovrà essere vigilata in tempo reale tramite la redazione diretta sul portale di un Ddt (Documento di trasporto) elettronico nativo e non modificabile. Inoltre, per massimizzare la trasparenza di mercato, i codici operazione del Sian dovranno integrare l’obbligo di inserimento dei prezzi delle olive e dell’olio sfuso compravenduti, permettendo l’estrazione automatica e la pubblicazione settimanale di prezzi di riferimento ufficiali dettagliati per provincia, origine e classe merceologica”.
A livello europeo, la strategia di Coldiretti e Unaprol punta ad “un irrigidimento dei controlli. Si chiede un intervento stringente sul Regime di perfezionamento attivo (Tpa) attraverso bilanci di massa sul Sian che verifichino i carichi e gli scarichi in compensazione, intercettando l’uso abusivo di olio straniero dirottato sui canali di vendita ordinaria. Le licenze in Tpa dovranno inoltre decorrere non prima del 1 aprile di ogni anno, spostando l’operatività alla primavera per evitare che massicce importazioni extra-Ue a dazio zero durante i mesi autunnali e invernali, in esatta concomitanza con la raccolta nazionale, generino speculazioni capaci di deprimere i prezzi all’origine. In sede comunitaria, viene sollecitato il recepimento della Raccomandazione 2 della Relazione Speciale 01/2026 della Corte dei Conti Europea per vietare espressamente la miscelazione di oli di categorie differenti (come Evo e vergine) finalizzata alla vendita di blend sotto la denominazione di Extra Vergine, una pratica che accelera la degradazione qualitativa e svaluta la purezza categoriale del 100% italiano. A tutela del principio di reciprocità, si propone l’istituzione di un Registro telematico unico europeo sul modello informatico di quello italiano. A fare da indispensabile corollario a queste riforme di mercato vi sono le misure finanziarie di emergenza e i piani di stimolo ai consumi istituzionali. Per dare sollievo a Cooperative, Op e frantoi privati colpiti da una severa stagnazione delle giacenze interne, si richiede l’attivazione, d’intesa con gli istituti di credito, di un piano straordinario di sostegno basato su contributi diretti a breve e medio termine per il ristoro degli interessi passivi sui finanziamenti in corso, replicando l’efficace modello adottato dall'amministrazione due anni fa”. Ed ancora, “per favorire lo svuotamento dei magazzini nazionali, il piano suggerisce l’istituzione di un fondo ministeriale straordinario rivolto alle Regioni per incentivare l’acquisto di olio 100% italiano certificato nella ristorazione collettiva pubblica, vincolando l’erogazione dei contributi all’inserimento di precisi criteri di premialità e quote d’obbligo di fornitura nei bandi di gara per le mense scolastiche e le strutture ospedaliere”.
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