Nel giorno in cui il mondo celebra il World Hamburger Day, oggi, 28 maggio, i numeri raccontano più di una semplice passione gastronomica: nel 2025 in Italia sono stati ordinati oltre 279.000 chili di hamburger tramite delivery - secondo i dati diffusi dalla piattaforma di food delivery Just Eat - pari a 766 chili al giorno, inserendo il Belpaese nella “top 10” dei mercati globali in un settore dominato da Regno Unito (quasi 7 milioni di chili ordinati), Germania (oltre 5 milioni) e Canada (oltre 1 milione), e confermando un consumo annuo stimato attorno ai 250 milioni di pezzi, come riportato da Carni Sostenibili, l’associazione italiana senza scopo di lucro che rappresenta la filiera della carne e promuove una produzione sostenibile e un consumo consapevole.
Ma i dati economici sono solo il punto di partenza di una trasformazione più ampia che coinvolge linguaggi, tecniche e identità del prodotto, sempre meno standardizzato e sempre più centrale nelle nuove abitudini di consumo. A guidare questa evoluzione è lo smash burger, che segna un incremento degli ordini del +159% e si afferma come tecnica oltre che trend: la pressione della carne sulla piastra per ottenere la tipica caramellizzazione non è solo un gesto estetico, ma una pratica che richiede precisione e competenza, come sottolineano operatori del settore come Bun Burger a Milano, che hanno costruito parte del loro posizionamento su questo formato immediato, ma tecnicamente articolato. Sul fronte delle iniziative di filiera Carni Sostenibili ha annunciato, intanto, la nascita di una guida dedicata proprio alla realizzazione dello smash burger, sviluppata in collaborazione con Sergio Ferrarini, chef impegnato da oltre 40 anni nella tutela e valorizzazione dei prodotti della tradizione italiana.
Parallelamente cresce con forza anche il segmento plant-based, in aumento del +116%, segnale di un cambiamento strutturale nei consumi che supera la logica dell’alternativa e si apre a un pubblico più ampio, attento all’inclusività senza rinunciare al gusto: realtà come Groove a Genova, seconda città italiana per consumo con oltre 27.000 chili ordinati - secondo Just Eat - hanno sviluppato menù equilibrati tra carne e vegetale, mentre operatori nazionali puntano su un’offerta speculare capace di replicare l’esperienza tradizionale anche in chiave alternativa.
Sul fronte qualitativo, il segmento gourmet continua ad evolversi puntando su materia prima e tecnica più che sull’eccesso, come dimostra il caso romano di Bufalero, realtà premiata ai Just Eat Awards 2025 in una città che guida la classifica italiana con 46.600 chili ordinati, dove il valore si costruisce a partire dalla selezione dei tagli e dall’equilibrio della carne piuttosto che dall’abbondanza degli ingredienti. In questo contesto anche le limited edition, cresciute del +16%, assumono un ruolo strategico trasformando i ristoranti in veri creatori di trend e immaginario, tra contaminazioni culturali e sperimentazioni visive che dialogano con community e social media.
Nel complesso, quello che si mangia in Italia è un hamburger sempre meno standardizzato. Se un tempo era soprattutto un prodotto seriale, oggi appare come un formato estremamente flessibile, dentro cui convivono tecnica, narrazione, accessibilità e posizionamento.
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