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CONSUMI

Prezzi più alti e carrelli più vuoti, ma alcuni prodotti tengono duro: analisi della spesa nel 2022

Il nuovo Osservatorio Immagino by GS1 Italy racconta come è cambiata la “shopping strategy” degli italiani nella grande distribuzione 

La ricerca di convenienza guida la spesa degli italiani. Ma non sempre e comunque: ci sono prodotti con caratteristiche tali da renderli ineliminabili. E gli impatti variano nei differenti fenomeni di consumo e tra le fasce di prezzo. Il risultato è un carrello della spesa più leggero come peso, ma più “pesante” in termini di euro: l’effetto congiunto dell’inflazione e dell’aumento del costo della vita ha costretto a riconfigurare la “shopping strategy” nella distribuzione moderna, ma in modo differenziato in funzione delle tipologie di prodotti e della capacità di acquisto. Lo dicono i dati dell’Osservatorio Immagino by GS1 Italy, edizione n. 13, che traccia un’analisi ampia ed approfondita di come si muove la spesa domestica nel nostro Paese, incrociando le informazioni riportate sulle etichette di quasi 133.000 prodotti digitalizzati a fine dicembre 2022 (ingredienti, tabelle nutrizionali, loghi e certificazioni, claim e indicazioni di consumo) con le rilevazioni NielsenIQ sul venduto, pari all’82,1% delle vendite realizzate da supermercati e ipermercati italiani e ad oltre 43 miliardi di euro di sell-out.
“La storica e radicata difesa della qualità del cibo messa in atto dagli italiani ha faticato a reggere l’urto dei fenomeni così impattanti che hanno caratterizzato gli ultimi 12 mesi - spiega Marco Cuppini, Research & Communication Director by GS1 Italy - sono aumentati i prezzi e si è cominciato a vedere in modo netto come siano diminuiti i volumi, anche se in maniera diversa fra fasce di prezzo, con quella più bassa che ha mostrato la maggior sofferenza”.
La ricerca ha approfondito il tema della convenienza in un ampio e dettagliato dossier e ha anche verificato l’impatto di questo comportamento nei 12 panieri di consumo. Scoprendo così che non tutti i prodotti hanno subito dei tagli nelle quantità acquistate. “Tra i principali panieri analizzati dall’Osservatorio Immagino i claim relativi al basso tenore di zuccheri, alla ricchezza in proteine e all’assenza di lattosio hanno aumentato le vendite anche in volume e non solo a valore. Evidentemente le caratteristiche di questi prodotti sono talmente importanti per i consumatori da non modificarne i comportamenti di acquisto” aggiunge Marco Cuppini. Unico claim che arretra sia a valore che a volume è il biologico; ma forse le motivazioni vengono da più lontano (per esempio per la forte concorrenza che il bio risente da parte dei prodotti certificati o di filiera, la cui clientela è spesso posizionata su fasce di reddito più alte).
Nel 2022 gli italiani hanno stretto la cinghia anche sull’apporto nutritivo della loro alimentazione domestica. Infatti, per la prima volta nella storia dell’Osservatorio Immagino, mostrano un trend annuo negativo ben 6 dei 7 parametri nutrizionali presenti sulle etichette e rilevati in questo monitoraggio. E il restante valore è a crescita zero. Dunque, incrociando le informazioni presenti sulla tabella nutrizionale di 78.581 prodotti alimentari confezionati venduti in supermercati e ipermercati (di cui 48.131 riportano anche il dato sul contenuto di fibre) con i loro dati di vendita, il metaprodotto Immagino relativo al 2022 appare più “leggero” di quello dell’anno precedente. Il valore che riassume questo trend è quello dell’apporto calorico, che è diminuito del -1,1% su base annua, scendendo a 177,9 calorie per 100 g/100 ml. Un andamento che conferma una tendenza in corso da alcuni anni. Questo risultato è principalmente legato ai minori consumi di alcune categorie, come l’olio di semi, l’olio extravergine di oliva, lo zucchero, le farine, le uova, la maionese, il burro, i biscotti tradizionali, l’olio di oliva, le mozzarelle e il latte fresco.
 GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo e in Italia riunisce 40.000 imprese di vari settori. Quest’anno ricorrono 50 anni dall’adozione di un unico standard internazionale per l’identificazione dei prodotti, a partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973 negli Stati Uniti: da quel momento, una semplice scansione del barcode GS1 alla cassa ha collegato un prodotto fisico alla sua identità digitale e alle informazioni da condividere nei punti vendita e lungo tutta la supply chain. 

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